La magistratura italiana vuole cancellare The Pirate Bay dalla Rete
Decisamente, ho peccato di ottimismo. Il caso del blocco di The Pirate Bay, che un pubblico ministero di Bergamo ha ordinato di rendere inaccessibile alla Internet italiana non solo non si è risolto, ma acquista sempre più i contorni di un colpo senza precedenti al P2P nostrano, in cui la legge viene adottata come un maglio per buttare giù, anche a costo di rendersi colpevoli di un’iniziativa illegale, quella che è unanimemente considerata come la principale fonte di ricerca per i contenuti disponibili su rete BitTorrent.
Italia, The Pirate Bay resiste all’assalto delle major
Brividi di terrore hanno percorso durante il weekend la Internet del Bel Paese, quando si è diffusa la notizia del blocco dell’accesso a The Pirate Bay, il punto di riferimento dei download su rete BitTorrent. Ma al momento di scrivere sembra che la tempesta sia già passata, e il tracker della Baia non da più segni di incertezza. E’ solo l’inizio di una lunga battaglia tra la Finanza, aizzata dall’industria multimediale, e i “pirati” svedesi?
I download di In Rainbows confermano: il P2P tira di più, molto di più
Ennesimo caso di scoperta dell’acqua calda da parte delle major: le analisi statistiche sui download di In Rainbows, l’ultimo album della band inglese dei Radiohead che tanto ha fatto e continua a far parlare di se dimostrano la fortissima tendenza degli utenti a scaricare i contenuti dal file sharing, indipendentemente dalla disponibilità di alternative legali anche a costo zero.
La Biblioteca del Congresso squalifica le DRM e il DMCA
Il più importante istituto culturale americano torna ad affrontare due degli argomenti caldi dell’archiviazione e la preservazione di contenuti in formato digitale, vale a dire le tecnologie anti-copia e anti-utente meglio note come misure di Digital Rights Management (DRM) e il Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge statunitense sul copyright che criminalizza le tecnologie di circonvenzione delle suddette DRM.
L’Italia? Non è un paese per (vecchi) blogger
Quando gli ho confessato l’idea di voler aprire un mio blog, Paolo De Andreis - direttore responsabile di Punto Informatico - mi ha molto gentilmente offerto la disponibilità dei server del giornale per avere un mio dominio e per giunta a condizioni estremamente vantaggiose. Ho deciso sin da subito di rifiutare e di aprire uno spazio on-line su un server straniero perché, messa in termini molto semplici e diretti, per come la vedo io l’Italia non è un paese civile né fuori né dentro la Rete e i fatti dei giorni scorsi lo confermano.








