Ehi Blizzard, Diablo III su PC fa ancora cagare!

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Ciao Blizzard, ti ricordi di me? Sono uno di quelli che un anno fa hanno acquistato una copia originale di Diablo III, per di più spendendo una quantità oscena di denaro (per i miei standard e le mie limitate possibilità) sulla Collector’s Edition del gioco. Dopo tutto questo tempo e dopo il suo recente primo anniversario, ti scrivo per manifestare tutto il mio disappunto per il fatto che Diablo III, per quanto mi riguarda, continua a fare profondamente schifo.

Credo sia opportuno precisare che la mia critica non è diretta in particolare al gioco in sé, anche se dopo aver creato tre personaggi differenti (i primi due hanno ammazzato Diablo a livello di difficoltà Inferno, il terzo ha ancora molta strada da fare) credo di conoscerlo abbastanza bene per poter esprimere un’opinione più che informata: passando dalla Starter Edition alla versione completa, il mio giudizio è leggermente cambiato e ora tenderei a valutare Diablo III con un 7- invece che con il 6- iniziale.

Diablo III non è un gioco particolarmente brutto, tutto considerato, alla fine ti intrattiene con un sistema di looting funzionante, le scene di intermezzo realizzate con notevole dovizia di particolari e tutto quanto: resta un Diablo minore, che racconta una storia patetica (Hollywood, hai rotto i coglioni a tutti) e che sarà per sempre inferiore rispetto a Diablo II, ma il problema principale non è questo. Il principale difetto di Diablo III è che non si tratta di un semplice gioco ma di un “servizio” videoludico, un esponente della immonda genìa del gaming-as-a-service (GAAS) che ti obbliga a stare on-line anche quando non puoi, anche se non te ne frega assolutamente niente di andare on-line e vuoi solo giocare per conto tuo.

Blizzard ha sempre giustificato l’impostazione always-on-line di DIII con la necessità di garantire un gioco pulito da parte di tutti senza hack o cheat, di gestire la Casa d’Aste a monete virtuali e denaro reale per l’acquisto di oggettistica in-game e di permettere il passaggio dal gioco single-player a quello multiplayer senza intoppi di sorta. Indovina un pò? Il sottoscritto ha provato il multiplayer e lo ha trovato bruttissimo (il PVP è ridicolo, a dir poco), non si è mai nemmeno sognato di usare la Casa d’Aste ed è costretto a subire l’accesso a Internet obbligatorio con effetti collaterali decisamente spiacevoli.

Diablo III fa cagare

Jay Wilson, il pover’uomo che ha diretto il progetto Diablo III prima di passare ad altro, ha ammesso che la Casa d’Aste è una stronzata pazzesca e io non posso che essere d’accordo. Per quanto riguarda la sicurezza del gioco on-line, poi, in questi mesi è stata una vera gioia leggere di continui hack, exploit e somme di denaro virtuale moltiplicate a dismisura proprio per abusare del suddetto servizio economico in-game. Ancora più gioiosa è la consapevolezza del fatto che Diablo III stà per approdare su console di attuale e prossima generazione, dove oltre alle modifiche necessarie ad adattare il gioco agli scatolotti televisivi non ci sarà alcun obbligo di connettersi a Internet per giocare.

Blizzard sostiene che il requisito è stato abbandonato perché un’ampia fetta di utenti di console non è connessa in rete; beh, cara Blizzard, se ci tieni a saperlo io ho il PC quasi sempre connesso ma quando gioco ne farei volentieri a meno, soprattutto in questo periodo in cui sono costretto a convivere quotidianamente con problemi di temporanea interruzione della mia connessione a Internet risolvibili solo con il riavvio del sistema. Dei giochi in mio possesso, Diablo III è l’unico che mi obbliga a stare sempre on-line ed è l’unico che mi fa saltare i nervi quando la connessione va (puntualmente) giù e vengo sbattuto fuori dai maledetti server di questo maledetto servizio GAAS. E non pariamo delle occasioni in cui non posso giocare perché la linea ADSL ha un problema o i server di gioco sono mezzi addormentati.

Nel presentare il suo nuovo ruolo di game director di Diablo III, Josh Mosqueira
ha detto
di essere impegnato a migliorare il gioco per l’equipaggiamento in-game e i contenuti; l’unica cosa veramente importante, vale a dire l’implementazione di una modalità off-line per chi come me ODIA E SEMPRE ODIERA’ STARE ON-LINE per giocare non è stata citata nemmeno per sbaglio. Mosqueira parla del futuro di Diablo III, ma per quanto mi riguarda Diablo non ha alcun futuro nella mia vita se tu, cara Blizzard, non ti deciderai a garantire questa banale e fondamentale possibilità di indipendenza, affidabilità always-off e rigiocabilità eterna che mi aspetto da ogni singolo prodotto videoludico che acquisto. Se aspetti che io acquisti una console per avere tale “privilegio”, beh, puoi continuare ad aspettare altri 2565 anni+1…

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