I 90 anni del Principe


Stato del blog: Lavori in Corso


Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Non esiste probabilmente al mondo un caso simile a quello di Giulio Andreotti, l’uomo politico sopravvissuto a se stesso, il sette volte Presidente del Consiglio che siede nel parlamento italiano dai tempi dell’Assemblea Costituente e ha contribuito a fondare la Democrazia Cristiana accanto allo statista Alcide De Gasperi. Grande Vecchio della storia repubblicana, Andreotti è tra le altre cose anche un noto mafioso e amico di mafiosi, cosa che fa bene ricordare ogni tanto per amor di verità, al netto della propaganda e delle falsità propinate dal regime televisivo che attualmente governa le menti della maggioranza degli italiani.

Alla fine della sua vicenda giudiziaria davanti al tribunale di Palermo, chiamato a rispondere dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Giulio Andreotti è stato assolto in primo grado e poi riconosciuto colpevole del reato, essendoci secondo il giudice dell’appello prove della sua condotta mafiosa almeno fino al 1980. Andreotti è un mafioso, uno che ha parlato con i mafiosi, si è intrattenuto con i mafiosi, ha avuto rapporti duraturi con i mafiosi ma purtroppo non è finito a marcire in galera perché il reato è finito “estinto per prescrizione“.

Questo mefitico personaggio, che oltre a Cosa Nostra nella sua vita avrebbe frequentato anche esponenti della loggia massonica “P2” (che avevano tra i loro precetti quello di abbattere l’ordine e i principi democratici della Repubblica), ha compiuto 90 anni il 14 gennaio scorso, festeggiato dai servi e lacché televisivi e in parlamento con festosa e rispettosa partecipazione dei parlamentari di destra come di sinistra.

Giulio Andreotti

Al Senato c’è stata quella che l’agenzia stampa Adnkronos/Ign ha definito una “standing ovation” per il noto mafioso-padre della patria, un riverente omaggio a un uomo che rappresenta in maniera perfetta l’immagine che i politici hanno di se stessi in questo paese, vale a dire quella di un potere immutabile, eterno, che si autoassolve anche dai crimini più turpi in spregio alla decenza, alla dignità umana e al rispetto per i cittadini-elettori e piuttosto che a gestire in maniera quantomeno decente la cosa pubblica pensa soprattutto a ripetere se stesso nonostante il trascorrere del tempo.

Quell’applauso bipartisan i politici che riposano il culo ogni giorno in parlamento lo considerano un atto dovuto nei confronti di un grand’uomo, un qualsiasi cittadino che è costretto a lavorare per vivere non può non leggerlo per quello che è: un segno estremamente significativo della tenuta stagna di un potere che riconosce solo se stesso, che trascende gli uomini che lo incarnano di volta in volta e cena con le carni dei martiri per la giustizia nella notte più buia (e mai passata) della Repubblica Italiana.

Omaggiando con cotanta affezione i 90 anni di Giulio Andreotti, i politici italiani danno inconsciamente (e alcuni proprio per niente) omaggio a quanto di più turpe, indegno, incivile, violento, oscuro, antidemocratico ci sia mai stato e continui a esserci in questo paese. I politici omaggiano se stessi, chi nella certezza, chi nella speranza che questa condizione di inumana sudditanza della dignità allo schifo continui nei secoli dei secoli.

Per maggiori informazioni: Marco Travaglio recensisce “Il ritorno del Principe”, L’ analisi del giudice Scarpinato.

Post simili:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *