La guerra sporca contro il file sharing

3 Ottobre 2013 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Tre strike, Sei strike

Gli agenti della MAFIAA hanno crocifisso due sfortunati utenti americani del file sharing, hanno istituito un regime di minacce e censura on-line contro i siti promotori della “pirateria” ma tutto questo non è sufficiente a soddisfare le esigenze di “enforcement” dei signori del copyright: l’arma finale contro l’attività di condivisione degli utenti si chiama “risposta graduale”, un meccanismo reso popolare dalla three strike law inizialmente imposta dal presidente francese Nicolas Sarkozy e che ha fatto discutere il resto del mondo.

Negli ultimi tempi anche gli USA hanno adottato la loro variante di “dottrina Sarkozy” con la fondazione dell’organizzazione Center for Copyright Information (CCI), una partnership tra MPAA/RIAA (cioè MAFIAA) e i cinque maggiori ISP del paese che ha il compito di gestire il nuovo “Copyright Alert System” (CAS). Lo schema anti-pirateria USA comprende “sei strike” massimi invece di tre, è entrato in funzione a febbraio del 2013 e prevede l’invio di cinque o sei avvisi agli utenti beccati a condividere contenuti non autorizzati sulle reti di file sharing in seguito ai quali verranno imposte misure di “mitigazione” alla connessione a Internet incriminata.

Il Copyright Alert System statunitense bypassa completamente il sistema giudiziario e impone sanzioni o punizioni agli utenti (inclusi rallentamenti alla connessione e restrizioni all’accesso Web) senza alcuna possibilità concreta di un contraddittorio, ma quelli del CCI ci tengono a dire che l’iniziativa mira solo a “educare” il pubblico e non prevede in alcun modo l’interruzione forzata della connessione. Gli avvisi spediti da AT&T agli utenti dimostrano però il contrario visto che tra le punizioni previste dall’ISP c’è anche la disconnessione. Le missive inviate dalle major agli utenti degli ISP non partecipanti al CCI, poi, presentano toni da vera e propria mafia legale.

E mentre gli USA hanno dato il via ai sei strike del CAS, in Francia la three strike law è stata abbandonata in via definitiva: l’iniziativa pro-major dell’ex-presidente Nicolas Sarkozy è stata squalificata da un corposo studio che la descrive come una misura inefficace, ed è stata infine ufficialmente cancellata - assieme all’agenzia HADOPI - con un decreto del nuovo Ministro della Cultura datato 9 luglio 2013. I risultati ottenuti dalla three strike law in tre anni di servizio? Una multa di 150 euro e un singolo utente inabilitato ad accedere al Web per 15 giorni.

Il governo francese ha abolito le disconnessioni ma non ha eliminato il rischio di subire “serie conseguenze” a causa della condivisione di contenuti protetti dal copyright: gli utenti del P2P verranno identificati dagli ISP locali dietro richiesta dell’industria e rischieranno una multa “automatica” fino a 1.500 euro. Non che misure come la three strike law servano a qualcosa, beninteso: le vendite musicali in Francia vanno peggio che in altri paesi e gli studi accademici confermano l’inutilità della risposta graduale anti-P2P adottata in varie parti del mondo. Negli USA il Copyright Alert System è in funzione da sei mesi, eppure la popolarità di The Pirate Bay non ha fatto che crescere.

The Pirate Bay vive

Parlando di The Pirate Bay, è obbligatorio sottolineare come il sito di indicizzazione dei contenuti su rete BitTorrent sia sostanzialmente immortale: a quattro anni dalla conclusione dello “Spectrial” e della condanna dei suoi tre admin più il finanziatore e uomo d’affari Carl Lundström, TPB è il sito di file sharing più popolare di Internet, si è imposto come un fenomeno culturale degno di finire in un museo e ha portato alla realizzazione del documentario TPB-AFK finanziato, tra gli altri, dalla BBC e da altri importanti broadcaster europei.

