Censurare la “pirateria” del P2P è inutile. E di gran moda

10 Maggio 2014 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze L’industria è in guerra contro la “pirateria”, la diffusione e la condivisione on-line non autorizzate dei contenuti digitali, una guerra combattuta usando ogni mezzo possibile e abusando senza freno di propaganda, censura e lobbismo politico. Ma si tratta di una guerra che non serve a niente, e quando le major riescono a inibire l’accesso a siti “pirata” particolarmente popolari come The Pirate Bay il risultato netto è che non cambia assolutamente nulla.

Non si tratta di una considerazione campata in aria ma del risultato di uno studio condotto da due università olandesi (University of Amsterdam e Tilburg University), un lavoro di ricerca che ha rivelato l’inutilità pratica della censura del sito della Baia e che è alla base della decisione della corte di appello olandese di sbloccare il popolare sito di indicizzazione torrent nel paese. I ricercatori evidenziano come il peggior nemico della pirateria sia la disponibilità di alternative legali per l’accesso ai contenuti digitali, anche se BREIN (l’associazione olandese delle etichette discografiche e degli studios cinematografici) non demorde e si è appellata alla Corte Suprema per ripristinare il blocco.

Parlando di misure inefficaci, a più di un anno dall’introduzione del Copyright Alert System non è ancora noto quale vantaggio l’iniziativa abbia avuto per l’industria: il piano (anche noto come “six strike” in omaggio ai “tre strike” dell’anti-pirateria francese) che avrebbe dovuto risolvere una volta per tutte il problema della pirateria negli USA sembra aver prodotto un gran mucchio di alert (625.000 solo ai clienti dell’ISP Comcast) senza abbattere il traffico BitTorrent o far crescere sensibilmente i ricavi per l’industria.

Pirateria

E’ evidente che nemmeno i sei strike statunitensi servono a qualcosa, simili misure di “risposta graduale” applicate in giro per il mondo non hanno portato ad alcuna disconnessione forzata - una minaccia sbandierata contro i pirati impenitenti e mai messa in pratica, a quanto sembra - e il già pianificato Voluntary Copyright Alert Programme (VCAP) intende portare la stessa inutilità “educativa” senza disconnessioni anche nel Regno Unito. Ma nonostante tutto il file sharing “pirata” continua a rappresentare uno dei chiodi fissi delle lobby statunitensi, con le autorità governative sempre pronte a sposare la crociata dell’industria e l’intelligence (NSA) attivamente impegnata a spiare gli utenti del P2P.

L’associazione delle major discografiche (IFPI) spara qualche numero a caso sostenendo che il blocco dei siti pirata produce risultati e va quindi esteso in altri paesi, Google è come sempre al centro delle richieste di rimozione di link illegali (100 milioni di richieste nei primi 4 mesi del 2014, contro i 200 milioni totalizzate nell’intero 2013) e della volontà delle major di istituire nuovi piani “speciali” contro la pirateria mentre i paesi particolarmente attivi sul fronte anti-pirata come l’Italia dimostrano di saper usare benissimo l’arma della censura con o senza input diretto da parte delle associazioni di categoria.

Dopotutto l’antipirateria è un mercato ricco di opportunità per chi è disposto a usare metodi rapaci al limite del ricatto come succede in Germania, e poco importa se Rightscorp, una delle società più esposte sul fronte del business antipirata (negli USA), faccia registrare perdite per 2 milioni di dollari mentre pianifica di espandersi in Canada, Europa e altrove nel mondo. Le major vogliono battere la pirateria ma hanno il nemico in casa e perdono nelle corti spagnole contro i software P2P dello sviluppatore Pablo Soto (Manolito, Piolet, Blubster).

L’antipirateria è inutile, in definitiva, perché un servizio storico del P2P su rete BitTorrent come Demonoid torna in vita completo di tracker e motore di indicizzazione torrent, perché l’invincibile The Pirate Bay viene bloccata e poi sbloccata in seguito all’intervento della Corte Suprema islandese, si rinnova con l’aumento esplosivo dei contenuti video in alta definizione (+500% in quattro anni) e passa il traguardo dei 10 milioni di torrent condivisi dagli utenti. Una community che è in grado di mantenere un ebook di ricette on-line per 10 anni può farsi beffe di qualsiasi piano antipirata l’industria voglia mettere in atto.

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