Effetto Slashdot… parte seconda
Dice il saggio che è pericoloso sperare in qualcosa, perché poi si rischia di ottenerla e doverci fare i conti in pieno. Quando all’inizio di settembre la versione inglese della news su DeathSpank è apparsa su Slashdot, sul blog si sono riversati circa 18.000 visitatori scaglionati in tre, quattro giorni, con mia somma gioia per la reazione e la promozione (è Slashdot, cavolo, mica un sitarello di serie z come ce ne sono troppi in Italia e altrove) e soprattutto senza alcun problema per quanto riguarda il mio web host, il già citato AN Hosting. Quello che è successo in questi giorni, però, in occasione del secondo effetto Slashdot riversatosi su Sir Arthur’s Den, mi ha fatto riconsiderare le mie idee sul web hosting condiviso, AN Hosting stesso e la tendenza che ho ad adottare plug-in per WordPress privilegiando la facilità di utilizzo a tutto il resto.
AN Hosting - un mese dopo
Lungi dal volermi autocelebrare per la presenza on-line del primo mese, appunto qui alcune considerazioni inerenti la scelta del piano di hosting che permette a Sir Arthur’s Den di imbrattare il Web dai capaci server americani di AN Hosting, nella speranza che esse risultino utili per quanti sono alla ricerca della propria casa in rete o semplicemente di informazioni sulla qualità dei servizi offerti dalle società di web hosting.
Il malware ha messo radici su Google Blogger
Google Blogger, la piattaforma di blogging gratuita in circolazione sin dal 1999 si è trasformata in uno strumento privilegiato di diffusione delle infezioni informatiche, al punto da arrivare a ospitare il 2% di tutto il malware attualmente sparso per il globo interconnesso. A rivelarlo è la security enterprise Sophos, che cifre alla mano lancia l’allarme e dice la colpa non è tutta di Google. Forse.

