Istantanee dalla guerra contro il peer-to-peer

5 Febbraio 2014 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze L’inasprimento del contrasto ai download “illegali” su reti di file sharing di cui si parlava la volta scorsa accelera fino ad assumere un ritmo parossistico, e i nuovi padroni del vapore digitale non si fermano davanti a niente pur di dimostrare che il copyright on-line vale più di tutto - anche più dell’accesso libero a Internet. Lo strumento più usato dall’industria contro il P2P non autorizzato continua a essere la censura, e quando questa non bastasse il collettivo di MAFIAA (MPAA+RIAA) e organizzazioni similari passano prontamente alle minacce e all’abuso di potere.

Prevedibilmente Google è uno degli obiettivi principali delle major quando si tratta di censurare contenuti telematici “pirata”, e le richieste di rimozione indirizzate al motore di ricerca - in particolare dalle organizzazioni dell’industria discografica come RIAA e la britannica BPI - hanno ora superato i 200 milioni. Naturalmente non basta, non basta mai e RIAA vuole che Google faccia molto di più per combattere la pirateria.

Dopo Google il secondo canale di censura prediletto dalle major è l’uso delle ingiunzioni giudiziarie, e in questa particolare categoria l’Italia si distingue per l’efficienza con cui i giudici impongono agli Internet provider di bloccare l’accesso ai siti di indicizzazione su rete BitTorrent. Il paese si è ora dotato di norme all’avanguardia per la rimozione veloce e il blocco immediato dei siti “pirata” grazie al nuovo regolamento AGCOM, e poco importa che le procedure siano state approvate senza alcun intervento del Parlamento e non prevedano neanche di sfuggita il rispetto del principio del giusto processo.

In Belgio la Corte Suprema ha imposto agli ISP di mettersi proattivamente alla caccia dei proxy per l’accesso a The Pirate Bay, in Irlanda le major hanno ottenuto il blocco dell’accesso a KickassTorrents ma probabilmente nessun paese si sta impegnando come il Regno Unito nel censurare la Internet cosiddetta “illegale”: nella patria di George Orwell e del Grande Fratello i lacché di Hollywood (Federation Against Copyright Theft o FACT) vanno alla caccia degli admin dei siti di file sharing per farsi “consegnare” il dominio Internet dei suddetti siti, mentre le autorità dello stato “democratico” censurano una gran quantità di contenuti Web (P2P incluso, ovviamente) con la scusa del porno e della difesa dei bambini.

Chi usa il file sharing lo fa a proprio rischio e pericolo e qualche volta finisce vittima di presunte crew warez che distribuiscono software crackato modificato per spiare gli utenti (MeGaHeRTZ), ma quelli che hanno la peggio sono coloro che finiscono in tribunale: il fondatore di isoHunt Gary Fung ha patteggiato la fine della causa contro il motore di indicizzazione di torrent con un pagamento impossibile di 110 milioni di dollari, e alla fine isoHunt è stato riportato in vita dopo due settimane da un nuovo team desideroso di “preservare” lo storico sito web e la sua immutata popolarità presso gli utenti.

The P2P Bay

In Svezia un amministratore part-time di un tracker BitTorrent privato è stato condannato a un anno di galera per aver guadagnato denaro sotto forma di donazioni, un altro admin è stato punito con una fantasiosa multa di $652.000 per aver condiviso un solo film mentre in Spagna i giudici mandano gli ex-admin in galera o disconnettono i condivisori impenitenti dalla rete. I singoli individui soccombono contro i colossi economici dell’industria, ma a quanto pare l’industria nulla può per mettere a tacere un sito web che col tempo è diventato il simbolo stesso della condivisione libera di contenuti in formato digitale.

The Pirate Bay è immortale, anche se le lobby del copyright rincorrono ossessivamente il portale di indicizzazione torrent costringendo i nuovi admin (quelli vecchi sono stati condannati alla galera) a cambiare il ccTLD trasportandolo sull’Isola di Ascensione (.ac), in Perù (.pe), in Guyana (.gy) e infine riportandolo di nuovo in Svezia. Nel frattempo The Pirate Bay pensa a un nuovo sistema decentralizzato che renda vani tutti i tentativi di censura, il traffico dei contenuti condivisi cresce e le corti olandesi annullano i blocchi illegali o mettono un freno alle richieste di persecuzione criminale avanzate dai avvocati delle major.

Ma a ripagare con gli interessi gli sforzi fatti dall’industria dei contenuti contro gli utenti del file sharing non è solo The Pirate Bay, visto che altri storici tracker BitTorrent come H33T e Demonoid tornano in vita a procurare gli incubi a RIAA, MPAA & sodali. In Germania la Corte Suprema ha affermato l’idea per cui nessuno può essere accusato di pirateria solo per il fatto di essere il proprietario di una connessione Internet, e la stessa idea è stata recentemente difesa da un giudice federale degli Stati Uniti. L’autorità giudiziaria interviene (sempre negli USA) per tagliare le gambe alle cause con accusati multipli e per annullare il sequestro dei domini “pirata” (in UK), mentre il cartoon The Simpsons contribuisce al dibattito sulla pirateria on-line con un nuovo episodio-capolavoro (”Steal This Episode”) che nessun appassionato dovrebbe farsi scappare.

In definitiva l’unico risultato concreto raggiunto dalle lobby del copyright è dimostrare - costantemente, ostinatamente - che la guerra contro il file sharing e i suoi utenti non serve assolutamente a niente, le vendite on-line “legali” non crescono nemmeno quando la conseguenza di un download “pirata” è la galera (in Giappone), il traffico BitTorrent continua a crescere (in Europa) e gli autori di contenuti - quelli veri, non le corporation che nascondono i propri business parassitari dietro la scusa del copyright - si pronunciano contro le draconiane misure anti-pirateria statunitensi.

The Simpsons - Steal This Episode screenshot 1 The Simpsons - Steal This Episode screenshot 2 The Simpsons - Steal This Episode screenshot 3

Questi Screenshot Sono Stati Rubati

Gli utenti impiegano le reti VPN per diventare invisibili agli occhi delle major, e una nuova generazione di sviluppatori dimostra di voler lottare contro la tracotanza dei nuovi padroni del vapore digitale realizzando servizi di condivisione innovativi. La risposta dell’industria? Nuove tecnologie e brevetti per individuare, limitare o mettere al bando gli utenti-condivisori (AT&T), senza dimenticare la ricerca di forze fresche e professionisti capaci a cui affidare la gestione e l’ottimizzazione dei sistemi anti-pirateria (Warner Bros.). Buona fortuna.

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