“Hello World” per la Internet interplanetaria

27 Novembre 2008 · Archiviato in Networking, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebSpazio, ultima frontiera della rete: il protocollo Disruption-Tolerant Networking (DTN, precedentemente noto come Delay Tolerant Networking) ha emesso nelle scorse settimane i primi vagiti quando gli ingegneri della NASA hanno testato la prima comunicazione telematica di classe interplanetaria. E’ un passo storico che apre possibilità inedite per comunicare nello spazio, controllare sonde da remoto ed eventualmente mantenere i contatti con i futuri avamposti umani nel Sistema Solare.

Questo è il primo passo per la creazione di possibilità totalmente nuove di comunicare nello spazio, una Internet interplanetariaha dichiarato il responsabile e manager della nuova architettura di networking Adrian Hooke, commentando la conclusione degli esperimenti presso il quartier generale NASA a Washington. DTN è il risultato di 10 anni di sforzi congiunti dell’agenzia spaziale statunitense e di Vint Cerf, co-inventore del protocollo TCP/IP alla base della Internet “terrestre” e attuale Chief Internet Evangelist di Google che ha ancora una volta impresso il suo marchio su quello che dovrebbe divenire il mattone fondamentale delle future comunicazioni spaziali.

Il nuovo protocollo nasce per rispondere adeguatamente alle sfide poste dallo scambio di informazioni in un ambiente “ostile” come lo spazio esterno, o per meglio dire quello tra i pianeti del Sistema Solare, dove prima di essere consegnato a destinazione un pacchetto di dati deve fare i conti con ogni sorta di problemi, ritardi, ostacoli, disconnessioni e con la velocità massima a cui può viaggiare la luce (300.000 km/sec.). Una nave spaziale o un satellite possono in un dato momento trovarsi dietro a un pianeta, irraggiungibili dal network, le tempeste solari possono disturbare le comunicazioni e i tempi medi per uno scambio di battute tra Terra e Marte si attestano nel migliore dei casi sui 20 minuti.

Per ovviare alle limitazioni e ai potenziali problemi che le comunicazioni interplanetarie dovranno affrontare, DTN è stato progettato in modo da non dare per scontata la presenza di una connessione end-to-end immediatamente percorribile nella sua interezza. Al contrario di quanto succede qui sulla Terra, nello spazio ogni nodo del network conserverà l’informazione da trasmettere finché non sarà sicuro di averla consegnata al prossimo anello della catena. Un simile approccio permette di affrontare e superare sia gli eventuali ostacoli sul cammino della connessione che le enormi distanze da percorrere.

DTN

Leigh Torgerson, manager delle operazioni su DTN al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, ha sottolineato come la finalizzazione dello standard per la Internet interplanetaria permetterà di abbandonare l’approccio “custom” oggi impiegato nelle missioni spaziali, un approccio per cui “un team delle operazioni deve pianificare manualmente ogni collegamento e generare tutti i comandi per specificare quali dati inviare, quando inviarli, e dove inviarli“.

Con il DTN standardizzato, tutto questo può essere fatto automaticamente” ha detto Torgerson, e pare di sentir parlare uno di quei pionieri che negli anni 70 evocavano l’avvento di Arpanet come di uno strumento che di lì a poco avrebbe rivoluzionato le comunicazioni tra i centri di ricerca e le università americane. I primi link effettivi basati sul nuovo protocollo sono stati sperimentati nell’arco di un mese a partire da ottobre scorso, e i ricercatori hanno usato come trasmettitori le poderose antenne del Deep Space Network attivandole due volte ogni settimana.

Più che un semplice “Hello World”, ad ogni modo, il primo link DTN ha trasmesso avanti e indietro per lo spazio una serie di immagini (naturalmente spaziali) sino a raggiungere la sonda Epoxi, coprendo oltre 32 mila milioni di chilometri. Epoxi è attualmente impiegato dalla NASA come orbiter per ritrasmettere i dati provenienti da Marte, ed è in missione per incontrare la cometa Hartley 2 di qui a due anni.

Il network DTN è attualmente composto da 10 nodi: il primo, quello “esterno” è la suddetta sonda Epoxi, mentre gli altri nove sono le mega-antenne del DSN qui sulla Terra. Stabilito che il nuovo protocollo funziona, ora si tratta di affinarlo ulteriormente per renderlo adatto alle prossime missioni spaziali in programma. Una nuova tornata di test è prevista per la prossima estate, quando il software sarà sperimentato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

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