A.D. 2012, a Washington D.C. va in mostra l’Arte dei Video Game

14 Dicembre 2009 · Archiviato in Notizie, Videogaming 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web Se il mondo non cesserà di esistere prima con un gigantesco eppur minuscolo peto galattico, nel 2012 c’è un appuntamento da fissarsi sull’agenda per chi avrà la fortuna di trovarsi dalle parti di Washington D.C. Nella capitale degli Stati Uniti, e più precisamente presso il prestigioso Smithsonian American Art Museum, si terrà (tra il 16 marzo e il 9 settembre 2012) la mostra The Art of Video Games, un percorso sistematico, interattivo e visivamente ricco incentrato sulla storia dei primi 40 anni del medium videoludico.

I videogame“, recita l’introduzione alla mostra sul sito del museo, “sono cresciuti sino a diventare una parte significativa della nostra cultura dall’introduzione dei primi giochi domestici nei primi anni ‘70. Più del 70% dei nuclei familiari americani gioca regolarmente con i videogame, e molte famiglie hanno ora due generazioni di utenti di computer, e giocatori, in casa“. La mostra è evidentemente rivolta prima di tutto al pubblico americano, ma considerando i livelli di penetrazione dell’entertainment interattivo in tutto il mondo e la dimensione tipicamente cosmopolita del suo sviluppo e consumo si può star certi della validità universale dell’evento.

Giusto qualche giorno fa accennavo a Braid, e al fatto che la classificazione del piccolo capolavoro di Jonathan Blow come “arte” non sia poi così campata in aria anche per uno come me che tenderebbe a non dare alcun valore artistico ai videogame - pur giocandoci da più di 20 anni, beninteso. Nel continuo dibattito su giochi elettronici e arte lo Smithsonian di Washington si schiera senza alcun dubbio sostenendo che “nello stesso modo di film, animazione e performance, essi possono essere considerati un’avvincente e influente forma di arte narrativa“.

Smithsonian American Art Museum

I videogiochi usano immagini, azioni, e la partecipazione del giocatore per narrare storie e coinvolgere le proprie audience” recita il sito del museo, e se altri istituti hanno già esplorato l’arte ispirata ai videogame in passato la mostra dello Smithsonian sarà “la prima a indagare in maniera esauriente l’evoluzione dei videogame veri e propri come mezzo artistico“. Dal venerando Atari VCS/2600 sino alla PlayStation 3 (e l’Xbox 360 e la Wii, aggiungerei io), “The Art of Video Games mostrerà lo sviluppo degli effetti visivi e dell’estetica nel corso di quattro decadi, l’emergere dei giochi come mezzi per raccontare storie, l’influenza degli eventi mondiali e della cultura popolare sullo sviluppo dei giochi, e l’impatto che questi possono avere sulla società“.

Curata dall’esperto dell’industria videoludica e founder di PastPixels Chris Melissinos, la mostra The Art of Video Games metterà a disposizione del pubblico materiale passivo (video delle fasi di gioco, interviste con sviluppatori e artisti, “grandi stampe di screenshot“, console videoludiche storiche) accanto a una parte in cui i visitatori verranno coinvolti in maniera diretta grazie a “una selezione di sistemi di gioco funzionanti” tutti da provare. Visto l’argomento della mostra non potrebbe essere altrimenti, e il museo pianifica di coinvolgere ulteriormente il pubblico chiedendo assistenza “con la selezione di materiale per la rappresentazione indicando i giochi più rappresentativi di particolari momenti nella timeline generale“.

The Art of Video Games si inserisce di diritto nel crescente interesse mostrato dagli istituti culturali internazionali verso i videogame, la loro preservazione e presentazione in quanto espressione di qualcosa di più del “semplice” business di un’industria multi-miliardaria che tende a bruciare in fretta (e male) quello che produce. Istituti come la Library of Congress negli USA, il National Media Museum in UK o l’Archivio Videoludico della Cineteca di Bologna in Italia a cui va il merito di aver aperto la strada a una considerazione di più alto profilo del medium videoludico e della sua importanza per la cultura popolare nel suo complesso.

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