CPS Changer, la prima e ultima console Capcom

20 Febbraio 2009 · Archiviato in Emulazione & Retrogaming, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebCapcom fa videogame da sempre, e non c’è dubbio che in questo sia particolarmente brava. Ma c’è stato un tempo, intorno alla metà degli anni Novanta, in cui la pluri-premiata produttrice nipponica ha provato a entrare anche nel mercato dell’hardware, durante la quarta generazione di console quando il Mega Drive di Sega e il Super Nintendo si spartivano il mercato domestico mentre gli altri rimanevano sostanzialmente a guardare.

Il tentativo di home console targato Capcom si chiama CPS Changer (Capcom Power System Changer), e come il nome lascia intendere è basato sulla popolare board arcade CP System anche nota come CPS-1, la prima generazione di una delle piattaforme videoludiche più importanti degli anni novanta e in assoluto, per intenderci quella su cui girano capisaldi storici del calibro di Ghouls’n Ghosts (and I am the “King of Ghouls’n Ghosts” :-P), Strider, Final Fight, Three Wonders, Street Fighter II, Mega Man, Magic Sword (Heroic Fantasy) e via elencando.

Commercializzato nel 1994 e abbandonato subito dopo per gli scarsi risultati di vendita, il CPS Changer è riaffiorato dai ricordi sulla board di discussione Capcom, dove nei giorni scorsi un utente ha chiesto se la software house avesse mai pensato di realizzare una sua console. “Negli anni ‘90“, ha risposto il vice presidente della sezione Strategic Planning & Business Development della società Christian Svensson, “circolava una piccolissima quantità di hardware Capcom basato in pratica sul sistema CPS2. Ci giravano le ROM CPS2 ed era pensato per competere con il Neo Geo“.

CPS Changer

Ovviamente Svensson dice un’inesattezza quando parla di CPS-2 perché, come già detto, il CPS Changer è basato sulla prima generazione del CP System piuttosto che sulla seconda, nondimeno la sua affermazione conferma che Capcom aveva provato a imitare il tentativo di SNK che con la console Neo Geo offriva un sistema in grado di far girare in un ambiente domestico gli stessi giochi pensati per il mercato arcade. I titoli per il CPS non erano altro che schede arcade contenute in un involucro di plastica, e la “console” stessa si limitava ad agire da adattatore tra l’interfaccia JAMMA delle schede, due porte compatibili-SNES per altrettanti joystick e l’output audiovisivo in formato s-video o video composito.

L’avventura casalinga del CPS Changer durò appena due anni, e i giochi rilasciati per il sistema saranno alla fine circa un terzo di quelli usciti in edizione arcade. Piuttosto curiosamente, Capcom decise di premiare l’affetto dei (pochissimi) fan della console distribuendo, come ultimo gioco, una speciale versione di Street Fighter Alpha/Zero convertita dal più potente sistema CPS-2.

Da allora in poi, come conferma lo stesso Svensson, la casa nipponica è sempre stata “una società di contenuti, non una società di hardware“. Una società impegnata a produrre alcuni tra i migliori titoli disponibili sulle maggiori piattaforme videoludiche odierne computer incluso. Quest’ultimo è considerato da Capcom come un formato strategico da sostenere attivamente anche attraverso la PC Gaming Alliance, l’organizzazione non-profit di supporter pro-PC che proprio di recente ha aggiunto la software house giapponese all’elenco dei suoi membri.

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Commenti

4 Risposte a “CPS Changer, la prima e ultima console Capcom”

  1. Antras1975 il 1 Febbraio 2010 14:49

    Ciao! Questa della console Capcom non la sapevo proprio… Lo sò, arrivo un tantino in ritardo a commentare questo articolo…comunque volevo sapere; quanto costavano i pochi giochi prodotti per CPS Changer??


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 1 Febbraio 2010 14:56

    Oltre 300 euro negli anni 90, valore da riconvertire al costo del denaro di oggi.

    Attualmente la console e un paio di giochi costano un bel pacco di soldi, e la cosa mi scoraggia oltremodo nel mio intento di comprarne una per la mia collezione….


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  3. Antras1975 il 2 Febbraio 2010 13:30

    1200 euro per un gioco e lo scatolotto di Capcom!???
    Immaginavo che fosse una faccenda simile ai famosi cartuccioni del NeoGeo, che erano pcb compresse e vendute a un occhio della testa… Avere il coin-op originale avrà anche il suo fascino, ma Capcom, proponendo un prodotto del genere, ha fatto il passo più lungo della gamba… Saluti!


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  4. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 2 Febbraio 2010 14:22

    Beh si, è sempre la solita storia dal NeoGeo AES in poi: pochissimi comprano versioni casalinghe di cartuccioni e PCB arcade perché costano cifre esagerate, e anche oggi è mooolto più economico comprare le PCB da sala (se uno ha la fortuna di avere un cabinato JAMMA in casa….) degli stessi giochi.


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