Browser war: Firefox vince, IE perde, Chrome ha finalmente un piano

29 Marzo 2009 · Archiviato in Approfondimenti, Networking 
Questo articolo è parte della serie Browser war

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Il fulmine a ciel sereno del lancio di Chrome non avrà forse fatto guadagnare una cifra enorme di market share al nuovo venuto, ma gli spasimi e l’indubbia accelerazione evolutiva scatenati dalla distribuzione del browser made-in-Google si riverberano con forza crescente sulla nuova guerra per il controllo della porta di accesso al network telematico globale. Per ora i numeri danno ancora ragione a Mozilla e al suo panda rosso, ma in futuro le cose si faranno più complicate allorché Google avrà giocato una delle sue carte migliori per trasformare Chrome da eccentricità per pochi a forza di conquista del settore mainstream.

Il piano di Google

La notizia di maggiore rilevanza con cui il mercato dei browser ha chiuso il 2008 è stata infatti la conferma della volontà, da parte di Google, di siglare accordi con i maggiori costruttori OEM di PC per installare Chrome come browser predefinito per la navigazione sul web. Così facendo Mountain View si comporterebbe esattamente come Microsoft ai tempi di Windows 95, che integrando in maniera permanente Internet Explorer all’interno del sistema operativo riuscì a spodestare Netscape monopolizzando così il settore.

Il panorama dei browser del 2008 è enormemente diverso, però, e la mossa di Google potrebbe essere interpretata come un’iniziativa a tutto vantaggio della concorrenza e della possibilità di scelta per i consumatori. Quando si parla di cose di rete la visibilità del marchio di Mountain View non è seconda a quella di Redmond, e anche se nulla è scontato è facile prevedere che la continua perdita di utenza da parte di IE subirebbe un’accelerazione notevole nel caso in cui alle indiscrezioni seguissero i fatti e il Google-browser finisse sui PC brandizzati Dell, HP o quant’altro.

Dopo i primi mesi passati in apparente stato confusionale, in cui l’iniziale aggressività del piano di conquista di Chrome si era stemperata in risultati pratici mediocri e nessun cenno alla volontà di lanciare affondi diretti ai competitor, Google ha reso chiaro a tutti di voler fare dannatamente sul serio e di considerare Chrome come uno strumento fondamentale per il suo futuro. Il progetto è stato persino “promosso” fuori dallo stato di beta, cosa assolutamente insolita per una società che tende a classificare molte delle sue appliance come un work-in-progress permanente, in virtù dei tanti update seguiti alla release iniziale, della stabilità migliorata e delle performance superiori.

Chrome goes OEM

Fonte immagine: oneComics

Google sta spingendo l’adozione del suo browser quanto più è possibile, cominciando ad esempio a sostituire Firefox con Chrome come scelta predefinita nel bundle di Google Pack. Lo sviluppo del software procede a ritmi sostenuti e Chrome continua a implementare caratteristiche innovative come la tecnologia Native Client, un interprete pensato per far girare codice macchina per piattaforme x86 direttamente nel browser così da “fornire agli sviluppatori web accesso alla piena potenza della CPU del client mantenendo nel contempo la neutralità propria del browser, la portabilità tra i sistemi operativi e la sicurezza che gli utenti si aspettano dalle applicazioni web“.

Google continua poi a farsi vanto delle superiori performance del suo browser e dell’engine JavaScript V8, sostenendo che l’ultima revisione del codice è il 25% più veloce della versione precedente nel benchmark di V8 e il 35% più performante nei test SunSpider. Google dice che ora Chrome è due volte più veloce di quanto non fosse con la prima beta rilasciata a settembre.

Lacrime su Microsoft

Internet Explorer, nel frattempo, non fa che perdere terreno sul concorrente diretto vale a dire Mozilla Firefox, che secondo le stime di StatsCounter all’inizio di marzo risultava essere il primo browser non-Microsoft ad aver superato il market share di IE 6, salendo oltre il 24% mentre quest’ultimo scendeva al di sotto del 23%. Firefox 3 è il secondo browser più popolare dopo IE 7, il gap tra i due diminuisce a vista d’occhio e del fatto si avvantaggia notevolmente anche Google grazie all’accordo con Mozilla sul motore di ricerca predefinito del panda rosso.

A parte la concorrenza impietosa di Firefox, in questo periodo Microsoft deve guardarsi soprattutto dalle regolamentazioni antitrust dell’Unione Europea: chiamata in causa da una denuncia di Opera per condotta anti-competitiva, Redmond prova a evitare l’ennesima multa colossale modificando radicalmente l’integrazione di IE con gli OS Windows e prevedendo, a partire dal prossimo Windows 7, la possibilità di disinstallare con facilità il browser dal sistema.

