Ho visto il cadavere della stampa italiana. Chissà come, ancora si muoveva

5 Febbraio 2009 · Archiviato in Babel fish, Politica & Società 
Questo articolo è parte della serie Made in Italy

Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Dire che in Italia non esiste più la stampa ma solo una sequela senza fine di cortigiani del potere è una cosa sin banale, che una persona assennata potrebbe considerare qualunquismo se soltanto non fosse la pura e semplice verità dei fatti. In Italia l’informazione propriamente detta è morta, è diventata uno zombi tenuto artificialmente in vita da furti di stato e passaggi di denaro imbarazzanti. Prendi quello che sta succedendo in questi giorni dopo la manifestazione di Piazza Farnese.

In quella manifestazione, organizzata dall’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, sono intervenute diverse personalità pubbliche invitate a parlare e a dire la loro sull’attuale, penoso stato della democrazia italiana e sul perché ogni giorno i politici e i servi del potere sputino sui cadaveri e la memoria degli unici eroi civili che questo disgraziato paese abbia mai avuto, Falcone, Borsellino e tutti gli altri cittadini perbene fatti a pezzi dalla criminalità organizzata.

Tra quelle personalità c’era anche Antonio Di Pietro, uno che parla malissimo ma dice cose sacrosante ogni volta che apre bocca. Nella sua tipica verve da finto-populista che nasconde quella che a oggi sembra una passione civile autentica, Di Pietro ha richiamato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ai suoi doveri di garante dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, che è già diventata carta straccia dopo l’approvazione (controfirmata dallo stesso Napolitano) del disgustoso aborto giuridico che è il loro Alfano.

L’intervento di Di Pietro è stato appassionato, forte, critico ma corretto, non ha insultato nessuno men che meno Napolitano, che pure non ha battuto ciglio quando ha firmato la suddetta legge che ha stracciato il terzo articolo della costituzione e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Per quanto mi riguarda Napolitano è un “garante” mediocre, uno a cui francamente non affiderei un calzino e più che incarnazione dei valori repubblicani io lo vedo come chi parla di regole quando davanti a lui un terremoto del dodicesimo grado della scala Mercalli ha già inghiottito cose, terra e persone.

Giorgio Napolitano

L’intervento di Di Pietro è accessibile a tutti grazie alla pervasività di Internet, e tutti possono rendersi conto del fatto che nelle sue parole non ci sono insulti ma solo un disperato appello alla decenza civile. E invece, come ha trattato l’argomento la stampa italiana? “Scontro tra Di Pietro e il Quirinale“, titola la Repubblica, che modifica la realtà a suo piacimento costruendo ad arte la “notizia” dell’offesa “mafiosa” a Napolitano.

Se fino a ora potevo credere che, in fin dei conti, la Repubblica ancora rappresentasse una fonte di informazione decente, ora non ho più scusanti per non rendermi conto che è un giornale fatto della stessa pasta del resto dei quotidiani, dei telegiornali, delle tante redazioni che alimentano ogni giorno l’illusione dell’esistenza di una “opinione pubblica” italiana. L’informazione, in questo disastrato paese, la fanno i Gianni Riotta maestri del servilismo discreto ma costante, i Bruno Vespa, i massoni che conducono i talk show e danno lezioni di storia in televisione.

Non ho più scuse, sono costretto ad aprire gli occhi e considerare la Repubblica per quello che è: espressione di potere, di interessi economici e commerciali, che tra l’altro come tutti gli altri ha una paura matta di estinguersi quando il numero di cittadini che si informeranno prima di tutto on-line raggiungerà numeri sostanziosi. A quel punto la furente reazione dei netizen, che ha intasato di commenti sdegnati lo schifoso articolo di Repubblica su Di Pietro, diventerà la norma e ai servi toccherà cambiare mestiere.

O magari potrebbero cominciare a comportarsi da giornalisti veri con la schiena dritta, che dall’alto della mia piccola esperienza personale non mi pare uno status tanto impossibile da conquistare. E’ vero, il potere italiano non è abituato alle domande non concordate e quando non sa che palle inventare scappa via come il più demente dei cartoni animati. Ma prima o poi anche nella gretta provincia italiana bisognerà imparare a comportarsi come persone civili, in un modo o nell’altro.

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Commenti

2 Risposte a “Ho visto il cadavere della stampa italiana. Chissà come, ancora si muoveva”

  1. Engelium il 5 Febbraio 2009 22:19

    Se il discorso è incentrato sulla stampa (o media in generale) francamente non vedo tutta la sorpresa… non è per fare il solito commentino contro tutto e tutti, ma io davvero non mi stupisco per niente quando leggo le più disparate boiate (contro dx, sx, centro, alto, basso … a seconda della testata)

    Sulla più delicata questione “socio-politica” meglio non pronunciarsi affatto.

    PS: io Di Pietro giuro che non sono ancora riuscito ad inquadrarlo… è un emerito idiota o qualcosa, nel marasma che esce dalla sua bocca, non è poi da disdegnare?


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 6 Febbraio 2009 11:31

    Se il discorso è incentrato sulla stampa

    Il discorso è incentrato sul fatto che personalmente, viste le firme che ci scrivono sopra, ancora consideravo la Repubblica come un giornale serio. Qualcosa insomma di diverso dalla macchietta ignobile di Libero, degli stronzi perbenisti del Corriere della Sera e dei servi diligentissimi del Giornale…. Evidentemente non ho più scuse per avere il prosciutto sugli occhi.

    E’ un emerito idiota

    Falcone e Borsellino secondo te che cos’erano? Erano magistrati, come Di Pietro, ma al contrario di Di Pietro sono saltati in aria e non hanno potuto continuare il loro lavoro. Di Pietro ha scelto la strada politica, scelta condivisibile o meno, ma personaggio a parte quello che ha da dire bisognerebbe ascoltarlo più attentamente.


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