Atlantic Records: il digitale vale per più del 50% del nostro business

30 Novembre 2008 · Archiviato in Musica, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web Mentre le organizzazioni dell’industria musicale continuano a pretendere che siano i tribunali a stabilire il corso dell’evoluzione tecnologica, rischiando tra l’altro di prendere batoste senza precedenti, le etichette discografiche registrano una prima volta di quelle storiche. Atlantic Records, label facente capo alla multinazionale Warner Music Group, ha infatti comunicato che più della metà delle vendite musicali negli Stati Uniti (il 51%) proviene dal mercato digitale in tutte le sue varie declinazioni.

Publisher di artisti del calibro di Ray Charles, John Coltrane e, più recentemente, della band indie Death Cab for Cutie di Ben Gibbard, Atlantic è il primo dei nomi di grosso calibro dell’industria musicale ad annunciare di aver messo in circolazione più brani su iTunes, suonerie musicali e streaming via web che CD-Audio. Dopo 10 anni dalla comparsa del fenomeno Napster, ricorda il New York Times, almeno in un caso il digital delivery è diventato lo strumento privilegiato per fare business e, quindi, produrre guadagni nel mercato discografico.

Atlantic Records logoGli analisti sostengono di essere sorpresi dalle stime riferite da Atlantic, e continuano a prevedere che l’industria nel suo complesso non potrà contare in larga misura sul digitale se non tra qualche anno. La stessa WMG, al contrario di Atlantic, ottiene appena il 18% dei ricavi complessivi negli States dalle vendite on-line. Nel frattempo le major sono alla caccia costante di nuove fonti di guadagno per recuperare le perdite del mercato dei supporti, alla cui contrazione apparentemente non corrisponde un aumento proporzionale delle vendite in digitale.

Secondo le stime di Forrester Research, il mercato musicale “tradizionale” scenderà sino a un valore di 9,2 miliardi di dollari nel 2013 dai 10,1 miliardi di quest’anno e dagli oramai lontani 14,6 miliardi del 1999. “Non è affatto ovvio che l’economia digitale possa sostituire le perdite in quella fisica“, sostiene l’ex-dirigente di EMI John Rose riciclatosi come analista, ed è per questo che le speranze delle etichette sono al momento dirette verso quei canali “secondari” come i biglietti per i concerti e il merchandising alimentato dal lavoro degli artisti.

Forrester Research prevede che la musica digitale raggiungerà il 50% della torta dei guadagni delle major non prima del 2011, e nel mentre i compact disc costituiscono ancora i due terzi delle vendite complessive. Il primato di Atlantic Records potrebbe essere un caso isolato difficile da raggiungere nel medio periodo soprattutto considerando che, in direzione contraria al trend generale, l’etichetta sostiene di non aver visto nessun declino nella vendita dei suoi CD-Audio.

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