I 90 anni del Principe

6 Febbraio 2009 · Archiviato in Babel fish, Politica & Società 
Questo articolo è parte della serie Made in Italy

Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Non esiste probabilmente al mondo un caso simile a quello di Giulio Andreotti, l’uomo politico sopravvissuto a se stesso, il sette volte Presidente del Consiglio che siede nel parlamento italiano dai tempi dell’Assemblea Costituente e ha contribuito a fondare la Democrazia Cristiana accanto allo statista Alcide De Gasperi. Grande Vecchio della storia repubblicana, Andreotti è tra le altre cose anche un noto mafioso e amico di mafiosi, cosa che fa bene ricordare ogni tanto per amor di verità, al netto della propaganda e delle falsità propinate dal regime televisivo che attualmente governa le menti della maggioranza degli italiani.

Alla fine della sua vicenda giudiziaria davanti al tribunale di Palermo, chiamato a rispondere dell’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Giulio Andreotti è stato assolto in primo grado e poi riconosciuto colpevole del reato, essendoci secondo il giudice dell’appello prove della sua condotta mafiosa almeno fino al 1980. Andreotti è un mafioso, uno che ha parlato con i mafiosi, si è intrattenuto con i mafiosi, ha avuto rapporti duraturi con i mafiosi ma purtroppo non è finito a marcire in galera perché il reato è finito “estinto per prescrizione“.

Questo mefitico personaggio, che oltre a Cosa Nostra nella sua vita avrebbe frequentato anche esponenti della loggia massonica “P2″ (che avevano tra i loro precetti quello di abbattere l’ordine e i principi democratici della Repubblica), ha compiuto 90 anni il 14 gennaio scorso, festeggiato dai servi e lacché televisivi e in parlamento con festosa e rispettosa partecipazione dei parlamentari di destra come di sinistra.

Giulio Andreotti

Al Senato c’è stata quella che l’agenzia stampa Adnkronos/Ign ha definito una “standing ovation” per il noto mafioso-padre della patria, un riverente omaggio a un uomo che rappresenta in maniera perfetta l’immagine che i politici hanno di se stessi in questo paese, vale a dire quella di un potere immutabile, eterno, che si autoassolve anche dai crimini più turpi in spregio alla decenza, alla dignità umana e al rispetto per i cittadini-elettori e piuttosto che a gestire in maniera quantomeno decente la cosa pubblica pensa soprattutto a ripetere se stesso nonostante il trascorrere del tempo.

Quell’applauso bipartisan i politici che riposano il culo ogni giorno in parlamento lo considerano un atto dovuto nei confronti di un grand’uomo, un qualsiasi cittadino che è costretto a lavorare per vivere non può non leggerlo per quello che è: un segno estremamente significativo della tenuta stagna di un potere che riconosce solo se stesso, che trascende gli uomini che lo incarnano di volta in volta e cena con le carni dei martiri per la giustizia nella notte più buia (e mai passata) della Repubblica Italiana.

Omaggiando con cotanta affezione i 90 anni di Giulio Andreotti, i politici italiani danno inconsciamente (e alcuni proprio per niente) omaggio a quanto di più turpe, indegno, incivile, violento, oscuro, antidemocratico ci sia mai stato e continui a esserci in questo paese. I politici omaggiano se stessi, chi nella certezza, chi nella speranza che questa condizione di inumana sudditanza della dignità allo schifo continui nei secoli dei secoli.

Per maggiori informazioni: Marco Travaglio recensisce “Il ritorno del Principe”, L’ analisi del giudice Scarpinato.

Sfoglia la serie«Ho visto il cadavere della stampa italiana. Chissà come, ancora si muovevaLa favola dei lupi, degli asini e delle pecore»
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