La vittoria di Obama vista da un italiano

7 Novembre 2008 · Archiviato in Babel fish, Politica & Società 

Babel fish - Un'interfaccia mentale tra la sensibilità di Sir Arthur e gli avvenimenti del mondo esterno. E anche tutto il resto Quando, nella notte tra il 4 e il 5 novembre, Barack Hussein Obama II è stato eletto 44esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, per un istante il mondo si è fermato. Si è cristallizzato nella cosa in se, sentendo tutto il peso e la portata di un evento storico, e poi ha ricominciato a correre vorticoso accelerando e bruciando vite e mercati finanziari. Rimane la speranza che le promesse di Mr.President non siano servite solo ad arringare la folla, e guardando la cosa dal punto di vista della povera Italia in rovina non posso non fare alcune considerazioni anche e soprattutto per quanto riguarda la tecnologica e l’informatica.

L’elezione di Obama è un evento storico, dicevo, perché prima di tutto Hussein Obama è un afro-americano, un meticcio figlio di madre bianca e padre nero, e per quanto la sua vita professionale, politica e umana non abbia poi molto a che spartire con le difficili storie personali vissute dalle minoranze americane lui rimane quello che è, un nero alla Casa Bianca, un combo breaker che con la sua stessa presenza nell’albo dei Presidenti porta una prospettiva inedita che si pensava fosse ancora impossibile da accettare per la parte più profonda e sotterranea del corpo elettorale americano.

Secondo i dati aggiornati in tempo reale sul sito della CNN, per la prima volta nella storia americana i due terzi degli elettori al di sotto dei 30 anni hanno scelto in maniera netta da chi far rappresentare le proprie istanze al governo del paese, l’elezione di Obama è stata la prima, grande occasione di partecipazione democratica in cui Internet ha molto probabilmente pesato più dei mezzi di comunicazione dei secoli passati (stampa, televisione) e la spinta delle community in rete, le donazioni dei normali cittadini sono stati elementi centrali del successo della campagna presidenziale.

Change has come to America“, dice il neo-presidente nel discorso della vittoria presso il Grant Park di Chicago che è già passato alla storia, promette “un Governo del popolo per il popolo“, “nuove energie da sfruttare“, “alleanze da ricostruire” con un mondo che il presidente dimissionario George “Cowboy” Bush ha fatto di tutto per inimicarsi. Il mondo ha risposto riponendo grandi aspettative sul nuovo presidente della iperpotenza americana, e il premio Nobel per la Pace Nelson Mandela gli ha spedito una lettera di augurio e speranza perché la volontà di cambiamento incarnata dai milioni di americani che lo hanno votato non si perda nel vuoto della politica di Washington.

Quello che Obama ha promesso all’America e al mondo è prima di tutto di difendere il diritto alla speranza, come dice Mandela, il diritto a immaginarsi un futuro che non puzzi della melma del presente e che permetta a tutti gli uomini di buona volontà di perseguire liberamente il raggiungimento della propria autodeterminazione. Mr.President ha promesso, tra le altre cose, una nuova era di innovazione scientifica, l’utilizzo delle energie rinnovabili con l’eliminazione entro 10 anni della dipendenza dal petrolio, la riduzione del 15% dei consumi energetici in 4 anni.

Nel suo programma sulle questioni tecnologiche Mr.President ha promesso di proteggere la net neutrality e soprattutto, per quanto mi riguarda, di “aggiornare e riformare il sistema di copyright e di brevetti per promuovere il dibattito civico, l’innovazione e gli investimenti assicurandosi nel contempo che i proprietari del copyright vengano compensati equamente“. A voler essere ottimisti nelle parole del programma di Obama si può leggere la volontà di far si che l’industria non continui sulla strada inutile e deprecabile della persecuzione legale degli utenti del file sharing, si può ravvisare l’intenzione di non sposare ciecamente, come ha fatto Bush, la visione del mondo dell’industria dei contenuti che già comincia a far sentire il suo fiato sul collo di Mr.President.

Obama ha promesso molto a quella Internet che lo ha sostenuto, che lo ha eletto a star universale di una politica fatta partendo dalle persone, dalla base, dai movimenti, dai bisogni autentici di quell’oceano di cittadini comuni che ha donato 5, 10, 1 dollaro per la sua campagna. Quella Internet ora discute su cosa ci si può aspettare, adesso che il sogno si è realizzato, dalle azioni dell’uomo più potente del mondo alle prese con questioni di tale portata (le problematiche della società dell’informazione, la recessione globale, la guerra in Medio Oriente, la potenziale, devastante crisi della locomotiva economica cinese, …) da far tremare i polsi a chiunque.

