I lati positivi del digital delivery

8 Marzo 2013 · Archiviato in Approfondimenti, Videogaming 

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Il futuro prossimo dei videogiochi non sarà in streaming, nel cloud, o nei giochi social disponibili on-line gratuitamente, e questo è un fatto che ho provato a spiegare di recente. L’argomento di questo nuovo post, invece, è la serie di novità positive che l’affermazione del digital delivery come strumento di distribuzione supplementare dei giochi ha portato per l’industria, gli sviluppatori e chi tali giochi li deve alla fine acquistare. In tal senso, la mancanza di una copia fisica del software ludico viene ampiamente compensata da una maggiore possibilità di scelta per tutti.

Anche chi come me preferisce acquistare un disco, una cartuccia o altro supporto commerciale ogni qual volta è possibile, non può non considerare in maniera estremamente positiva certe “hit” videoludiche disponibili esclusivamente come download digitali: i casi più recenti (e significativi) includono l’action-adventure punta-e-clicca di Telltale The Walking Dead - 8,5 milioni di episodi singoli venduti e almeno un paio di milioni di giocatori unici - il dungeon crawler di Almost Human Legend of Grimrock - 600.000 copie vendute e un seguito già in programma - l’action-RPG Bastion - 1,7 milioni di unità vendute.

Tutti i titoli sopra elencati sono il frutto della passione e delle capacità creative di sviluppatori indipendenti, sono giochi che costano denaro (non molto, in genere) e che devono essere comprati con una scelta consapevole dell’utente diversamente dal download complusivo e a costo zero rappresentato dalla produzione casual che ammorba il Web e le piattaforme mobile. Molto probabilmente, senza il digital delivery questi giochi non avrebbero mai visto la luce del giorno e lo scenario videoludico globale sarebbe ora molto più povero di spunti, idee e intrattenimento.

Così come ai nuovi giochi, il digital delivery giova altresì alla riproposizione di vecchi classici. La storica software house britannica Team17 ha annunciato un remake “HD” del platform bidimensionale Superfrog, titolo anche noto come “il Sonic per computer” pubblicato nel 1993 su Amiga e PC e presto disponibile in versione ultra-dettagliata per PS3 e PSVita su PlayStation Network. La versione originale per PC è acquistabile sullo store digitale GOG.com, e proprio il summenzionato GOG.com ha tenuto ancora una volta fede alla sua mission originale - vecchi classici su nuovi PC, niente DRM, materiale aggiuntivo a go-go - risolvendo il rebus dei diritti d’autore che bloccava la re-distribuzione dello splendido FPS-RPG System Shock 2.

Grazie al digital delivery gli sviluppatori indie fioriscono e fanno da contraltare alla ossessiva ricerca del profitto a tutti i costi perpetrata dalle grandi corporazioni quotate in borsa: un “mostro” come Electronic Arts (EA) rassomiglia sempre più a una società di investimenti finanziari che a un publisher videoludico, quindi è perfettamente lecito che la società esalti (e poi smentisca parzialmente) l’inclusione di microtransazioni e acquisti in-game - il modo strisciante, perverso e pericoloso con cui la sopraccitata produzione casual fa i soldi sui giocattoli mobile - in tutti i suoi futuri giochi.

Più sviluppatori indie attivi nell’industria videoludica significano maggiori possibilità di salvare un hobby - quello di giocare ai videogiochi, appunto - che i grossi publisher provano con tutte le loro forze a trasformare in una tortura o una fatica di Eracle. Questo triste stato di cose è vero specialmente su PC, dove la solita EA costringe gli acquirenti di SimCity (5) a stare connessi ai server remoti anche nelle partite in single-player: il disastro del lancio di Diablo III non ha insegnato nulla, e il prevedibile effetto di questa follia always-on è stato ancora una volta l’impossibilità di giocare per molti di quelli che erano stati abbastanza pazzi da buttare i loro soldi nel pozzo senza fondo dell’avida stupidità di EA.

Un recente rapporto NPD conferma infine che i giocatori (hard)”core” sono sempre più interessati ad acquistare giochi in formato digitale ma continuano a prediligere in larga maggioranza i supporti fisici nuovi e usati. Considerando che la versione digitale di un gioco per console dell’attuale generazione come Uncharted 3 richiede 87 Gigabyte di spazio su HDD, e che la prossima generazione sarà anche peggio da questo punto di vista, io sono pronto a scommettere sul fatto che la tendenza a preferire i dischi ottici continuerà ancora per molti anni a venire. Personalmente, pianifico di seguire questa strada fino alla fine dei miei giorni. Con un numero sempre crescente di download da GOG.com e sviluppatori indie, naturalmente.

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Commenti

3 Risposte a “I lati positivi del digital delivery”

  1. Emanuele il 10 Marzo 2013 12:37

    Volevo commentare più degnamente l’articolo… ma poi una cosa ha cominciato a rimbombarmi in testa: 87 GB ???!!!! 87???!!!!!!! O_o …. mi sa che son rimasto un po’ troppo indietro…


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 10 Marzo 2013 15:07

    Yep, 87…. 40 e passa Gigabyte sono solo per il “dump” del Blu-ray originale, il resto credo siano per l’installazione e i contenuti aggiuntivi (DLC). Piuttosto pesante, questo futuro always-on di cloud gaming nevvero? :-P


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  3. Emanuele il 10 Marzo 2013 15:16

    mah… ad occhio e croce direi che, lasciando tutto acceso ininterrottamente, con la mia connessione superschifo deluxe, orgogliosamente Telecom powered, dovrei finire un simile download in soli 15 giorni o giù di lì … si, assai probabile che un futuro del genere sia in qualche modo allettante

    ah, come adoro i miei amati emulatori :P


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