Virus writer con il complesso di dio

15 Aprile 2015 · Archiviato in Approfondimenti, Sicurezza 

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Prima dell’avvento di Windows 95, i creatori di codice malevolo auto-replicante erano assaliti da mille dubbi circa le potenziali conseguenze del nuovo OS sul futuro della loro attività. Dopo lo storico passaggio generazionale dal DOS alla GUI a finestre, però, i virus writer acquisirono nuova fiducia in merito alle loro capacità, allargando i loro orizzonti e sviluppando tendenze che in alcuni casi sconfinarono nella megalomania pura. Qualcuno dei VXer degli anni ‘90 aveva il complesso di dio, e non lo nascondeva affatto.

Prendiamo ad esempio J. S. Bach, membro della crew nota come CodeBreakers che affronta l’argomento nel quinto numero della omonima e-zine rilasciata a giugno 1999: l’esistenza dei virus per computer è una necessità del mondo digitale, suggeriva J. S. Bach, perché c’è bisogno di un agente che si incarichi di regolare il flusso altrimenti senza freni delle informazioni. Il VXer tirava in ballo il classico paragone tra virus informatici e virus biologici, un’idea che l’autore aveva fra l’altro già trattato nel numero precedente di CodeBreakers parlando di evoluzione dell’intelligenza artificiale applicata al codice malevolo.

Quando in natura accade un certo evento“, scriveva J. S. Bach, è la natura stessa che si incarica di creare “una valvola di sicurezza contro la tracimazione dell’evento.” Un evento viene bilanciato da un contro evento, e la natura può così esprimere il suo dualismo tra vita e morte, bianco e nero, maschio e femmina. Diversamente dalla natura, il flusso delle informazioni è un evento artificiale che non può essere bilanciato “naturalmente” da una valvola di sicurezza appropriata, sosteneva il VXer, un fenomeno che inchioda i drogati del digitale davanti allo schermo per “18 ore al giorno”.

Magistr

Nella narrazione fortemente manichea di J. S. Bach, i virus informatici rappresentano ovviamente quella valvola di sicurezza che ha il compito di tenere a freno la propagazione delle informazioni, un contrappeso artificiale tanto quanto lo è il mondo della comunicazione digitale. Il virus writer gioca a fare dio, scriveva J. S. Bach, provando a contenere il flusso incessante di dati entro i limiti imposti dalla tecnologia del software auto-replicante. E gli utenti che hanno la sfortuna di subire le conseguenze del payload di un malware distruttivo come Magistr? Il VXer diceva di essere dispiaciuto da un punto di vista personale, ma era tuttavia consapevole del fatto che la “direttiva” per la limitazione del flusso di informazioni è un obiettivo prioritario.

L’articolo di J. S. Bach è interessante perché mette in luce l’esistenza di motivazioni etiche dietro la creazione di virus e malware negli anni ‘90, un’etica distorta che ben presto lascerà il posto a una ulteriore, e forse definitiva trasformazione della scena del software malevolo. In seguito al boom dei worm da infezioni di massa via mail dei primi anni del nuovo millennio, i VXer con il complesso di dio hanno lasciato il posto agli autori di malware in giacca e cravatta. Oggi i virus auto-replicanti “puri” sono rari, il codice malevolo è stupido e controllato da remoto ma le possibilità di guadagno con o senza riscatto sono infinite. Proprio come il flusso di informazioni di cui parlava J. S. Bach.

Read this post in English

Condividi questo articolo!
  • OKNOtizie
  • Facebook
  • Diggita
  • ZicZac
  • Wikio Italia
  • StumbleUpon
  • Technorati

Articoli correlati

Commenti

Lascia una risposta