La vostra amichevole (e franca) guida all’Edizione Introduttiva di Diablo III

21 Luglio 2012 · Archiviato in Guide & Recensioni, Videogaming 

Classi e Abilità non personalizzabili

Diablo III da al giocatore la possibilità di scegliere il proprio personaggio fra cinque classi differenti, e devo dire che il mix preparato da Blizzard risulta interessante e variegato a sufficienza: la Maga è un’esperta utilizzatrice di devastanti incantesimi e arti arcane, il Monaco è un guerriero da mischia che trae forza dalla sua fede e dal suo spirito interiore, la Cacciatrice di Demoni è una sopravvissuta specializzata nell’uso di doppie balestre e trappole, il Barbaro è un colosso muscoloso capace di stroncare qualsiasi bestia infernale, lo Sciamano è un evocatore di pestilenze, maledizioni e cani zombi. Per ogni classe di personaggio è possibile scegliere la versione femminile o quella maschile.

Purtroppo per gli aficionado dei CRPG, Blizzard ha scelto di trasformare una altrimenti ottima selezione di personaggi in una sfilata di belle statuine su cui il giocatore ha davvero poco controllo: come ho già detto le caratteristiche base vengono assegnate automaticamente al raggiungimento di un nuovo livello, mentre il sistema di abilità e quanto di più diverso si potesse pensare rispetto alla tradizione della serie. Sparito l’albero delle abilità, ora le skill vengono “sbloccate” dal gioco a ogni passaggio di livello e il giocatore può selezionarle in ogni momento a suo totale piacimento.

Il miglior termine per descrivere il sistema di skill di Diablo III è “semplicistico“: le abilità primarie sono assegnate al tasto sinistro del mouse, le secondarie a quello destro, 4 tipi di abilità specifiche per ogni classe (due delle quali accessibili nella Starter Edition) sono assegnate ai numeri 1, 2, 3 e 4 sulla tastiera ed è possibile attivare tre abilità passive in contemporanea. Ogni abilità ha i suoi tempi di ricarica e il suo costo in “energia” secondaria, vale a dire quella sfera in basso a destra che diversamente dalla sfera della vita ha caratteristiche e modi di utilizzo diversi per ogni classe.

Diablo III - screenshot 22 Diablo III - screenshot 23 Diablo III - screenshot 24

Il sistema è molto più difficile da spiegare che da usare: un’abilità primaria (generalmente quella che serve a picchiare i mostri) ricarica la scorta di energia (es.”Furore” per il barbaro o “Potere Arcano” per la maga), mentre quelle secondarie e specifiche di classe “costano” una certa quantità della succitata energia. E’ quasi tutto qui: non esiste alcuna possibilità di costruire “build” personali di personaggio facendo progredire particolari skill rispetto ad altre, tutto è modificabile a piacimento in ogni momento e l’unico modo di variare il comportamento delle skill base (e quindi del personaggio) è selezionare una runa di potenziamento tra quelle (automaticamente) sbloccate al livello corrente.

Diablo III - screenshot 25 Diablo III - screenshot 26 Diablo III - screenshot 27

E’ una ricetta molto povera, e parecchio diversa da quella che molti appassionati di Diablo II si aspettavano da 10 anni a questa parte: il nuovo sistema è certamente accessibile a una platea di pubblico più ampia, ma l’impossibilità di esercitare un maggiore controllo sulle caratteristiche e le abilità dei personaggi lascia l’amaro in bocca e fa venire voglia di ritornare a giocare il precedente capitolo della saga. E’ il “Facebook Diablo”, il Diablo per la (de)generazione Facebook che non ha sufficienti capacità mentali per concentrarsi su qualcosa di più profondo di un aggiornamento di stato sulla cacca appena fatta in bagno.

