Annozero sta per tornare…
Mentre gli editoriali si sprecano sul ricordo di un mediocre omino televisivo passato a miglior vita, la televisione fatta dai vivi continua a offrire fulgidi esempi dello sterco che ivi vi alberga. Dice Michele Santoro sul sito della sua trasmissione che “mancano pochi giorni alla partenza e la televisione continua a non informare il pubblico sulla data d’inizio di Annozero. Perciò vi chiedo di inviare a tutti i vostri amici e contatti su Internet gli spot che abbiamo preparato a questo scopo e che non vengono trasmessi“.
L’Italia è pronta per la sua “three strike law”
Qualche giorno fa, riassumendo i tanti sforzi fatti dai politici italiani per censurare Internet e radere al suolo i diritti civili dei cittadini della rete, coglievo anche l’occasione per anticipare quello che sarebbe potuto succedere in futuro dopo l’approvazione definitiva della famigerata three strike law da parte del parlamento francese. Quanto è avvenuto nei giorni scorsi non fa che confermare la giustezza di quelle previsioni e apre, anche in Italia, le porte alla resa definitiva del diritto e del bene comune agli interessi di parte dei parassiti del copyright.
Lo psicodramma del P2P tra The Pirate Bay e “three strike law”
Il 2009 è certamente l’anno più delicato per il peer-to-peer e la crociata dell’industria contro la condivisione gratuita dei contenuti in rete. In Italia abbiamo i problemi di incompetenza e indecente sudditanza dei parlamerdari di cui già si è discusso, e spostando l’attenzione verso quel che succede in Europa le cose riescono se possibile persino a peggiorare. Due in particolare sono le questioni rilevanti di queste settimane nel Vecchio Continente, la condanna della crew di The Pirate Bay e l’approvazione in Francia della dottrina Sarkozy anche nota come three strike law o legge HADOPI.
Italy vs. Internet, l’impotenza della ragione contro il governo dell’indecenza
Le settimane passate hanno segnato una escalation senza precedenti della ben nota incompetenza e incapacità delle istituzioni italiane di avere a che fare con Internet, di vivere il rapporto con le tecnologie digitali seguendo la logica e la razionalità piuttosto che l’emotività e la violenza. Invece i nostri cari governanti e parlamentari hanno recentemente sparato fuori una serie di emendamenti, proposte di legge e opinioni da far strabuzzare gli occhi a chiunque creda nell’importanza di Internet come strumento democratico.
SIAE, una smentita che non smentisce nulla
No, con la bozza di proposta di legge pubblicata nei giorni scorsi da Altroconsumo SIAE non c’entra niente. In risposta al clamore provocato dalla circolazione on-line del documento, presunto anticipo del lavoro finale di un comitato contro la pirateria che si è appena insediato, l’organizzazione ne nega ogni paternità. La smentita, a ogni modo, nulla spiega su chi quel documento lo ha scritto né perché questo sia così platealmente sbilanciato a favore degli interessi di SIAE stessa.
Comitato anti-pirateria, l’incompetenza è sempre al potere
Felicitazioni, felicitazioni, il Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale è nato nelle stanze del potere italiano, seriamente intenzionato a debellare il fenomeno del file sharing e soprattutto ad avere un occhio di riguardo verso i voleri delle associazioni dell’industria, il cui unico scopo è da sempre quello di spillare denaro da ogni singolo bit trasferito in rete. SIAE già detta ordini precisi sul da farsi, alla faccia delle buone intenzioni sulla volontà di ascoltare i rappresentanti di tutti i soggetti interessati alla questione.
In attesa di arruolare i provider, RIAA continua a frequentare i tribunali
RIAA e le major discografiche lo hanno detto piuttosto chiaramente, che intendono abbandonare la strade della persecuzione legale dei singoli utenti del file sharing per concentrarsi sulla collaborazione diretta degli ISP. Nell’attesa di verificare a cosa porterà, in concreto, un tale cambiamento di strategia, l’organizzazione delle etichette statunitensi risulta per ora impegnata su più fronti inclusi quei tribunali di cui si è sin qui servita nella sua crociata contro il P2P.
