L’Italia è pronta per la sua “three strike law”

1 Giugno 2009 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebQualche giorno fa, riassumendo i tanti sforzi fatti dai politici italiani per censurare Internet e radere al suolo i diritti civili dei cittadini della rete, coglievo anche l’occasione per anticipare quello che sarebbe potuto succedere in futuro dopo l’approvazione definitiva della famigerata three strike law da parte del parlamento francese. Quanto è avvenuto nei giorni scorsi non fa che confermare la giustezza di quelle previsioni e apre, anche in Italia, le porte alla resa definitiva del diritto e del bene comune agli interessi di parte dei parassiti del copyright.

Il politico Gabriella Carlucci, che come detto in precedenza ha presentato una proposta per abolire l’anonimato in rete per meglio difendere i diritti d’autore dalla “pirateria” digitale, è una pericolosa iattura per la Internet nostrana e merita in pieno il premio Big Brother Award Italia 2009, assegnatole il 23 maggio dal Progetto Winston Smith in due diverse categorie “anti-Internet”. Ma dove non riescono (ancora) ad arrivare i politici ecco che si fanno avanti direttamente le lobby dell’industria del copyright, leste a minacciare i provider e chiedere l’identificazione dei “pirati” che scaricano a sbafo su Internet.

La Federazione Anti-Pirateria Audiovisiva (FAPAV) ha nei giorni scorsi inviato una diffida ufficiale a Telecom Italia S.p.A., la società monopolista delle telecomunicazioni italiane e il maggior fornitore di accesso a Internet del paese, “chiedendo l’adozione di opportuni accorgimenti informatici volti a impedire le violazioni del Diritto d’Autore sulla rete Internet, sia bloccando l’accesso a quei siti attraverso i quali vengono messi a disposizione contenuti illeciti e sia comunicando agli utenti della rete l’illiceità della loro condotta“.

FAPAV, di cui fanno parte tra gli altri i maggiori network televisivi italiani (RAI, la Mediaset di Silvio Berlusconi, Sky TV) e le organizzazioni dell’industria audiovisiva come ANICA, AGIS, UNIVIDEO (il cui presidente Davide Rossi ha dettato alla Carlucci la proposta per l’abolizione dell’anonimato in rete) ed MPA, sta sostanzialmente tentando di imporre al più importante ISP del paese la schedatura di massa degli internauti e l’adozione di una politica di avvisi in tutto simile alla legge HADOPI/dottrina Sarkozy francese, chiedendo inoltre che Telecom “comunichi alle Autorità di Pubblica Sicurezza i dati idonei a consentire a quest’ultima di adottare gli interventi di sua competenza“.

FAPAV - logo

Con quest’ultima frase FAPAV vorrebbe provare ad aggirare il criticismo alimentato in Europa dal fantasma della three strike law/legge HADOPI, chiamando direttamente in causa le forze dell’ordine e dando l’impressione di voler agire nel pieno rispetto della legge e non contro di essa. FAPAV si comporta così memore del ben noto precedente dei casi Peppermint Jam/Techland, dove il tribunale Roma aveva stabilito per i provider il diritto di non diffondere i dati confidenziali sulle connessioni dei propri clienti quando a chiederlo erano organizzazioni impegnate in tracciamenti telematici illegali in violazione della privacy dei netizen.

Poco importa che l’organizzazione anti-pirateria snoccioli i soliti, esorbitanti dati sui presunti danni della pirateria telematica (”pari a circa 530 milioni di euro” nel solo 2008, secondo la FAPAV), alla diffida Telecom ha risposto sostenendo di aver sempre “agito nel pieno rispetto della normativa vigente” e citando le sentenze dei suddetti casi Peppermint Jam/Techland come risposta alle pretese delatorie delle lobby del copyright.

Al di là del singolo caso, comunque, val la pena sottolineare la crescente sfrontatezza delle suddette lobby, spinte dal “successo” francese dell’approvazione della three strike law a spendersi per la sua adozione anche in Italia, pronte a pretendere la disconnessione forzata degli utenti senza curarsi del pronunciamento del parlamento europeo sull’accesso a Internet come diritto umano fondamentale. A conti fatti l’iniziativa di FAPAV rappresenta poco più di una minaccia senza particolari conseguenze pratiche, ma il clima da caccia alle streghe che l’ha alimentata produrrà sicuramente nuove iniziative e proposte di legge anti-Internet e pro-copyright nel prossimo futuro.

Sfoglia la serie«Lo psicodramma del P2P tra The Pirate Bay e “three strike law”La guerra sporca contro il file sharing»
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