Obama non è Superman, e la storia delle promesse mancate dai suoi predecessori portatori, come lui, di tante speranze (Clinton, JFK, Lyndon Johnson) consiglia almeno prudenza nell’abbracciare il nuovo corso Democratico alla Casa Bianca come un panno bianco capace da solo di far sparire l’orrore della guerra in Iraq, le torture inumane di Guantanamo Bay, l’unilateralismo dei “soldati del Dio Cristiano” di Bush e tutto il resto.

Barack Obama

Eppure, nonostante una doverosa prudenza per un uomo che è come tutti fallibile, che dovrà avere a che fare con un Congresso condizionato come e più di sempre da lobby, poteri occulti e interessi nascosti e che dovrà affrontare problemi capaci di stravolgere completamente tutte le sue buone intenzioni, visto dall’Italia Obama rappresenta un sogno di democrazia compiuta. E’ la più grande democrazia presidenziale del mondo che, al contrario delle precedenti elezioni, ha dimostrato questa volta di funzionare nel fondamentale passaggio della scelta del comandante in capo, una scelta netta, chiara, foriera di una democrazia rappresentativa che sia davvero tale.

Viste dall’Italia, le elezioni presidenziali statunitensi riempiono il cuore di rabbia perché qui da noi la democrazia è diventata una macchietta, uno scherzo, un cibo irrimediabilmente andato a male. Nelle mani di chi è la democrazia italiana? Nelle mani di Silvio Berlusconi, un massone iscritto alla loggia P2, un imprenditore prestatosi alla politica per l’urgenza di sistemare i propri affari, un uomo che usa e abusa della legge a vantaggio suo e della sua cerchia, e se proprio non può abusare delle leggi se le crea a propria immagine rendendo le sue azioni insindacabili, ingiudicabili dai suoi pari e superiori alla legge stessa.

Vista dall’Italia, quella promessa di riforma del copyright on-line che porti in se anche le istanze di chi non lavora per conto di Sony, Universal, EMI e Warner Music che Obama ha apparentemente fatto propria deve fare i conti con un comitato al cui tavolo siedono gli uomini di Berlusconi stesso - la cui società Mediaset controlla la stragrande maggioranza del mercato pubblicitario italiano, le trasmissioni televisive del popolo più teledipendente del pianeta e ha fatto causa a YouTube per infrazione di copyright - assieme a esponenti delle organizzazioni dell’industria dei contenuti. Delle istanze degli utenti e dei cittadini della rete non dico che non vi sia traccia, ma nemmeno la speranza di farle diventare un accenno per quanto fugace nella discussione sull’inasprimento di una lotta dura e senza paura contro i cattivi “pirati” del P2P.

Visti dall’Italia, il fair play, la limpidezza, la chiarezza dei comportamenti dei contendenti alla poltrona presidenziale lasciano allibiti: quando la vittoria di Obama era oramai evidente il Repubblicano John McCain è apparso sul palco per complimentarsi con il “mio presidente“, lodandone la capacità di risvegliare la speranza nelle persone e dichiarando la sua lealtà al nuovo comandante in capo della grande nazione americana. In Italia il fair play vale solo nel calcio, e raramente.

Limpidezza? Berlusconi è circondato da un’accozzaglia di lacché, di yes-man, di gente senza un cervello pensante a riempire il vuoto di una testa contenente l’unico comandamento di seguire, anticipare, coccolare e glorificare i voleri, le bizzarrie e le necessità del padrone. Sulla cosiddetta “opposizione”, che si chiama Partito Democratico come quello americano ma è ancora un’amalgama senza capo né coda di ex-democristiani ed ex-comunisti, non mi pronuncio per decenza mia e sostanziale indecenza loro.

Silvio "Machine Gun" Berlusconi

In Italia ora tutti appoggiano Obama, tutti, soprattutto quelli che solo fino a ieri trattavano Mr.President come un parìa, un intoccabile, un incapace, uno senza sufficienti palle da guidare l’America guerrafondaia che, nella visione distorta di tali commentatori, politici e lacché dei potenti rappresenta la vera America, quella capace di ergersi a luce di un Occidente privo di una sua identità contro i pericoli dell’integralismo e dell’altro da se.

La miseria umana e civile di questo paese si misura, in giornate storiche come quelle che stiamo vivendo, nelle parole dell’ex-fascista ora convertitosi a yes-man Maurizio Gasparri, presidente dei senatori della coalizione di Berlusconi che dice senza pentimento che con l’elezione di Obama “Al Qaeda ora forse è più contentaperché i Repubblicani erano più bravi a prendere a calci i terroristi.

