Michelangelo e Melissa, i virus informatici da isteria di massa

30 Marzo 2014 · Archiviato in Notizie, Sicurezza 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebUn marzo di molti anni fa, quando l’industria IT era molto diversa rispetto a quella attuale, due virus per computer generarono il panico a causa di un’attenzione mediatica esagerata. Figli di un tempo in cui i creatori di “malware” (termine ancora sconosciuto all’epoca) erano spinti prevalentemente dal desiderio di notorietà più che da esigenze economiche, i virus finirono per generare danni sostanziali stimati (in uno dei due casi) in oltre 1 miliardo di dollari.

Il 6 marzo del 1992 fu il giorno di Michelangelo, boot virus progettato per infettare il Master Boot Record dell’hard disk e il boot sector dei floppy disk appartenente alla seminale famiglia di Stoned. La genìa dei boot virus si recentemente evoluta nei rootkit da boot o bootkit, ma 22 anni fa le tecniche impiegate da questo genere di virus erano ancora piuttosto limitate: in seguito all’infezione del PC Michelangelo diveniva residente in memoria e modificava l’Interrupt 12 per evitare di essere sovrascritto, attivando il suo payload distruttivo nel caso in cui la data di sistema corrispondesse al compleanno di Michelangelo Buonarroti (6 marzo).

In quella data Michelangelo avrebbe sovrascritto i primi 100 settori dell’HDD con caratteri null, rendendo di fatto irrecuperabili i dati e i file presenti sul disco. Unita al fatto che un produttore OEM commercializzò (nel gennaio del 1992) 500 PC infetti dal virus e un altro annunciò di voler vendere i propri PC con l’antivirus installato di default, questa sua potenziale capacità di danneggiare in maniera permanente i sistemi basati su DOS trasformò Michelangelo in una notizia da prima pagina e alimentò il panico nei telegiornali di prima serata. I PC “distrutti” dal terribile boot virus sarebbero stati milioni, dichiararono i poco accorti “giornalisti” mal consigliati dai venditori di software antivirale.

The Victoria Advocate, 7 marzo 1992

The Victoria Advocate, 7 marzo 1992

Naturalmente, alla fine del periodo di panico i danni effettivi furono estremamente ridotti rispetto alle previsioni e Michelangelo passò alla storia come l’ennesimo caso di ignoranza tecnologica diffusa dagli idioti della comunicazione di massa. Sette anni dopo, nel 1999, un’altra epidemia da computer virus assunse proporzioni planetarie in un mondo in cui Internet e il Web cominciavano ad affermarsi presso gli utenti e il sistema operativo per PC più popolare era Microsoft Windows.

Il 26 marzo 1999 segnò l’avvio della diffusione di Melissa, macro virus in Visual Basic progettato per “parassitare” i file di documenti .doc creati con Microsoft Word (Word 97, Word 2000) e spedire se stesso ai primi 50 indirizzi e-mail presenti nella rubrica Outlook (97, 98, 2000) del sistema infetto. Diversamente da Michelangelo, il mass-mailing virus Melissa non era progettato per fare danni ma solo per diffondersi in giro per la rete tramite un allegato .doc infetto contenente una lista di 80 siti Web pornografici.

Altrettanto diversamente da Michelangelo, però, l’effetto dell’arrivo di Melissa si fece sentire un pò in tutto il mondo: le capacità di mass-mailing del macro virus ne decretarono la diffusione fuori scala (100.000 computer e 300 diverse organizzazioni colpite), mentre le conseguenze economiche dell’infezione (reti congestionate da un vero e proprio attacco DoS, sistemi in crash e aziende chiuse) furono calcolate in 80 milioni di dollari in Nord America e in 1,1 miliardi di dollari globali. Il panico dei media, almeno in questo caso, conteneva un fondo di verità.

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