RIAA inizia male il nuovo anno
Il periodo di festa a cavallo tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009 non è stato particolarmente felice per RIAA e le major discografiche: l’organizzazione più odiata d’America (almeno per quanto riguarda Internet) si prepara (apparentemente) a cambiare strategia legale contro il file sharing coinvolgendo direttamente i provider, ma nel frattempo uno di questi ISP solleva una questione economica che non fa presagire un avvio facile per la bizzarra joint venture tra proprietari dei diritti d’autore e fornitori di connettività.
Come RIAA e Silvio Berlusconi intendono affossare il P2P
In quello che suona come uno sviluppo inatteso quanto pericoloso della perdurante guerra dell’industria contro gli utenti del P2P, venerdì scorso il Wall Street Journal ha riportato che RIAA, dopo anni di intimidazioni, errori, storture e abusi del sistema giudiziario statunitense vuole ora cambiare strategia, abbandonando la sua campagna di cause legali di massa per concentrarsi sul “next level”, il prossimo livello del piano preordinato con cui le major vorrebbero sopravvivere al progresso tecnologico mantenendo in eterno i privilegi di un passato (è bene che se lo ficchino bene in mente tutti) che non tornerà mai più.
Il momento nero di RIAA tra class action e testimoni eccellenti
Che la crociata legale dei discografici statunitensi contro il P2P non abbia sin qui ottenuto alcun risultato pratico è un dato di fatto difficile da confutare. Non bastasse questo per RIAA, la ben nota organizzazione delle grandi etichette e la più attiva nella strenua difesa del copyright a costo di denunciare reiteratamente i morti e gli innocenti, si preparano avventure giudiziarie da far tremare i polsi agli avvocati dell’industria, potenzialmente in grado di seppellire la massiccia campagna di cause sotto accuse di incostituzionalità, cospirazione, abusi, frode e altro ancora.
La tecnologia di sicurezza di Stardock eliminerà le DRM?
E’ da sempre convinto dell’assoluta mancanza di utilità delle tecnologie di protezione intrusive contro la pirateria videoludica, e ora Brad Wardell, CEO della software house Stardock, raccoglie la sfida lanciatagli dall’industria lavorando a un sistema di sicurezza minimale che possa andare bene alle etichette e nel contempo soddisfare l’esigenza degli utenti di non sentirsi trattati come pirati pericolosi per la società e il business.
Il Partito Pirata ai magistrati: sul blocco di The Pirate Bay vogliamo la verità
Il Partito Pirata italiano, associazione senza scopo di lucro nata sulla scia della più ampia iniziativa europea di riforma della proprietà intellettuale, vuole vedere chiaro nelle modalità delle indagini condotte in occasione del blocco di The Pirate Bay, fugando i tanti dubbi ancora perduranti sulla condotta degli agenti della polizia fiscale in merito alla redirezione della connessione verso un indirizzo Internet appartenente alle etichette discografiche.
RIAA chiede l’appello contro Jammie Thomas
All’organizzazione dei discografici statunitensi proprio non va giù che Michael Davis, Giudice Distrettuale impegnato nell’unico caso della crociata legale contro il file sharing che sia mai approdato nelle aule di un tribunale, abbia avuto un ripensamento sulle sue decisioni ordinando un nuovo processo. RIAA chiede ora che il caso Capitol v. Thomas, con imputata la madre single di tre figli Jammie Thomas, non venga riaperto prima che il giudice abbia preso in considerazione la richiesta di appello delle major.
Il ministro-downloader sconfessa la commissione anti-pirateria
Roberto Maroni di professione fa il Ministro dell’Interno del governo italiano, ma nel tempo libero si diverte ad ascoltare musica e, soprattutto, a scaricarla dal P2P. Non ne ha mai fatto mistero, e lo ha confermato ancora nei giorni scorsi durante un incontro con la stampa a Varese, incontro che ha preceduto la sua partecipazione a Il Festival del Racconto. Incidentalmente ma non troppo, le dichiarazioni del Ministro arrivano dopo l’istituzione dell’oramai ben noto comitato contro la pirateria digitale presso la Presidenza del Consiglio, che vorrebbe combattere proprio quel file sharing di cui Maroni prende periodicamente le difese.
