Console war, finalmente la nuova generazione

23 Dicembre 2013 · Archiviato in Approfondimenti, Videogaming 
Questo articolo è parte della serie Console war

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze A cinque anni di distanza dall’ultimo post sull’argomento, lo stato della perenne guerra commerciale e tecnologica tra console videoludiche non potrebbe essere più diverso: la macchina che sembrava spacciata (PS3) si è ripresa alla grande, la corazzata Nintendo vive un nuovo momento difficile nella sua storia travagliata e l’ottava generazione di home console si è finalmente schierata in pieno sullo scacchiere con il debutto di PS4 e Xbox One. Ma anche il mercato è molto diverso rispetto al passato mentre le aspettative di tutti - publisher, analisti e giocatori - sono cresciute a dismisura.

Dove eravamo rimasti

Lo scorso novembre ha rappresentato uno dei mesi più importanti per quanto riguarda la storia recente del mercato dei videogiochi, un mese che ha visto il debutto contemporaneo delle già citate PS4 e Xbox One a sette anni di distanza dall’arrivo della precedente generazione di home console. Prima di parlare delle nuove macchine, però, val la pena chiudere idealmente il ciclo della settima generazione facendo un pò di conti: Nintendo Wii ha raggiunto i 100 milioni di unità venduti in tutto il mondo, Microsoft Xbox 360 è arrivata a 80 milioni (superando la Wii negli USA) e Sony PlayStation 3 ha raggiunto lo stesso traguardo di Xbox 360 con un anno di anticipo.

La settima generazione delle home console è stata quella con maggior successo di pubblico, mentre la PS2 (campionessa assoluta della sesta generazione) si è aggiudicata il titolo di console più venduta della storia nonostante la presenza sul mercato della PS3. Wii, PS3 e Xbox 360 sono a ogni modo incluse nella Top 10 delle console più vendute, anche se l’incredibile popolarità di PS2 sembra irraggiungibile per chiunque ora come nei prossimi anni.

Un mercato in evoluzione

Le nuove console videoludiche arrivano in un periodo storico molto particolare, dove il tempo dedicato dagli utenti al gioco elettronico - sia esso “hardcore” o casual - va diviso tra il TV-set domestico, lo smartphone, il tablet e il PC. Dando per scontato che il tipico acquirente di console ha ben poco interesse a consumare troppe energie sui gadget mobile (che comunque moriranno di saturazione secondo l’opinione del co-fondatore di Atari Nolan Bushnell), anche per la scelta di una macchina da posizionare sotto al televisore la situazione non potrebbe essere più caotica con console “alternative” basate su Android (Ouya, GamePop), la Steam Machine di Valve e strani ibridi che fanno lo streaming dal PC a un micro-schermo portatile (Nvidia Shield).

La settima generazione è durata troppo a lungo, ha sostenuto il CEO di Ubisoft Yves Guillemot, e la sua è un’opinione parecchio diffusa tra i publisher. L’industria videoludica continua a dipendere - ampiamente ma non esclusivamente - dalle mosse dei big player Sony, Microsoft e Nintendo, e in due casi su tre i big player hanno deciso che la next-generation deve sposare l’architettura dei PC x86 rivolgendosi ad AMD - che certamente ringrazierà nelle prossime trimestrali - per la fornitura di APU (Accelerated Processing Unit) custom con CPU e GPU integrate sulla stessa circuiteria centrale.

Magari le nuove console non saranno in grado di raggiungere i livelli di complessità visiva raggiunti da Avatar come qualcuno sostiene, e forse il digital delivery non rappresenta il futuro prossimo del mercato come qualcun’altro afferma; quel che appare certo è che il particolare momento di transizione vissuto dal business videoludico terrà in vita la settima generazione delle home console per qualche anno ancora e i publisher avranno due diverse generazioni da supportare con numerose release “intergenerazionali”. Nulla di strano, a ogni modo, considerando che il canto del cigno di PS3 e Xbox 360 comprende mostri di vendite del calibro di Grand Theft Auto V.

Il problema di Nintendo

L’ottava generazione delle home console è cominciata con l’arrivo di Nintendo Wii U il novembre dello scorso anno, anche se ad accorgersene sono stati in pochi: la console segue la tradizione di Nintendo nel creare macchine non particolarmente potenti con specifiche hardware mediocri (e difficilmente comparabili alle caratteristiche dei prodotti concorrenti) che puntano tutto sulla convenienza del prezzo, la retrocompatibilità, i personaggi classici della scuderia nipponica (Mario, Zelda&Link ecc.) e la novità nel sistema di controllo che in questo caso include un GamePad (joypad+tablet) con funzionalità da secondo schermo, controlli touch e streaming dei giochi al posto della TV (Off-TV Play).

Nintendo Wii U

Il primo Wii ha concluso il suo ciclo produttivo (almeno in Giappone e in Europa) raggiungendo i 100 milioni di unità venduti, ma la rivoluzione della console dedicata al motion control, al “party gaming” e alla strategia nota come “blue ocean” (pescare nel potenziale inespresso dei nuovi mercati) ha apparentemente rappresentato una rivoluzione temporanea e ora le vendite mensili di Wii U sono solo un vago ricordo dei milioni di box Wii consegnati agli utenti negli anni passati. I publisher hanno cominciato a bollare Nintendo come un produttore di hardware “irrilevante”, ma Nintendo continua a credere nel suo ruolo di creatore di macchine videoludiche ammettendo tutt’al più di aver inizialmente sottostimato gli sforzi necessari a produrre contenuti grafici in alta definizione.

