Come RIAA e Silvio Berlusconi intendono affossare il P2P

23 Dicembre 2008 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze In quello che suona come uno sviluppo inatteso quanto pericoloso della perdurante guerra dell’industria contro gli utenti del P2P, venerdì scorso il Wall Street Journal ha riportato che RIAA, dopo anni di intimidazioni, errori, storture e abusi del sistema giudiziario statunitense vuole ora cambiare strategia, abbandonando la sua campagna di cause legali di massa per concentrarsi sul “next level”, il prossimo livello del piano preordinato con cui le major vorrebbero sopravvivere al progresso tecnologico mantenendo in eterno i privilegi di un passato (è bene che se lo ficchino bene in mente tutti) che non tornerà mai più.

Il gioco sporco delle major

RIAA, o per meglio dire le quattro Grandi Sorelle della musica (EMI, Sony Music Entertainment, Universal, Warner) e un nugolo di altre etichette minori rappresentante dall’organizzazione, avrebbero finalmente preso coscienza della comprovata inutilità della campagna legale contro i singoli condivisori sulle reti di file sharing, una campagna che già da mesi stava provocando reazioni negative all’interno di quel sistema giudiziario sin qui allegramente abusato da RIAA per portare avanti i propri interessi.

Denunciare i singoli condivisori è costoso, troppo costoso, e si corre anche il rischio di incappare in professori di Harvard che sanno il fatto loro e decidono di chiamare il gotha dei pensatori del digitale a testimonianza dell’incostituzionalità dell’azione di RIAA. E’ per questo motivo, dice il WSJ, che le major avrebbero improvvisamente deciso di fare dietrofront, cercando strade alternative per difendere lo status quo della morente industria musicale che costino molto meno e non scatenino le tempeste mediatiche alzate da casi clamorosi come quelli riguardanti la famiglia Andersen e Jammie Thomas.

Pensare a quale alternativa RIAA e le major abbiano deciso di seguire non è poi tanto difficile, se si seguono regolarmente la cronaca di settore: secondo il WSJ, RIAA e le major avrebbero abbandonato la persecuzione dei singoli per concentrarsi su accordi sistemici con i provider di connettività, accordi che possano garantire la cooperazione degli ISP nella caccia ai condivisori senza nemmeno l’obbligo di passare per le lungaggini della giustizia, di un giusto processo e della fatica di dover presentare prove nei tribunali.

La giustizia di RIAA

L’accordo a cui pensano le major prevedrebbe che fossero gli ISP a fare il lavoro sporco, avvertendo i condivisori a cui corrisponderebbero gli indirizzi IP individuati da RIAA di fermare qualsiasi attività di sharing non autorizzato per due, tre volte. Per chi continuasse nella condotta “illegale” ci sarebbe, come misura estrema, il taglio netto della connessione. RIAA vuole insomma applicare al mercato statunitense la famigerata dottrina Sarkozy, che il presidente francese vuole adottare nel suo paese ma soprattutto in Europa come deterrente definitivo per qualunque tentativo di infrazione del copyright in rete.

Come avverte la Electronic Frontier Foundation, l’obiettivo di RIAA non è quello di non perseguire i singoli utenti bensì di perseguirne di più, molti di più, e per giunta senza l’obbligo del giusto processo. “In un mondo dove centinaia di migliaia (o milioni) di asserzioni di infrazione del copyright vengono generate e spedite automaticamente agli ISP - scrive Fred von Lohmann di EFF - gli errori sono inevitabili. Chiunque abbia mai dovuto battersi per correggere un errore sui rendiconti bancari potrà immaginare il guaio in cui ci cacciamo“.

The RIAA is watching youNon bastasse questo, anche il presunto “blocco” improvviso dell’istituzione di nuove cause legali contro i condivisori che RIAA ha riferito al WSJ si è rivelato essere l’ennesima bugia di un’organizzazione di cui non ci si può fidare. L’avvocato Ray Beckerman ha scoperto e riportato sul suo ben noto blog Recording Industry vs. The People che “un gran numero di cause sono state intentate da RIAA piuttosto di recente, una delle quali risale a questo lunedì“.

A rafforzare l’idea che RIAA stia provando a prendere un pò tutti quanti per i fondelli arriva una copia della presunta notifica automatica che l’organizzazione invierebbe agli ISP ogni qualvolta individuasse un potenziale caso di infrazione del copyright. Nella notifica si legge in particolare che “questa lettera non costituisce un atto di rinuncia del diritto dei nostri membri di recuperare o esigere il recupero dei danni provocati da questa attività illegale, né essa è una rinuncia al diritto di intentare un’azione legale nei confronti dell’utente coinvolto nel furto di musica in oggetto“.

