I numeri del mouse: 40 anni, 1 miliardo di esemplari. E un futuro incerto

7 Dicembre 2008 · Archiviato in Hardware & Periferiche, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web Il prossimo 9 dicembre saranno passati 40 anni da quando, per la prima volta nella storia dell’informatica, il pubblico vide all’opera un mouse. Quattro decadi dopo, nel Memorial Auditorium di quella stessa Stanford University dove prese vita una delle più importanti invenzioni della allora embrionale società dell’informazione, l’accademia e l’industria celebreranno la “madre di tutte le demo“, l’avvio di una nuova era di interazione tra uomo e macchina.

Responsabile dello sviluppo dell’idea del mouse fu un team guidato dal dottor Douglas C. Engelbart, che negli anni 60 era impegnato presso lo Stanford Research Institute a immaginare i componenti fondamentali dell’informatica moderna inclusi i display a tubo catodico, i network remoti, gli hyperlink, gli editor di testo in tempo reale e naturalmente il mouse. Nell’ambito dell’Augmentation Research Center di Stanford furono praticamente gettate le basi per tutto quel che è possibile fare oggi con un computer e Internet.

Il primo “puntatore interattivo” della storia era uno sgraziato pezzo di legno dotato di ruote e di una “coda” che lo collegava alla postazione di test, e non si sa bene chi per primo cominciò a chiamarlo “mouse”. Certo è che, dice Engelbart, “pensavamo che quando avrebbe fatto il suo debutto sul mercato avrebbe avuto un nome più dignitoso” di quel nomignolo usato durante la ricerca, ma evidentemente così non fu e il mouse è rimasto tale per gli anni a venire.

Il professore e il suo team lavorarono in maniera estesa sui test di usabilità per la nuova interfaccia, ottenendo risultati incontrovertibili: “Preparammo i nostri esperimenti e il mouse vinse in ogni categoria - sostiene Engelbart - anche se non era mai stato usato prima“. I soggetti coinvolti nei test si adattarono con estrema facilità alla naturalezza e alla precisione del goffo puntatore, lasciando probabilmente già allora presagire quanto fondamentale sarebbe potuta essere l’invenzione per la futuribile industria del personal computing.

Il primo mouse

Un industria che a ogni modo richiederà quasi 20 anni in più per dare i suoi frutti, prima con la workstation Xerox Star nel 1981 e infine con l’Apple Macintosh nel 1984. Cupertino pagò 40.000 dollari per la licenza d’uso del mouse, e integrò quest’ultimo nel primo personal computer di successo a implementare un’interfaccia grafica al posto di una fredda e anonima linea di comando testuale. Il resto è storia di tutti i giorni.

Risulta bizzarro notare, in tempi in cui le corporazioni tendono ad abusare sino all’assurdo del meccanismo dei brevetti e delle proprietà intellettuali, che Engelbart non fece in tempo a godere dei frutti economici della rivoluzione che aveva contribuito a creare: il brevetto che aveva registrato per il mouse cessò di essere valido pochissimo tempo prima che Apple lo commercializzasse assieme al Macintosh. A parziale risarcimento del mancato guadagno, comunque, nel 2000 il professore ricevette la National Medal of Technology, la più alta onorificenza tecnologica degli Stati Uniti, dall’allora presidente Bill Clinton.

Tra i partecipanti alla commemorazione di martedì sarà presente anche Daniel Borel, co-fondatore di Logitech, vale a dire la società che più di tutte ha legato il suo nome alle periferiche di puntamento e che proprio in questi giorni ha orgogliosamente annunciato di aver commercializzato il suo miliardesimo mouse. Dai primi anni ‘80 a oggi, scrive il vice-presidente Rory Dooley, il mouse ha dato a chiunque la possibilità di fruire di “un modo semplice, intuitivo di interagire con il computer“.

Il miliardesimo mouseE’ raro nella storia umana che il miliardesimo esemplare di qualcosa venga commercializzato da una singola azienda“, dice Dooley alla BBC, ma gli analisti gli rovinano parzialmente la festa sostenendo che questo “incredibile traguardo” non dà garanzie per il successo futuro, soprattutto perché, al contrario di 20 anni fa, oggi il mouse deve vedersela con la diffusione di interfacce innovative ancora più immediate e naturali.

Il mondo è cambiato e la natura delle macchine è cambiata” dice Steve Prentice di Gartner: iPhone di Apple ha (ancora una volta) contribuito a rendere le interfacce multi-touch uno standard tra gli utenti, e Microsoft non sta a guardare spingendo sugli stessi binari con il suo tavolo intelligente Surface e le funzionalità multi-touch che dovrebbero essere integrate nel prossimo Windows 7. Un mondo in cui è possibile interagire con un computer direttamente con le proprie dita è un mondo che può fare a meno del mouse, suggerisce Prentice.

Non ne è affatto convinto Dooley, che prevede al contrario una pacifica convivenza tra “nuove” e vecchie interfacce anche per gli anni a venire: per il vice-presidente di Logitech la morte del mouse è una storia basata su una “dichiarazione esagerata” di Bill Gates, che la sparò alcuni mesi addietro per alimentare l’hype su Windows 7 in uno dei suoi ultimi impegni ufficiali come presidente a tempo pieno di Microsoft.

Dooley sostiene che le interfacce multi-touch dovranno scontrarsi con problemi pratici come l’obbligo di “interagire con uno schermo a 60 centimetri da te per migliaia di volte al giorno“, o il livello di precisione necessario per selezionare una cella in un foglio di lavoro. Problemi che non troveranno necessariamente risposta in una interazione diversa da quella offerta dalla federe accoppiata mouse+tastiera.

Prentice non è naturalmente d’accordo, perché secondo la sua opinione il progresso che si intravede non può essere ignorato: “Anche solo guardando cinque anni in avanti ci si accorge che schermi di computer saranno integrati nelle mura di casa” sostiene l’analista, e in quel caso sarà piuttosto complicato usare un mouse come interfaccia. “I computer non sono più semplicemente computer, sono parte integrante della nostra vita“, dice Prentice. Una vita che per il momento non può fare a meno del mouse, ma che presto se ne potrebbe disfare come un inutile pezzo di antiquariato.

Logitech - timeline

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