Berlusconi, facendo mostra per l’ennesima volta del suo pessimo gusto, della sua ignoranza di che cosa voglia dire dignità umana, professionale, civile e istituzionale dice che lui lavorerà benissimo con Obama perché lui “è giovane, bello e abbronzato“. Un nero abbronzato è proprio la battuta giusta da dire a un uomo dalla pelle scura per rompere il ghiaccio, complimenti signor presidente lei è come sempre un degno rappresentante della imbecillità italianità nel mondo.

La solita figura da buffoni che ci tocca fare all’estero da quando abbiamo Berlusconi tra le scatole ha fatto il giro del mondo, e CNN ha un video con tanto di doppiaggio in inglese così stavolta il “Presidentissimo” non può dire che è colpa della disinformazione della sinistra comunista. Dall’alto della sua statura morale e dal basso dei suoi 160 centimetri scarsi di altezza, il boiardo della TV italiana ha però colto l’occasione di replicare allo stupore dei media dando dell’imbecille a tutti i cronisti della stampa mondiale.

Purtroppo per noi italiani di buona volontà, che magari non abbiamo votato alle scorse elezioni disgustati da una “classe dirigente” a cui non bisognerebbe dare nemmeno la patente per pulire i water di un bar malfamato (con tutto il rispetto per i water, ovviamente), se Obama promette energie rinnovabili e riforma del copyright nel prossimo futuro in Italia dobbiamo accontentarci della lobby dell’industria del cemento che vuole costruire centrali atomiche (inutili, pericolose, dispendiose, disastrose) a tutti i costi e con l’appoggio assoluto degli yes-man berlusconiani. Buon ultima, e scusate se è poco, ce lo prendiamo nel didietro rischiando la galera, ora e per sempre, per aver scaricato e messo in condivisione qualche MP3 su eMule. E’ la democrazia, bellezza.

Barack Obama comic

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Commenti

5 Risposte a “La vittoria di Obama vista da un italiano”

  1. Roberto il 8 Novembre 2008 14:33

    complimenti, ottimo articolo. Mi togli una curiosità: quante dosi di tranquillanti hai preso per scrivere tutto ciò?

    Più volte ho pensato di scrivere qualcosa al riguardo, ma il disgusto, il pessimismo e il senso di impotenza di fronte all’opinione pubblica ipnotizzata e incoscente mi hanno sempre fatto desistere.

    Ho letto in questi giorni una quantità di notizie preoccupantissime passate sotto silenzio. Ho sentito dichiarazioni di politici da far venire i brividi. Vedo i movimenti neo-nazisti confortati e supportati da questo governo immondo… poi chiudo gli occhi. Perchè non se ne può più.

    Ho più volte parlato male del popolo americano, ma devo ricredermi. Negli stati uniti dignità e morale hanno ancora un valore. E non occorre essere conservatori e fascisti per dimostrarlo.


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 8 Novembre 2008 15:34

    quante dosi di tranquillanti hai preso per scrivere tutto ciò?

    Tantissime, puoi star certo. La genesi di questo pezzo sta nelle 3 di notte circa del 5 novembre, quando col naso turato facevo zapping tra le teste da morto televisive (vespa, mentana e altri “professionisti” di simile fattura) per capire che stava succedendo negli States, almeno i dati perché il PC lo avevo spento da parecchio e non volevo riaccenderlo.

    Ci ho poi messo tre giorni per raccogliere le fonti, leggere gli articoli, calmare il disgusto per le uscite razzistico-cazziste di quella *espressione impronunciabile con le semplici parole* di berlusconi e dei “politici”, spegnere la tv in maniera quasi definitiva e scrivere/tradurre il tutto.

    C’è mancato poco che mettessi il pezzo su Digg con qualcosa tipo “I humbly apologize for Silvio Berlusconi’s dumbness”….


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  3. Mandrake il 8 Novembre 2008 17:24

    Bravo King, ogni volta mi rispecchio nelle tue parole. Non son bravo ad esprimermi, ma tu sembri quasi un traduttore/smistatore dei miei pensieri! :D


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  4. Engelium il 9 Novembre 2008 16:09

    Grosso modo devo ammette di essere daccordo qasi su tutto… il che credo sia un evento quando i temi sono quelli affrontati :D

    … peccato che la cosa può solo farmi preoccupare…

    PS
    vedo che il feed commenti funziona di nuovo… finalmente!


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  5. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 9 Novembre 2008 19:14

    ogni volta mi rispecchio nelle tue parole

    I’m glad about that :-)

    … peccato che la cosa può solo farmi preoccupare…

    Beh, immagino sia normale: la difficoltà è generale, la stronzosità è per la stragrande maggioranza tutta farina del sacco dello psicosilvio abbronzato.

    vedo che il feed commenti funziona di nuovo… finalmente!

    Ehm… semplicemente ho eliminato il feed su feedburner (che già era morto da tempo) dalla configurazione del blog e quindi ha ripreso a fluire quello delle API di WordPress :-D


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