Il cauto ottimismo espresso da EFF in occasione della recente apertura delle major nei confronti di una Licenza Volontaria Collettiva da siglare con i campus delle università americane si è infranto contro il solito gioco sporco dell’industria, la cui unica idea è stata e sempre rimarrà quella di preservare il business musicale nella forma e nei privilegi attuali mentre l’evoluzione tecnologia ha mostrato chiaramente che, da Napster in poi, tutto e cambiato e nulla sarà più come prima. Che le etichette lo vogliano o meno.

  1. Il gioco di RIAA
  2. Il gioco di Berlusconi
  3. Mostra tutto

Sfoglia la serie«Il momento nero di RIAA tra class action e testimoni eccellentiRIAA inizia male il nuovo anno»
Condividi questo articolo!
  • OKNOtizie
  • Facebook
  • Diggita
  • ZicZac
  • Wikio Italia
  • StumbleUpon
  • Technorati

Articoli correlati

Commenti

3 Risposte a “Come RIAA e Silvio Berlusconi intendono affossare il P2P”

  1. andrea il 23 Dicembre 2008 18:46

    Dov’e il problema ?

    Se vogliono arrivare a questo si accomodino pure

    io non sono obbligato ne’ avere una connesione internet ne tantomeno ad avere un’abbonamento televisivo ,mi direte che sono un troglodita,io vi rispondero ‘ che internet e la tv mi piacciono pero’ “non e’ tutta la vita mia “io campo lo stesso,ho gia’ disdetto la rai , tra poco tocchera’ anche a Sky
    Purtroppo ci hanno “drogato”e come ci caschiamo nelle loro reti,se non volete vedere i canali di Berlusconi semplicemente non vi abbonate ,non vi fanno “scaricare” ? allora subito la disdetta alla compagnia telefonica non e’ che morite se non guardate la tv anzi fare delle belle passeggiate invecedi stare appicciati allo schermo e’ molto piu salutare


    Browser Internet Explorer 7.0 Internet Explorer 7.0 sull'O.S. Windows Vista Windows Vista
    Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 7.0; Windows NT 6.0; Mozilla/4.0 (compatible; MSIE 6.0; Windows NT 5.1; SV1) ; SLCC1; .NET CLR 2.0.50727; Media Center PC 5.0; .NET CLR 3.0.04506; .NET CLR 1.1.4322)
  2. smaramba il 23 Dicembre 2008 20:27

    Caro Andrea, Internet è molto più dei file mp3 e avi scaricati a sbafo… è anche libertà d’espressione e informazione. E’ un fantastico strumento di comunicazione. E’ democrazia.
    Francamente non penso che sia una mossa intelligente disdire l’abbonamento Internet perchè non puoi scaricare.


    Browser Firefox 3.0.5 Firefox 3.0.5 sull'O.S. Ubuntu Ubuntu
    Mozilla/5.0 (X11; U; Linux x86_64; it; rv:1.9.0.5) Gecko/2008121622 Ubuntu/8.04 (hardy) Firefox/3.0.5
  3. jack il 28 Dicembre 2008 14:15

    Sono d’accordo con smaramba,
    anche perchè ragionando come andrea, se ad ogni soppruso dobbiamo privarci di qualche cosa, a sto punto conviene uccidersi o rimanere sotto un ponte in mutande (se non ci levano pure quelle).
    E’ vero che scaricare film o canzoni va contro il cantante o il registra, ma ricordiamoci sempre che il problema sta a monte, le grandi fabbriche macinasoldi delle case discografiche o cinematografiche che ti fannoppagare un cd il doppio.

    ma a parte il solito qualunquismo, che non voglio fare, non mi sembra logico, essere privato di un servizio che pago, anche perchè qualcuno mi spieghi a cosa servono 20 mb, non cewrto per la posta o visitare un sito, bastavano anche il 56 kb di una volta.


    Browser Firefox 3.0.5 Firefox 3.0.5 sull'O.S. Windows XP Windows XP
    Mozilla/5.0 (Windows; U; Windows NT 5.1; it; rv:1.9.0.5) Gecko/2008120122 Firefox/3.0.5

Lascia una risposta