I nativi digitali sono i nuovi scemi del villaggio globale

27 Gennaio 2016 · Archiviato in Approfondimenti, Networking 

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze I nativi digitali sono tra noi, usano il tablet prima ancora di imparare a leggere e crescono in un mondo in cui le tecnologie digitali sono parte integrante della loro vita. Non sapendo leggere e quindi nemmeno pensare, i suddetti nativi digitali non si rendono conto del fatto che in realtà sono loro a essere usati da gadget elettronici usa-e-getta inutilmente costosi, e che il loro ruolo nel moderno mondo tecnologico consiste principalmente nel comportarsi da idioti e sprecare denaro quando c’è un nuovo giocattolo alla moda da acquistare a tutti i costi.

Coniata da Marc Prensky in un articolo pubblicato nel 2001, la formulazione originale dell’espressione “nativo digitale” si riferiva alla trasformazione dei processi educativi americani in relazione alle nuove (e presunte) esigenze di apprendimento dei ragazzi cresciuti tra interfacce grafiche, videogiochi, “social media” e tutti i 100 miliardi di distrazioni costantemente veicolati da Internet e dai Personal Computer; oggigiorno, parlare di nativi digitali equivale sostanzialmente a definire i ragazzi più o meno giovani sempre connessi a Internet, sempre attivi sui social network, su YouTube, le app per cellulare e i client di instant messaging usati da amici e coetanei.

Come ha già scritto Paolo Attivissimo, in genere i nativi digitali non hanno la consapevolezza di quello che fanno, non sanno distinguere Internet da un servizio di rete, una app per gadget mobile da un sito Web, sono degli inetti assoluti davanti alle peculiarità dell’hardware informatico e tendono sempre più a equiparare ciò che leggono on-line, qualsiasi cosa leggono on-line alla realtà o alla verità dei fatti; come direbbe la mia professoressa di filosofia al liceo, i nativi digitali non hanno sufficiente capacità critica per capire il mondo digitale in cui sguazzano come pesciolini trasparenti dagli occhi vitrei e inespressivi; sono esseri disabituati a pensare off-line, con le sole capacità del loro cervello disconnesso dal cloud, bambini sfuggenti per cui acquistare 5.000 euro di contenuti aggiuntivi in uno stupido giochino casual free-to-play per iPad è la cosa più normale del mondo.

Nativi digitali

Un branco di nativi digitali nel loro ambiente naturale

Volendo formulare una definizione più appropriata al loro comportamento e alle loro abitudini quotidiane, i nativi digitali sono come gli scemi del villaggio del folclore popolare in un mondo che si è fatto villaggio grazie alla condivisione istantanea delle informazioni resa possibile da Internet e dalle altre tecnologie informatiche. Giovani idioti senza consapevolezza della propria idiozia, i nuovi scemi del villaggio globale non vengono più presi in giro perché costituiscono il lubrificante fondamentale che fa muovere gli ingranaggi economici dell’industria tecnologica moderna.

Acquistano smartphone, tablet e altri gadget hi-tech dalla dubbia utilità, ogni anno un nuovo modello per stare al passo con le mode e con quello che fanno tutti gli altri. Se siete genitori e avete un nativo digitale in casa rassegnatevi: sarete voi a pagare, e in moneta sonante, per la stupidità dei vostri scemi telematici. E vi vanterete con parenti e amici di quanto sono intelligenti perché loro sanno usare i gadget mobile meglio di voi. Per il bene dei vostri conti in banca e del futuro dei vostri scemi digitali, spegnete tutti gli schermi di casa e regalategli un libro. Uno qualsiasi va bene, magari con tante belle figure, per cominciare a fargli usare il cervello anche quando sono disconnessi.

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