HDD vs. SSD, cifratura dei dati contro velocità

15 Novembre 2008 · Archiviato in Hardware & Periferiche, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web La lotta serrata tra microchip e l’accoppiata piatto+testina ha raggiunto in questi giorni un nuovo livello di scontro, allorché i produttori hanno annunciato l’introduzione di tecnologie in grado di rendere da un lato più appetibili e sicuri i tradizionali hard disk magnetici, dall’altro più performanti i sempre troppo costosi dischi a stato solido (SSD) basati su chip di memoria NAND flash.

Se non bastasse l’indubbio appeal di un rapporto prezzo/dimensioni al momento imbattibile e la promessa di raggiungere i 4 Terabyte di capacità nominale entro i prossimi 4 anni, l’ultima novità in fatto di HDD magnetici si chiama full-disk encryption (FDE). Un tipico disco dotato di caratteristiche FDE è in grado di cifrare e decifrare in tempo reale i dati durante le operazioni di I/O senza la necessità per l’utente di installare software aggiuntivi. Tutto quello che occorre fare è fornire una password al BIOS di sistema, che lascerà poi al firmware del drive il resto del lavoro assieme al compito di proteggere le chiavi impiegate per la cifratura.

L’idea di spostare la cifratura in real-time dei dati dal software all’hardware non è nuova, così come non lo sono i pericoli connessi a questo genere di pratica: considerata la robustezza degli algoritmi impiegati, perdere o dimenticare la password equivale a condannare a morte certa tutti i dati conservati sull’HD. Sia come sia i dischi FDE dovrebbero diventare lo standard di fatto del personal computing nel prossimo futuro, e gli annunci quasi contemporanei di Seagate, Hitachi e Fujitsu confermano la volontà diffusa di rendere disponibili tecnologie di protezione di livello militare alla normale utenza consumer o corporate.

L’adozione di FDE parte dal settore mobile: tutti e tre i produttori indicati hanno reso nota la commercializzazione ai player OEM di dischi da 2,5 pollici con interfaccia SATA, di taglio e caratteristiche tecniche variabili ma tutti accomunati dall’implementazione della tecnologia FDE basata sull’algoritmo Advanced Encryption Standard (AES) con chiave a 256 bit, in grado di fornire un livello di protezione che l’agenzia statunitense NSA considera adeguato per informazioni classificate TOP SECRET.

La prima ad annunciare l’implementazione di tecnologie FDE nei propri drive è Seagate, che mentre fa fronte a problemi di affidabilità sui Barracuda da 1,5 Terabyte trova il tempo di rinnovare la linea di HD per laptop con i modelli Momentus FDE da 5400 o 7200 rpm e sino a 320 Gigabyte di capacità. Versioni future dei drive attualmente in distribuzione ai produttori di sistemi OEM includeranno anche la disponibilità del taglio da 500 GB. Oltre ad AES, i drive destinati agli ambienti corporate implementano la tecnologia McAfee EPO per il management avanzato dei meccanismi di protezione.

Seagate Momentus

Dopo un solo giorno dall’annuncio di Seagate anche Hitachi si è detta pronta a sposare la tecnologia FDE in hardware con il modello Travelstar 5K5500.B da 5400 rpm, che al contrario dei Momentus FDE verrà commercializzato sin da subito nella versione da 500 Gigabyte entro il primo quarto del 2009. Anche per Hitachi la cifratura lavora con chiavi AES a 256 bit, e il produttore giapponese evidenzia come oltre che dalla sicurezza il nuovo Travelstar sia caratterizzato anche da una maggiore ecosostenibilità dei consumi con un massimo di 1,4 watt drenati durante le operazioni di scrittura.

I consumatori ci chiedono hard disk che necessitino di meno energia, offrano maggiore sicurezza dei dati, siano performanti ed eco-compatibili” sostiene il vice-presidente di Hitachi Brendan Collins evidenziando i due trend principali del settore degli ultimi tempi. Sicurezza ed eco-sostenibilità sono infatti i due tasti su cui batte anche Fujitsu, i cui nuovi drive da 2,5″ e 5400 rpm verranno resi disponibili in due diverse versioni con o senza la tecnologia FDE integrata.

Disponibili nei formati da 250, 320, 400 e 500 Gigabyte, gli HDD Fujitsu saranno commercializzati nel corso delle prossime settimane, godranno delle stesse prestazioni sia nell’edizione FDE-powered che in quella normale (con una differenza di prezzo non meglio specificata tra le due), saranno privi di elementi alogeni per un maggior rispetto dell’ambiente e consumeranno, come il Travelstar di Hitachi, solo 1,4 watt di energia nelle operazioni di I/O.

E se oggigiorno per gli hard disk magnetici la parola d’ordine è “sicurezza”, gli SSD hanno al momento problemi diversi da affrontare: per quanto globalmente superiori nelle velocità di accesso ai dati rispetto agli HD tradizionali, le prestazioni dei dischi allo stato solido sono pesantemente influenzate dall’elettronica integrata sui drive e dalle ottimizzazioni presenti (o assenti) nel codice del sistema operativo. Nel secondo caso Windows 7 implementerà svariate migliorie rispetto a Vista e XP per sfruttare al meglio gli SSD, mentre nel primo SanDisk ha annunciato di voler sviluppare drive in grado di scrivere e leggere file con una velocità 100 volte superiore a quella attuale.

In attesa che gli ingegneri giapponesi realizzino le NAND flash dalla lunga vita, durante la Windows Hardware Engineering Conference (WinHEC) SanDisk ha presentato le caratteristiche della sua nuova tecnologia ExtremeFFS. Una tecnologia costruita su un algoritmo “page-based” in cui, al contrario dei dischi magnetici, non esiste una correlazione fissa e diretta tra la posizione logica e fisica dei dati stoccati sul drive. ExtremeFFS sfrutta la superiore velocità di accesso degli SSD per far si che quando “un settore viene scritto, il drive lo posiziona dove risulta conveniente ed efficiente” sparpagliando i dati per tutti i vari chip di memoria del disco. I primi SSD marcati SanDisk a integrare ExtremeFFS verranno commercializzati a partire dal 2009.

SanDisk SSD

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