Comitato anti-pirateria, l’incompetenza è sempre al potere

26 Gennaio 2009 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Felicitazioni, felicitazioni, il Comitato Tecnico contro la pirateria digitale e multimediale è nato nelle stanze del potere italiano, seriamente intenzionato a debellare il fenomeno del file sharing e soprattutto ad avere un occhio di riguardo verso i voleri delle associazioni dell’industria, il cui unico scopo è da sempre quello di spillare denaro da ogni singolo bit trasferito in rete. SIAE già detta ordini precisi sul da farsi, alla faccia delle buone intenzioni sulla volontà di ascoltare i rappresentanti di tutti i soggetti interessati alla questione.

Il comitato, che avrà il compito di studiare soluzioni efficaci per il contrasto senza quartiere alla pirateria dei supporti e a quella digitale (quindi telematica), è stato presentato 10 giorni fa con una conferenza stampa del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, a cui ha partecipato anche il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio Mauro Masi. Stando alle parole usate da Bondi e da Masi, i lavori della commissione saranno ispirati alle misure draconiane ideate dal governo francese (la Dottrina Sarkozy, o “three strike law” com’è nota oltreoceano) ma serviranno per raggiungere “un punto di equilibrio” perché la repressione “non porta a nulla“.

Memore del clamoroso fallimento del decreto Urbani, rivelatasi in questi anni meno che inutile nonostante si tratti di una delle leggi anti-P2P più repressive mai approvate nell’ambito dei paesi industrializzati, Bondi ha provato a convincere la platea del fatto che il comitato si farà portatore di una svolta, non manderà in galera gli utenti e non staccherà loro la connessione ma sarà altresì inflessibile nel difendere il diritto d’autore cosi come attualmente definito dall’arcaico ordinamento giuridico italiano. Il meraviglioso comitato anti-pirateria riuscirà a raggiungere la classica quadratura del cerchio, e Masi ha annunciato l’apertura di un forum di discussione sul sito del governo per raccogliere tutte le opinioni in materia.

Purtroppo per gli ingenui e gli uomini di buona volontà, a dare un’occhiata più ravvicinata ai componenti del comitato viene più di un dubbio sul fatto che ci possa realmente essere la volontà di pensare al bene comune piuttosto che ai semplici interessi dei detentori del copyright o di chi li rappresenta. Oltre al succitato Mauro Masi, che ha una lunga storia come paladino del diritto d’autore e considera la pirateria (anche quella telematica) un crimine pericoloso, parteciperanno ai lavori della commissione esponenti delle istituzioni e delle organizzazioni dell’industria.

E i provider di connettività? E gli utenti? E gli autori? Di loro nel comitato non vi è traccia, la qual cosa riduce a un parere esterno la possibilità di intervento senza poter incidere in alcun modo sulle proposte di legge che verranno prevedibilmente stilate nei prossimi mesi. A guidare il comitato sarà verosimilmente SIAE, che non a caso è stata la prima ad annunciare la sua istituzione nell’ottobre del 2008.

A spazzare via le residue speranze di non veder sprecata un’altra occasione per promuovere un confronto serio e aperto sulle problematiche della società dell’informazione, infine, è arrivata la rivelazione che nelle stanze del comitato anti-pirateria già circola una proposta di legge (PDF) stilata direttamente da SIAE, una proposta al momento riservata ma distribuita on-line dall’associazione dei consumatori Altroconsumo.

Così com’è il provvedimento “appare arcaico“, scrive Altroconsumo, “protezionista e contrario agli interessi dei consumatori e dell’innovazione del mercato digitale“. Ancora una volta SIAE vuole tenersi tutta per se la grossa torta del copyright italiano, e chiede al governo di ricevere “specifiche funzioni (…) in ordine alla gestione dei corrispondenti diritti d’autore e dei relativi diritti connessi” per le opere di ingegno circolanti on-line (art. 3 lettera g del documento).

Di “ipocrisia di stato” e di “anticultura” parla poi l’esperto legale Guido Scorza, che definisce la proposta “un disegno di legge scritto male, privo di qualsivoglia coerenza con il quadro normativo comunitario, denso di contraddizioni (si richiama il necessario rispetto della disciplina sul commercio elettronico salvo poi dimenticarsene imponendo anacronistici obblighi di controllo in capo ai prestatori dei servizi della società dell’informazione) e, soprattutto, liberticida rispetto ad ogni forma di creatività culturale“.

Non solo la proposta prevede la crescita ulteriore delle competenze di un’organizzazione (la SIAE) che molti vorrebbero abolita in maniera definitiva, ma attribuisce “poteri di controllo alle Autorità di Governo ed alle Forze dell’ordine per la salvaguardia su tali piattaforme telematiche del rispetto di norme imperative, dell’ordine pubblico, del buon costume, ivi inclusa la tutela dei minori” (art. 3 lettera i), vale a dire “un vero e proprio controllo di tipo censorio” sulla circolazione dei contenuti digitali nelle piattaforme di diffusione on-line, continua Scorza.

Sfoglia la serie«In attesa di arruolare i provider, RIAA continua a frequentare i tribunaliSIAE, una smentita che non smentisce nulla»
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