Buon anniversario, 80286

14 Febbraio 2014 · Archiviato in Notizie, Retrocomputing 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebIl mese di febbraio 2014 segna il 32esimo anniversario del debutto della CPU 80286 di Intel, storico processore dalle alterne fortune che ha contribuito a gettare le fondamenta di quello che sarebbe in seguito diventato il dominio di mercato del set di istruzioni x86. Come Computer Hope ricorda, il processore 286 (anche noto come “iAPX 286″) venne introdotto il primo febbraio 1982 portando in dote importanti novità tecnologiche un pò troppo avanti sui tempi.

Oltre a rappresentare il cuore del sistema a 16 MHz dove chi scrive ha umilmente cominciato a battere furiosamente su una tastiera di computer parecchi anni or sono, l’80286 venne adoperato da IBM nella seconda generazione del suo “Personal Computer” originale meglio nota come PC/AT (1984). Il 286 fu la seconda iterazione della tecnologia x86 a 16-bit introdotta da Intel con la CPU 8086 (montata sull’IBM 5150), venne ampiamente utilizzato per i PC “IBM compatibili” commercializzati negli anni ‘80 e ‘90 e fu il primo processore x86 a integrare funzionalità di gestione della memoria e di protezione del codice in esecuzione.

Die dell'80286

80286, veduta interna

Dotato di 134.000 transistor, un bus di indirizzi a 24-bit e un clock base a 6 MHz (contro i 25 MHz dei modelli più potenti prodotti da Harris Corporation), il 286 era in grado di supportare un totale di 16 Megabyte di memoria RAM contro il singolo Megabyte dell’8086 - anche se all’epoca il software progettato per avvantaggiarsi di un quantitativo di memoria maggiore era scarso e il prezzo dei chip di memoria aggiuntivi piuttosto salato. Con il 286 Intel introdusse per la prima volta la modalità protetta, una modalità di esecuzione del codice aggiuntiva alla modalità reale della precedente generazione di CPU x86 in cui il software avrebbe potuto usare i succitati 16 Megabyte grazie alla presenza della memory management unit (MMU) integrata nel processore.

La MMU forniva protezione dalle scritture non autorizzate del software malfunzionante fuori dalle zone di memoria allocate, e doveva in teoria servire per promuovere la proliferazione del multitasking reale tra più programmi fatti girare in contemporanea. In pratica, la nuova modalità protetta non era compatibile con il software x86 già in commercio e non prevedeva la possibilità di tornare alla modalità reale dell’8086 senza un reset hardware, per cui gli utenti di PC poterono cominciare a godere realmente dei vantaggi di avere a disposizione quantitativi di memoria superiori al fatidico limite della memoria convenzionale dell’MS-DOS (i primi 640 Kilobyte della memoria di sistema) solo con le CPU 80386 e superiori. Il resto, come si dice, è storia.

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