Nel nome del Principe… di Persia

23 Marzo 2009 · Archiviato in Babel fish, Cinema 

Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Se c’è qualcosa su cui si può fare affidamento affinché l’adattamento cinematografico della saga videoludica di Prince of Persia non finisca per essere un obbrobrio indecoroso è il coinvolgimento diretto del game designer, sceneggiatore, regista e narratore Jordan Mechner. Chi come me è cresciuto con il mito dei platform/adventure game, e con quello di PoP in particolare, sicuramente pensa con un misto di terrore e speranza al 28 maggio 2010, data di distribuzione della pellicola che per prima potrebbe fare da degna continuazione sul grande schermo di un archetipo videoludico genuino.

Mechner ha sempre voluto lavorare per Hollywood, e al di là dei salti e dei combattimenti PoP è un gioco al cui cuore batte una storia epica di spade e avventura. Lo era nel 1989 e ha continuato a esserlo con il reboot in 3D de Le Sabbie del Tempo nel 2003, il fatto che ci sia voluto tanto per tirarne fuori un film può essere ottimisticamente giudicato come la prova che alla fine le cose andranno nel migliore dei modi e il Principe conquisterà anche la settima arte.

Ho già scritto e qui ripeto che Jake Gyllenhaal non mi sembra esattamente il massimo nel ruolo del protagonista, la speranza è che il mio rimanga un pregiudizio fine a se stesso troppo influenzato dagli scatti a fermo dell’attore come quelli pubblicati di recente. Sia come sia la macchina dell’hype si è messa in moto e non può più essere fermata, il poster del film spunta nei posti più improbabili e Mechner ha sicuramente fatto quello che poteva per rendere l’esperienza all’altezza della fama del Principe.

Prince of Persia - sketch di Jordan Mechner

E’ interessante notare come nel passare dal medium videoludico a quello cinematografico, Mechner si sia trovato a fare i conti con questioni fondamentali e banali assieme come la ricerca di un nome adeguato all’eroe di questa storia, una caratteristica che nei videogame non ha mai avuto grande importanza ma che in una pellicola non può proprio mancare. Per risolvere il dilemma lo scrittore ha (opportunamente) scavato nei testi epici persiani, scegliendo infine Dastan come denominazione del Principe interpretato da Gyllenhaal.

Il background del nome Dastan sembra fatto apposta per adattarsi alla mitologia di PoP, perché in persiano Dastan significa trickster, imbroglione, e da sempre il Principe “ha corso, saltato e si è arrampicato nelle orme di altri ben noti Trickster come Robin Hood, Zorro, Han Solo, Indiana Jones, e ovviamente l’Uomo senza nome“, come Mechner scrive sul suo blog. Sperando che l’imbroglio non l’abbia fatto Disney, non rimane che ingannare l’attesa godendosi il divertissement degli sketch disegnati dall’autore sul set del film in Marocco.

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