The Pirate Bay vs. Italy, il peggio deve ancora arrivare
Come riportano ampiamente le cronache di questi giorni, il sequestro preventivo (”censura”, “blocco”, o come lo si voglia chiamare) dell’accesso a The Pirate Bay su tutto il territorio italiano è stato finalmente annullato da un’ordinanza del Tribunale di Bergamo. Chiamati in causa dai difensori degli admin della Baia, i Giudici del Riesame hanno riconsiderato la validità della precedente decisione del Tribunale, stabilendo in sostanza che il sequestro era illegale. Molti, quasi tutti si sono affrettati a cantare vittoria per TPB e il P2P in generale, non avendo evidentemente piena consapevolezza del fatto che all’orizzonte si prepara una tempesta ancora più pericolosa del semplice blocco di un singolo sito web, potenzialmente in grado di rendere, se possibile, più stringenti e incivili le già assurde misure legali contro il file sharing in vigore in Italia.
Rapporto EFF: la crociata legale di RIAA perde credibilità
Dopo cinque anni di minacce legali contro decine di migliaia di consumatori di musica americani, tutto quello che rimane nelle mani di RIAA, l’organizzazione delle etichette discografiche USA, è un pugno di mosche o poco più: da qualsiasi punto di vista si guardi la questione, sostiene la Electronic Frontier Foundation, le major hanno perso la scommessa di ristabilire il controllo sulla distribuzione dei contenuti digitali riuscendo nel mentre a inimicarsi un gran numero di potenziali consumatori, ben felici di non dare un solo centesimo a chi li tratta come “pirati” pericolosi per il business, gli artisti, la musica e il mondo intero.
I videogame di Electronic Arts? Incompleti e ripieni di DRM draconiane
Electronic Arts, la multinazionale dei videogame specializzata nella produzione di sequel infiniti e nella distruzione delle energie creative delle piccole e talentuose software house, è riuscita ancora una volta nell’intento di fare a pezzi (letteralmente) un potenziale capolavoro e a trasformarlo in un’occasione di scontro, critica e polemica furente sulle solite protezioni alla copia che non servono a nulla se non a perdere clienti.
P2P, RIAA ha risarcito Tanya Andersen
UPDATE: la causa Atlantic v. Andersen si è definitivamente conclusa: nei giorni scorsi RIAA ha aperto il portafogli e ha risarcito la signora Andersen con una somma di 107.951 dollari, esattamente 117 dollari in più della cifra stabilita dal giudice per coprire gli interessi dovuti al ritardo nel pagamento. I discografici sono stati dunque sconfitti in uno dei casi legali più eclatanti della loro crociata contro il file sharing, e la donna ingiustamente accusata di P2P non autorizzato minaccia ora di metterli sulla graticola nell’ambito del procedimento Andersen v. Atlantic tutt’ora in corso.
L’incubo della famiglia Andersen, presa di mira per tre anni dagli avvocati prezzolati dei discografici statunitensi e relative organizzazioni a delinquere, si è definitivamente concluso. Un giudice ha stabilito che Tanya Andersen, donna single dell’Oregon che mantiene la giovanissima figlia Kylee con una pensione di invalidità, ha diritto al risarcimento di 107.834 dollari per la copertura delle spese legali fin qui affrontate per contrastare le accuse di RIAA di file sharing non autorizzato sul marcescente network di KaZaA/FastTrack.
The Pirate Bay, on-line il decreto del GIP di Bergamo
Brokep segnala che l’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari di Bergamo ha ordinato il sequestro preventivo di The Pirate Bay è finalmente on-line. La decisione, presa dal GIP Raffaella Mascarino, contiene quattro “omissis” in relazione agli indagati e giustifica il sequestro con il “fumus di reato” di associazione a delinquere per infrazione del diritto d’autore a scopo di lucro e con la presenza, tra gli utenti del portale, di un buon numero di cittadini italiani.
Gli ex-nazisti condonano il P2P. I fascisti italiani preferiscono le lobby
Condito dai commenti al solito sopra le righe di Brokep, il blocco di The Pirate Bay che attualmente interessa mezza Italia ha scatenato una discussione parzialmente off-topic sullo stato della libertà di espressione nel paese, la perdurante presenza di un regime dittatoriale strisciante e gli oscuri intrecci tra la magistratura e le lobby dell’industria multimediale. Credo che qualche chiarimento in merito, per gli italiani così come per il pubblico internazionale, sia forse d’uopo.








