Il momento nero di RIAA tra class action e testimoni eccellenti

22 Novembre 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebChe la crociata legale dei discografici statunitensi contro il P2P non abbia sin qui ottenuto alcun risultato pratico è un dato di fatto difficile da confutare. Non bastasse questo per RIAA, la ben nota organizzazione delle grandi etichette e la più attiva nella strenua difesa del copyright a costo di denunciare reiteratamente i morti e gli innocenti, si preparano avventure giudiziarie da far tremare i polsi agli avvocati dell’industria, potenzialmente in grado di seppellire la massiccia campagna di cause sotto accuse di incostituzionalità, cospirazione, abusi, frode e altro ancora.

L’assalto al fortino legale delle major comincia da Boston, dove lo studente laureato della Boston University Joel Tenenbaum è stato citato in giudizio con l’accusa di aver scaricato “almeno” sette brani e aver messo in condivisione sul network di P2P KaZaA/FastTrack 816 tracce nel 2004. Il ventiquattrenne ha offerto 500 dollari alle major per un accordo extra-giudiziario, ma RIAA ha rifiutato chiamando in causa il giudice e chiedendone almeno 12.000 in risarcimento del presunto danno subito dall’infrazione del copyright dei brani in oggetto.

GiustiziaLa vicenda ha assunto una piega interessante quando a Tenenbaum è stata assegnata la difesa d’ufficio di Charles Nesson, professore della Harvard Law School poco meno che leggendario fondatore tra l’altro del Berkman Center for Internet & Society. La biografia di Nesson include la sua partecipazione in svariati casi finiti di fronte alla Corte Suprema statunitense, nello scandalo seguito al leak dei cosiddetti Pentagon Papers, nel 1971, e il coinvolgimento nella vicenda da cui è stato tratto il film A Civil Action con protagonista John Travolta.

Joel Tenenbaum è solo una delle tante, sfortunate vittime di RIAA capitate davanti al giudice senza avvocato al seguito, ma fortuna migliore del coinvolgimento di Nesson non poteva capitargli: il professore di legge dice di essere intenzionato a provare davanti alla corte che il Digital Theft Deterrence and Copyright Damages Improvement Act approvato nel 1999 è incostituzionale, perché permette a RIAA e altre organizzazioni private di sfruttare in cause civili una legge di tipo penale. Non bastasse questo, Nesson sostiene che le major hanno abusato del processo legale per intimorire i presunti colpevoli con la prospettiva di cause lunghe e costose, effettivamente trasformando le corti in “agenzie di infimo livello per la riscossione dei pagamenti“.

Alle accuse di Nesson RIAA ha risposto tramite la portavoce Cara Duckworth, affermando il principio secondo cui la persecuzione legale delle major è una risposta adeguata alle perdite multimiliardarie teoricamente subite a causa del file sharing non autorizzato. “Quello che dovrebbe essere chiaro è che scaricare e distribuire musica illegalmente è un’attività parecchio rischiosa e niente affatto anonima“, ringhia minacciosa Duckworth.

Tutta la baldanza delle major è però svanita nel nulla quando nel caso SONY BMG Music v. Tenenbaum Nesson ha messo in gioco una lista di testimoni a dir poco eccezionale: a provare l’abuso della legge da parte di RIAA saranno chiamati in causa nomi eccellenti del calibro di Lawrence Lessing, autore del lavoro seminale Free Culture, John Perry Barlow, ex componente della band The Grateful Dead e co-fondatore nientemeno che di Electronic Frontier Foundation, il direttore scientifico del progetto di P2P della Comunità Europea P2P Next Johan Pouwelse e altri grandi nomi dell’accademia.

RIAA MP3 police

RIAA avrà ora di fronte uno schieramento potenzialmente in grado di radere al suolo qualsiasi velleità di rivalsa legale sulle abitudini di sharing di Joel Tenenbaum e, qualora le accuse di Nesson venissero accolte dal giudice e dalla giuria, capace di bloccare una volta per tutte la Santa Crociata delle etichette discografiche contro il P2P negli States e non solo. A conferma dell’importanza capitale della questione, la prima reazione di RIAA è stata di paura: l’organizzazione ha chiesto e ottenuto dal giudice il rinvio del processo dalla data fissata del primo dicembre al 30 marzo 2009.

L’altro grande macigno che minaccia di cadere sulle teste dei discografici è quello della seconda class action istituita nei confronti delle etichette, che segue quella già avviata da Tanya Andersen dopo la storica vittoria nel caso Andersen v. Atlantic. Dall’Oregon ci si sposta in questo caso a St. Louis, Missouri, dove la difesa del caso Atlantic Recording v. Raleigh ha controaccusato RIAA di violazione della legge federale Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act (RICO), frode, violazione del Computer Fraud and Abuse Act, cospirazione e chi più ne ha più ne metta.

Anche in questo caso come in quello di Tanya Andersen viene messa sotto accusa la tattica dei discografici di citare in giudizio persone innocenti e chiedere risarcimenti esorbitanti. Alla class action può partecipare qualunque cittadino statunitense sia stato “falsamente accusato” di download e condivisione illegali (e non sono pochi), abbia dovuto affrontare spese legali nel tentativo di difendersi da tali accuse e si sia visto violare il computer “senza permesso o autorizzazione” dagli investigatori al soldo delle major.

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Commenti

3 Risposte a “Il momento nero di RIAA tra class action e testimoni eccellenti”

  1. Mandrake il 23 Novembre 2008 13:57

    e ne prenderà altre di mazzate! XD


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  2. Engelium il 23 Novembre 2008 14:02

    e ne prenderà altre di mazzate! XD

    Si però ogni volta questo significa stravolgere le vite dei malcapitati… e soddisfazioni finali (quando arrivano) a parte è cmq una cosa che andrebbe eliminata alla radice e per sempre


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  3. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 23 Novembre 2008 15:30

    Tutto si gioca su quello che vorrà fare la nuova amministrazione americana, e su quanto sia realmente interessata a non appiattirsi sulle posizioni dell’industria e delle lobby che custodiscono sottovuoto le palle di certi loschi figuri che siedono al Congresso, a Capitol Hill….

    Bush, il miglior presidente della storia come dice Silvo l’ammerickano, ha avuto lo stomaco di approvare l’istituzione dello “Zar del Copyright” per considerare la pirateria da IP alla stessa stregua del narcotraffico includendo anche il P2P per uso personale, vedremo se Obama terrà fede a qualcuna delle sue promesse ora che deve guidare il paese dove ancora, nonostante tutto, si decidono i trend generali del resto dei paesi vassalli, o valvassori come l’italia di silvio l’ammerickano….


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