La nuova PlayStation

La “next-gen” propriamente detta ha cominciato a prendere corpo lo scorso 20 febbraio, quando Sony Computer Entertainment ha svelato la sua nuova piattaforma in un evento per la stampa a New York City: PlayStation 4 è stata presentata al mondo partendo dalla sua filosofia base, vale a dire una macchina dotata di hardware PC (APU x86 AMD con CPU a 8 core+GPU custom, 8 Gigabyte di RAM GDDR5, 2 Teraflop di potenza computazionale) indirizzata prima di tutto ai giocatori e poi a tutto il resto.

A New York la PS4 non era nemmeno presente fisicamente, e tutto l’hardware mostrato da Sony è consistito nel controller Dualshock 4 ridisegnato nel rispetto della tradizione PlayStation con l’aggiunta di un touchpad centrale, una nuova coppia di tasti funzionali (”Share” e “Options”) e la solita dotazione di tasti, joypad, stick analogici e grilletti laterali. La nuova PlayStation è un investimento importante per un’azienda costretta ad affrontare un periodo molto difficile della sua storia, una macchina che aggiunge un nuovo capitolo alla famiglia PlayStation senza sostituire completamente la PlayStation 3.

Sony dice di aver imparato dai molti errori fatti con la succitata console di settima generazione, una piattaforma costruita prima di tutto intorno a tecnologie innovative (CPU Cell, formato ottico Blu-ray) e pubblicizzata come capace di “fare solamente qualsiasi cosa”. PS4 è invece dedicata soprattutto ai giocatori, mentre i componenti tecnologici alla sua base - mostrati in dettaglio dall’engineering director di Sony Yasuhiro Ootori per Wired - sono stati scelti per facilitare il compito agli sviluppatori. E gli sviluppatori hanno apprezzato elogiando l’hardware, la GPU (AMD Radeon “Liverpool”) e la disponibilità di un gran quantitativo di velocissima memoria GDDR5 che i PC di fascia alta ancora si sognano.

La PlayStation 4 verrà supportata per 10 anni e offrirà margini di miglioramento al software videoludico impossibili su PS3, promette Sony, senza lasciare tanto presto il posto a una qualche fumosa piattaforma di cloud computing visto che uno dei giochi disponibili al day one (Killzone: Shadow Fall) occupa 40 Gigabyte su disco Blu-ray e avrebbe potuto occupare molto più spazio ancora. Diversamente da quanto avvenuto con PS3, l’adozione dell’architettura PC ha permesso a Sony di risparmiare sugli investimenti per l’hardware PS4: la corporation nipponica parla di perdite estremamente ridotte per la vendita di ogni console, un fatto corroborato dalle ultime analisi di IHS iSuppli che stima un costo produttivo inferiore di 18 dollari rispetto al prezzo al dettaglio di PS4.

Xbox One nel cloud

Il debutto della nuova console Microsoft è avvenuto a tre mesi esatti di distanza da quello di PS4 ed è stato un autentico, imbarazzante disastro: Xbox One condivide la stessa architettura PC di base della macchina concorrente, monta un lettore Blu-ray e un HDD da 500 Gigabyte, 8 Gigabyte di RAM, entrata e uscita HDMI; ma Xbox One è anche molto diversa da PS4, visto che è una console per l’intrattenimento “all-in-one” focalizzata sui contenuti televisivi, i servizi in streaming, le partnership esclusive indirizzate al mercato statunitense.

Xbox One è una console dotata di tre sistemi operativi, ha spiegato Microsoft, una configurazione pensata per gestire fluidamente le applicazioni in stile Windows 8/Metro/Modern, i videogiochi e il passaggio istantaneo da un ambiente all’altro. Xbox One viene venduta assieme a una versione più moderna e capace del sensore Kinect, ma soprattutto Xbox One è una console che ha la testa nel cloud computing: i server dell’infrastruttura di Xbox Live si sono moltiplicati (dai 15.000 di Xbox 360 a 300.000), la connessione a Internet è indispensabile (così come l’installazione dei giochi sull’HDD interno) con autenticazione on-line forzata ogni 24 ore.

Un disastro, appunto: all’arrivo la next-gen Microsoft è stata accolta da critiche e asprissime polemiche, e Redmond si è guadagnata velocemente la nomea di azienda “anti-consumatore” che vuole spazzare via il mercato dei giochi usati, vuole blindare gli utenti nelle sue DRM always-on e vuole trasformare definitivamente i videogiochi in un servizio a tempo piuttosto che un prodotto di proprietà dell’acquirente. La conferenza dell’E3 di giugno a Los Angeles non ha fatto altro che confermare tutti i dubbi su Xbox One, fugando magari qualche nuvola sullo scarso interesse di Microsoft sui giochi veri e propri - che ci sono eccome - ma lasciando inalterato il grido di scontento contro le nuove policy che l’azienda ha difeso a oltranza finché ha potuto.

A peggiorare una già pessima situazione per la nuova Xbox ci ha pensato poi Sony, che al succitato E3 ha finalmente mostrato l’hardware di PS4 - sorpresa, è un box nero - ha confermato la possibilità di fruire dei giochi su dischi Blu-ray acquistati in ogni parte del mondo e soprattutto ha chiarito di voler andare in una direzione diametralmente opposta a quella di Microsoft: la nuova PlayStation non necessita di Internet per funzionare, supporta il prestito e la rivendita dei giochi usati esattamente come nella passata generazione, userà il cloud solo quando serve, non ha una telecamera sempre accesa che spia ogni mossa dell’utente (l’accessorio PlayStation Camera va acquistato a parte) e costa 100 dollari/euro in meno di Xbox One. Scacco matto, addio Microsoft e un benvenuto agli attori isterici da milioni di poligoni assoldati da Sony per dimostrare la notevole potenza bruta di PS4.

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