La Baia dei pirati del P2P si è trasformata in maniera radicale anche dal punto di vista tecnico, spegnendo il tracker BitTorrent interno e affidandosi a protocolli decentralizzati (distributed hash tables/DHT, peer exchange/PEX) per lo scambio di contenuti tra gli utenti. L’abbandono dei tradizionali file .torrent in favore dei magnet link ha ridotto enormemente le dimensioni del database, al punto che è ora possibile scaricare un’intera copia di TPB dalle dimensioni di poche centinaia di Megabyte. Il sito ha abbandonato anche i server “fisici”, seguendo un approccio “cloud” e affidandosi alle virtual machine sugli host di terze parti per un livello di resilienza ancora più marcato.

Eppure The Pirate Bay è diventato uno dei siti più censurati di Internet, con significativi passaggi di mano per la fornitura della banda di rete e continui spostamenti di dominio e indirizzi IP in Groenlandia, Islanda e infine nell’isola caraibica di Sint Maarten (thepiratebay.sx). Lontano dalla tastiera, anche la vita dei protagonisti del succitato Spectrial si è fatta piuttosto complicata: Fredrik “TiAMO” Neij e Peter “Brokep” Sunde si sono visti negare l’appello alla condanna presentato presso la Corte dei Diritti Umani dell’Unione Europea, Carl Lundström è stato costretto a dichiarare bancarotta e Gottfrid “Anakata” Svartholm si è perso in un mare di guai legali che non si limita al solo caso The Pirate Bay.

The Hydra Bay

Censurare TPB è inutile, sostiene uno studio dell’Università di Amsterdam, e la conferma più evidente di questa futilità è il decimo compleanno festeggiato dalla Baia lo scorso agosto: l’idra invincibile del P2P continua a servire le esigenze di condivisione degli utenti di BitTorrent dopo un decennio di storia travagliata, raid polizieschi e processi, segnando l’importante anniversario con la distribuzione di un browser personalizzato anti-censura basato su Firefox e TOR - ma senza garanzie di anonimato.

Il futuro della pirateria

The Pirate Bay è una delle piattaforme di condivisione sopravvissute (ancorché in declino, dicono alcuni) al fervore anti-pirata dell’industria dei contenuti, un’industria che nel breve volgere di pochi anni ha provato di tutto per risolvere in maniera “definitiva” il problema dell’infrazione del copyright on-line. Prima di tentare la carta del Copyright Alert System e gli altri meccanismi “x strike”, le major americane avevano fatto pressioni sulla politica per l’introduzione di nuove leggi particolarmente severe contro i pirati e i siti facilitatori. Il tentativo è stato alla fine abbandonato in seguito alle proteste congiunte di utenti, ONG e corporation tecnologiche contro norme quali SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (PROTECT IP Act) - norme che la stessa industria dei contenuti ha classificato come inutili e inefficaci.

Oltre i six strike e la collaborazione forzata degli ISP, il collettivo di MAFIAA è impegnato a spingere l’acceleratore sulla propaganda pro-copyright cominciando dai giardini d’infanzia statunitensi. Il fondatore ed “evangelista politico” del Partito Pirata svedese Rickard “Rick” Falkvinge è ottimista, invece, sulla possibilità che i teenager di oggi smantellino definitivamente l’istituto oppressivo del diritto d’autore una volta divenuti gli adulti di domani. Il monopolio del copyright va riformato profondamente altrimenti non sopravviverà, sostiene Falkvinge, perché la condivisione dei dati digitali si è imposta come idea culturale e la cosiddetta “pirateria” pesa - secondo le stime di NetNames - per un quarto dell’intero traffico Internet con 432 milioni di utenti annuali e circa 10.000 Petabyte di dati trasferiti on-line al mese (nel 2012).

Read this post in English

  1. Condannati e censurati
  2. L’Idra contro la MAFIAA
  3. Mostra tutto

Sfoglia la serie«L’Italia è pronta per la sua “three strike law”Istantanee dalla guerra contro il peer-to-peer»
Condividi questo articolo!
  • OKNOtizie
  • Facebook
  • Diggita
  • ZicZac
  • Wikio Italia
  • StumbleUpon
  • Technorati

Articoli correlati

Commenti

Lascia una risposta