Diablo II - screenshot 1 Diablo II - screenshot 2 Diablo II - screenshot 3

Diablo II - amarcord

Molto Action, poco RPG

Dopo alcune settimane passate in compagnia della Starter Edition di Diablo III mi sono convinto di una cosa: il nuovo “action RPG” di Blizzard è un semplice titolo d’azione che ha davvero pochissimo a che spartire con un gioco di ruolo tradizionale, ennesima trasformazione di un genere che è sempre stato criticato dai “puristi” degli RPG per il suo eccesso di semplicità e la focalizzazione quasi esclusiva sul combattimento e che ora diventa (se possibile) persino più semplice e immediato.

Diablo III - screenshot 28 Diablo III - screenshot 29 Diablo III - screenshot 30

Non sussistessero altri ostacoli a rovinare l’esperienza, Diablo III sarebbe comunque un gioco godibile dove le dinamiche “hack’n slash” sono state filtrate e distillate fino a raggiungere un altissimo grado di purezza, il sistema di “looting” è sufficientemente appassionante per non sfigurare in confronto alla tradizione della serie (e a quello di Diablo II in particolare), lo sterminio di innumerevoli avversari demoniaci con altrettanto innumerevoli click del mouse dà soddisfazione e le quest mantengono l’interesse minimo necessario a proseguire nell’avventura.

Ma anche senza considerare il sistema di skill minimale, la soundtrack opaca, i dialoghi ridicoli e l’obbligo di essere sempre connessi a Internet per giocare in single player, Diablo III è gravato da ogni genere di problema strutturale: il gioco è troppo facile e una volta raggiunto lo scontro con il Re Scheletro il proprio personaggio è già diventato praticamente invincibile. Stando a quanto si legge in rete la sfida non si fa impegnativa se non a livelli di difficoltà superiori, sbloccabili dopo aver completato tutti e quattro gli Atti del gioco.

Diablo III - screenshot 31 Diablo III - screenshot 32 Diablo III - screenshot 33

A quel punto, dicono le cronache telematiche, occorre andare alla caccia di attrezzatura sufficientemente potente da riportare l’equilibrio tra ambiente di gioco ostile e giocatore. Allora sorge un ulteriore problema, vale a dire la Casa d’Aste dove è possibile acquistare parti della suddetta attrezzatura per cifre che arrivano anche a qualche centinaio di dollari. Blizzard guadagna una percentuale su ogni transazione in denaro reale, e l’intero gameplay di Diablo III (inclusa la probabilità di trovare oggetti rari e armi potenti) sembra essere stato costruito per assicurarsi che il numero di transazioni sia alto e remunerativo.

Diablo III non sarebbe insomma nient’altro che un sistema messo in piedi per fare soldi, non un “videogioco”, non un prodotto ma una sorta di servizio di gioco d’azzardo dove il banco (cioè Blizzard) vince sempre. Che il gioco abbia qualcosa che non va se ne sono accorti in molti, tanto che dopo un solo mese il numero di giocatori attivi sui server si era ridotto a una frazione delle copie vendute: il trend è inesorabilmente negativo ed è oramai evidente che solo in pochi sono disposti a sottostare al ricatto economico di Blizzard per “godere” del servizio offerto in bundle con il disco di installazione di Diablo III.

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In attesa di sapere cosa Blizzard abbia intenzione di fare quando parla di “end-game sostenibile a lungo termine” per un gioco che in teoria non è un MMOG, la mia esperienza con l’Edizione Introduttiva - assolutamente priva di un qualsiasi contatto con la Casa d’Aste - si è conclusa con sensazioni agrodolci: Diablo III è un Diablo minore, un videogioco menomato dalla infrastruttura on-line ma è pur sempre Diablo, e finché avrò la possibilità di giocare da solo (senza nemmeno sfiorare la Casa d’Aste e l’e-commerce di oggetti in-game) sarò disposto a investire una (piccola) parte del mio prezioso tempo nel dare la caccia alle creature vomitate dall’Inferno. L’esperimento Diablo III è fallito, evviva Diablo III.

Diablo III - Edizione per Collezionisti

Diablo III - Edizione per Collezionisti (Battle Chest di Diablo II non inclusa)

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