La favola dei lupi, degli asini e delle pecore

10 Giugno 2012 · Archiviato in Babel fish, Politica & Società 
Questo articolo è parte della serie Made in Italy

Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Tanto tempo fa, in un paese lontano situato al centro del Mar Mediterraneo, vivevano tre diverse razze di animali: i lupi, gli asini e le pecore. Le pecore rappresentavano la maggioranza della popolazione, 60 milioni di esemplari mansueti e ubbidienti alla perenne ricerca di un pastore a cui affidare la gestione dell’intero gregge nazionale. Diversamente dalle pecore, i lupi erano una sparuta minoranza che voleva solo sbranare, consumare, sfruttare le pecore e le risorse del paese per garantirsi in eterno lo status di bestie superiori.

Nei molti decenni seguiti alla proclamazione della Repubblica delle Pecore, i lupi avevano portato avanti la loro missione di vita con una efficacia micidiale: le pecore, mansuete e ubbidienti come sempre, vivevano, producevano e procreavano, quasi ignare del fatto che poche bestie dalle zanne aguzze saziavano il loro appetito consumando tutto quello su cui posavano gli occhi. Poco a poco, la fame senza fine dei lupi aveva divorato risorse, campi, erba verde, aveva preso persino il posto dei pastori che avevano il compito di far andare avanti la vita fatalmente placida delle pecore.

Non tutti i lupi avevano gli occhi iniettati di sangue, e alcuni dei cani famelici che avevano schiavizzato le pecore - pochi esemplari generalmente trattati con disprezzo dai loro simili - si erano col tempo convinti della necessità di garantire quello che la maggioranza degli animali chiedeva: erba fresca, un posto dove vivere e far crescere una famiglia senza il rischio di finire sbranati da bestie selvatiche in attesa accanto al giaciglio.

Poi all’improvviso, nel volgere di poche lune, le condizioni di vita nel paese lontano erano peggiorate come mai avevano fatto in passato: le pecore trovavano sempre meno campi su cui pascolare e sempre meno erba fresca da poter brucare, al punto che i lupi cominciarono a temere per la loro sopravvivenza: tanta e tale era la devastazione apportata al paese, alle sue risorse e al suo futuro - pensavano i lupi - che le pecore avrebbero potuto improvvisamente ridestarsi dalla loro naturale mitezza e accorgersi delle reali conseguenze dell’esistenza delle bestie dalle zanne aguzze.

Incapaci, per evidente sproporzione numerica, di sbranare tutte le pecore che avessero osato sollevarsi e contestare il loro silenzioso impèrio, i lupi ebbero un’idea: eleggere, davanti ai grandi schermi che le pecore guardavano ipnotizzate durante la maggior parte delle loro ore libere, un nuovo animale che avrebbe avuto il compito di fare il pastore e permettere alle pecore di continuare la loro vita placida, semplice, ignara della brutale realtà delle cose e del loro vero posto nella piramide alimentare del paese.

Il Megaleader by Tiziano Toniutti. La rivincita delle pecore.

Gli asini erano l’alibi perfetto per i lupi: mentre le bestie fameliche si riorganizzavano dietro le quinte e preparavano nuove razzie di campi, cibo e carni vive della popolazione ruminante, i somari non dovevano far altro che ripetere più e più volte parole vuote di senso (”crescita”, “rigore”, “europa”), amministrare le risorse con semplici operazioni aritmetiche di addizione e sottrazione (senza però intaccare minimamente le risorse che i lupi pretendevano fossero di loro esclusiva proprietà) e più in generale continuare a rassicurare le pecore sul fatto che presto tutto sarebbe migliorato, i campi sarebbero tornati a fiorire e l’erba verde sarebbe ricomparsa a tutti gli angoli dello sfortunato e disastrato paese.

Ma i lupi erano stati troppo ottimisti sulle capacità di recupero del paese martoriato da decenni di saccheggi: nonostante gli asini svolgessero in maniera impeccabile il loro compito di agenti soporiferi, nel corso dei mesi la situazione non faceva che peggiorare, peggiorare e peggiorare ancora. L’erba non ricresceva, i campi erano impraticabili e nemmeno i grandi schermi ipnotizzatori riuscivano più a contenere il malcontento e la perdita di fiducia che serpeggiavano nella un tempo felice e ignara popolazione delle pecore.

I lupi tremavano, le parole vuote degli asini non incantavano più nessuno e il numero delle pecore desiderose di sapere la verità era in costante aumento. Alcune di queste pecore, più astute delle altre ma senza il desiderio sanguinario di massacro e razzìa innato dei lupi, avevano cominciato ad additare le bestie dai denti aguzzi come i principali responsabili del disastro del paese. Sentendo i loro privilegi di animali superiori minacciati, i lupi - mascherati da pastori mansueti e fedeli alla missione di risanamento apparentemente portata avanti dagli asini - si erano impegnati in una campagna di discredito senza precedenti contro le poche pecore che dimostravano di avere il coraggio di ribellarsi contro il loro dominio.

Quella pecora vuole fare il Megaleader!“, gridavano i lupi mascherati dai grandi schermi che non ipnotizzavano più nessuno, “quel nemico della politica (il nomignolo con cui i lupi si identificavano più spesso) non pensa al Bene del Grande Gregge Nazionale!” e via così in una serie di grida sempre più indistinte, sempre meno importanti, vuote come le parole d’ordine che gli asini seguitavano a ragliare inascoltati. Il desiderio di conoscere la verità e cambiare le cose si era diffuso come un cancro, risvegliando una massa critica di pecore finalmente consapevoli dell’esistenza dei lupi e delle loro gravi responsabilità.

Durante l’ultimo periodo del loro regno di sangue (sangue di pecora), le bestie dalle zanne aguzze avevano provato in ogni modo ad arginare l’avanzata delle pecore stanche di rivestire il ruolo di carne da macello. Ma era stato tutto inutile, perché nel giorno della Grande Elezione del Governo dei Pastori le pecore astute avevano raccolto quasi un quarto dei voti del gregge nazionale. Unendo le loro forze a quelle dei pochi lupi disposti ad agire per il bene del paese (”estremisti di sinistra” era stato il disperato insulto finale latrato dalle bestie dai denti aguzzi), le pecore avevano conquistato la maggioranza relativa dando vita a un Governo di Pastori che avrebbe arato i campi e fatto crescere di nuovo l’erba là dove prima c’erano solo cemento, abbandono e devastazione.

Ma questa è un’altra storia…

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Commenti

3 Risposte a “La favola dei lupi, degli asini e delle pecore”

  1. Engelium il 10 Giugno 2012 21:42

    Post particolarmente ispirato come non ne facevi da tempo … e mi sa che ormai siam tutti qui curiosi di vedere come finisce questa storia


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 10 Giugno 2012 21:44

    Anche io sono curioso di vedere come finisce la storia: infatti non vedo l’ora che arrivino le elezioni politiche del prossimo autunno :-P


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  3. Andrea il 2 Luglio 2012 17:28

    Ragazzi, il paese ha bisogno di persone che facciano la loro parte, non state a guardare ;)


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