Ehi Microsoft, un sistema operativo NON è un servizio!

6 Luglio 2016 · Archiviato in Approfondimenti, Software 

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Dal suo debutto ufficiale sul mercato, quasi un anno fa, Windows 10 è diventato l’argomento di discussione centrale dell’interno business informatico. Da più parti è stata denunciata la tendenza di Microsoft a provocare noie o veri e propri danni agli utenti con la sua nuova politica tutta cloud computing, aggiornamenti obbligatori e offerte gratuite che non si possono rifiutare, ma per quanto mi riguarda Windows 10 soffre di un problema fondamentale ancora più difficile da ignorare. L’intero concetto di “Windows come servizio” è una fesseria colossale, e se questa è la strada che Microsoft ha imboccato io non credo di poterla seguire.

Redmond ha recentemente chiarito che cosa intende quando parla di Windows come servizio, tratteggiando un sistema operativo in evoluzione continua che approfitta dei fanboy del programma Insider per testare le novità prima di distribuirle al pubblico mainstream. Dal punto di vista della corporation si tratta di una soluzione ideale per tenere Windows costantemente aggiornato, al passo con i trend del momento e ovviamente per dare in pasto ai siti di news nuovi contenuti che permettano di alimentare il chiacchiericcio infinito su Windows 10.

In effetti l’ultimo Windows è tarato quasi esclusivamente sulle necessità di Microsoft, più che su quelle dell’utente, perché a un utente non fa certo comodo che Microsoft decida di disinstallare un software dopo l’update del sistema sulla base di una ipotetica quanto erronea incompatibilità, uno sviluppatore non ha alcun interesse a farsi infilare una funzionalità di telemetria nascosta all’interno di un programma C++ compilato su Visual Studio 2015; considerando che si parla di un OS per computer, a nessuna persona sana di mente verrebbe l’idea di festeggiare il fatto che il prossimo Anniversary Update includerà ancora più advertising sotto forma di app in “promozione”.

Nagware di Windows 10

Sorry Microsoft, ma fottiti

A Microsoft fa sicuramente comodo rendere il download e l’installazione delle patch di Windows 10 obbligatori, o al massimo procrastinabili sulle versioni “Pro” dell’OS, perché una policy siffatta semplifica la gestione della base di utenza e riduce la frammentazione; poco importa che ogni tanto capitino incidenti imbarazzanti trasmessi in diretta su Twitch. Come le cronache di questi mesi stanno dimostrando, la decisione di forzare gli utenti delle precedenti versioni di Windows ad approfittare dell’upgrade gratuito ha assunto le caratteristiche di un vero e proprio malware, una saga di orrori ed errori che ha messo a rischio vite umane e operazioni anti-cacciatori di frodo in Africa, ha interrotto programmi televisivi, è finita nei tribunali statunitensi almeno una volta (per il momento) e ha raggiunto il parossismo con un ridicolo messaggio a pieno schermo che prega gli utenti di aggiornare il sistema entro la scadenza dell’offerta gratuita del prossimo 29 luglio.

Sulla questione delle app vendute sullo Store di Windows e appartenenti alla cosiddetta Universal Windows Platform (UWP) meglio stendere un velo pietoso, perché si tratta di un’offerta tecnologicamente idiota e una minaccia riconosciuta all’intera industria del software videoludico su PC, come ha detto Tim “ZZT” Sweeney, un potenziale ritorno a quell’aborto imbarazzante di Games for Windows LIVE che in ogni caso rappresenta solo il focus minore di un’azienda interessata soprattutto a imbrigliare utenti e sviluppatori nei servizi telematici a pagamento sul cloud computing di Azure.

In questi 12 mesi Microsoft ha preso per il naso un pò tutti, nella speranza di convertire quante più vittime sacrificali possibili all’obiettivo del miliardo di macchine basate su Windows 10 entro due anni, promettendo un sistema operativo sempre aggiornato e “personalizzato” sulle esigenze specifiche dei singoli utenti dove il rispetto alla riservatezza è garantito ma solo dopo aver raccolto dati sulle ricerche e la navigazione Web, le app scaricate dallo Store Windows e informazioni di telemetria variamente assortite.

Il messaggio che Redmond ripete con ritmo ossessivo è che Windows 10 è un sistema progettato su misura per l’utente, più sicuro e performante che mai; ma un sistema operativo che cancella le applicazioni dell’utente senza permesso, si aggiorna da solo senza permesso e scarica svariati Gigabyte per l’upgrade senza permesso non è stato evidentemente progettato per rispondere alle richieste dell’utente. Windows 10, il sistema operativo come servizio, è palesemente al servizio delle esigenze di Microsoft e di nessun altro. Il sottoscritto non ha bisogno di un OS “personalizzato” e controllato da remoto, perché preferisce da sempre personalizzarlo tutto da solo e considera Windows 10 un giocattolo per nativi digitali più che un prodotto da installare su un vero computer. Non credo di essere il solo a pensarla in questo modo.

Read this post in English

Condividi questo articolo!
  • OKNOtizie
  • Facebook
  • Diggita
  • ZicZac
  • Wikio Italia
  • StumbleUpon
  • Technorati

Articoli correlati

Commenti

Lascia una risposta