L’admin di hotud.org: “Home of the Underdogs è ancora vivo”


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Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Lord Pall, amministratore dell’erede spirituale del sito di abandonware Home of the Underdogs, mi ha inviato nei giorni scorsi una e-mail comunicandomi che i lavori per spingere in avanti il quasi-defunto progetto di Sarinee Achavanuntakul continuano a pieno ritmo. “Siamo ancora vivi con la maggior parte dei giochi in elenco, una parvenza di community, e un buon numero di utenti che ha aggiunto giochi e recensioni“, scrive Lord Pall, dicendo che c’è ancora molto lavoro da fare ma lo sviluppo del sito procede come sperato.

Nonostante le polemiche e la scissione dei sostenitori del ritorno on-line di HotU, trovatisi in disaccordo sul tipo di piattaforma web da utilizzare e sulle modalità di gestione del materiale del sito, hotud.org non solo è riuscito a ricostruire il database del portale di abandonware originale ma ha anche cominciato a mettere in pratica le linee guida fissate da Fringer aka Achavanuntakul sul coinvolgimento attivo degli utenti nell’estensione dell’archivio di giochi, file e download. Home of the Underdogs è tornato, con un’interfaccia diversa e un hardware aggiornato ma con lo stesso obiettivo di essere il punto di riferimento per l’abandonware e i videogame classici nel complesso.

Che Lord Pall & colleghi si stiano impegnando per realizzare tale obiettivo è fuori discussione, quel che mi risulta più difficile comprendere alla luce dell’attuale situazione del retrogaming su PC è la necessità di un tale sforzo, se valga cioè la pena aspettarsi che Home of the Underdogs svolga anche in futuro lo stesso ruolo che aveva più di 3 anni fa. Da quando Fringer ha lentamente ma inesorabilmente lasciato morire di inedia l’HotU originale le cose sono cambiate radicalmente, da interesse di nicchia il retrogaming si è trasformato in una realtà commerciale su PC e console e la stessa community dell’abandonware è maturata e cresciuta molto.

Home of the Underdogs - logo

Al confronto con i molti siti attualmente attivi che si occupano di gaming classico, la nuova incarnazione di HotU appare non come un passo avanti bensì come due passi indietro: le fonti di informazioni, download, screenshot, guide tecniche e recensioni sono tante, alcuni portali come Abandonia e The Good Old Days possono contare su un buon mix di materiale da consultare e base di utenza e soprattutto sul fatto di essere community vive qui e adesso, non già il risultato di un tentativo di rianimazione fuori tempo massimo.

Invece HotU che cosa ha da offrire? Screenshot microscopici, un’interfaccia a tinte blu-violaceo e un archivio di download che dal punto di vista dell’utente non di rado sortisce effetti collaterali imbarazzanti: non è affatto piacevole tirare giù The Humans o anche un classico come Flashback e scoprire che nel bel mezzo del secondo livello il crack smette di funzionare e devi metterti a cercare una versione funzionante del software. E non credo che questi siano gli unici due problemi di cui soffre il sito. In quanto alle recensioni e al materiale pubblicato dagli utenti, poi, i migliori siti di abandonware non aspettano altro che il coinvolgimento attivo di videogiocatori e visitatori.

Home of the Underdogs, in definitiva, non sembra affatto destinato a essere quel grandioso archivio di videogame che Lord Pall ha detto di voler costruire perché ha fondamenta troppo fragili e mal assortite. Certo, lo sforzo di mantenere un archivio liberamente accessibile di software dal valore storico va sempre apprezzato, e da questo punto di vista HotU non è diverso da tutti gli altri siti del genere. Ma nella sua forma attuale si tratta solo di uno dei tanti e non della “risorsa definitiva dell’abandonware” come veniva considerato tempo fa.

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