Fosse dipeso dalla sua volontà, la corporation non avrebbe certamente pensato di offrire tanta libertà di azione agli utenti della piattaforma Wintel, considerando che come detto all’inizio la completa fusione di IE in Windows è da sempre la causa principale della predominanza del browser sui prodotti concorrenti. Costretta a cedere sulla disinstallazione di IE, minacciata da possibili accordi tra Google e i produttori OEM Microsoft non può fare altro che provare a sua volta a innovare con la nuova versione di Internet Explorer.

La release 8 di IE è uno shock per quanto riguarda la compatibilità con siti web grandi e piccoli, tende ad andare in crash con facilità ma è stata costruita a partire da un engine completamente rinnovato e, a detta di Microsoft, molto più rispondente agli standard web di quanto fosse in passato. Forse persino troppo, visto che è stato necessario prevedere la disponibilità di un layer di rendering basato su IE 7 per evitare di rendere il prodotto inutilizzabile e implementare una “blacklist” di siti incompatibili da visualizzare automaticamente con il succitato layer secondario.

Browser - statistiche

Se dal punto di vista dell’interfaccia IE 8 va in direzione diametralmente opposta alla spartana semplicità di Chrome, dietro le quinte il browser Microsoft sposa lo stesso approccio tecnologico creando un nuovo processo di sistema per ogni scheda aperta, implementando protezioni contro il phishing e gli attacchi XSS e provando più in generale a garantire una maggiore robustezza all’esperienza di navigazione. Microsoft sostiene di aver sviluppato il browser più veloce, ma nei test JavaScript di terze parti IE 8 continua a essere surclassato da Chrome e Firefox.

Il presente e il futuro di Mozilla

Quale che sia il reale valore del nuovo Explorer, a ogni modo, la sua distribuzione non sembra aver sortito effetti di particolare importanza sulla crescita della base di utenza di Firefox: nel giorno di lancio IE 8 ha conquistato l’1,39% di market share, pescando utenti soprattutto tra quanti già utilizzavano IE 7. Si è trattato di un lancio “sottotono”, come lo descrive Aodhan Cullen di StatsCounter, qualcosa di molto lontano rispetto a quanto successo in occasione della distribuzione della versione finale di Firefox 3, passata in tre giorni dal 7,8% al 18,9% e surclassando IE 6 in questo mese.

A oggi IE 8 non ha cambiato praticamente nulla nei trend da tempo esistenti nel mercato dei browser, e con tutta probabilità la prossima versione del panda rosso continuerà la serie di successi inanellati in questi anni da Mozilla grazie al già trattato engine JS TraceMonkey, capace di rivaleggiare ad armi pari con V8 di Google, e a una serie di caratteristiche inedite come i thread JS multipli, il supporto al tag <video> delle specifiche HTML 5, il supporto ai formati open source Ogg Vorbis (audio) e Theora (video) e miglioramenti tecnologici sostanziali rivolti agli sviluppatori web.

Le migliorie del nuovo Firefox sono tali che Mozilla ha deciso di modificare la numerazione di versione, passando direttamente dalla 3.0 alla 3.5 invece che alla 3.1 come inizialmente preventivato. Il futuro immediato del panda rosso appare roseo (ridete, grazie), a essere meno certe sono le strade che la fondazione deciderà di intraprendere per smarcarsi dalla ingombrante partnership economica con Google, che attualmente vale l’88% dei suoi ricavi annuali (erano 75 milioni di dollari nel 2007).

Firefox - logo

Mitchell Baker, ex-CEO e ora presidente di Mozilla, ha recentemente evidenziato alcune delle possibili alternative ai finanziamenti di Google inclusa la sostituzione del motore di ricerca di default del browser, la monetizzazione delle estensioni e dei plug-in e Fennec, il nenonato browser mobile (parente stretto di Firefox) arrivato nei giorni scorsi allo stadio di beta 1. “Ci sono state molte più opportunità di fare soldi di quante le persone si immagininoha detto Baker a BusinessWeek, e in un caso una non meglio precisata società “ha offerto un assegno in bianco” per sostituire il motore di ricerca di Google.

Gli analisti sono concordi nell’asserire che la partnership tra Mountain View e Mozilla serva più a quest’ultima che alla prima, e anche se Baker si dice ottimista sul rinnovo della collaborazione dopo il 2011 (anno in cui scade l’accordo attuale) sono tanti i segni, piccoli ma evidenti, di un matrimonio che sta per andare in pezzi. Google, oramai, considera Firefox come una seconda scelta rispetto al “suo” Chrome, e la versione in russo del browser Mozilla sostituirà Google con Yandex, il più grande motore di ricerca della Internet russa. Non c’è più amore nella relazione tra Google e Mozilla, chi paga le bollette ha una nuova, più giovane fiamma e la moglie insofferente è alla ricerca di un buon partito con cui cominciare una nuova vita.

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