RIAA chiede l’appello contro Jammie Thomas

21 Ottobre 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebAll’organizzazione dei discografici statunitensi proprio non va giù che Michael Davis, Giudice Distrettuale impegnato nell’unico caso della crociata legale contro il file sharing che sia mai approdato nelle aule di un tribunale, abbia avuto un ripensamento sulle sue decisioni ordinando un nuovo processo. RIAA chiede ora che il caso Capitol v. Thomas, con imputata la madre single di tre figli Jammie Thomas, non venga riaperto prima che il giudice abbia preso in considerazione la richiesta di appello delle major.

In origine Davis aveva istruito la giuria popolare a considerare la semplice “messa in condivisione” di 24 brani nella cartella condivisa di Kazaa come un motivo sufficiente a giudicare Mrs. Thomas colpevole di infrazione del diritto d’autore, e in conseguenza di ciò la donna era stata condannata a risarcire 9.250 dollari per traccia per un totale di 222.000 dollari. Lo scorso 24 settembre però il giudice è tornato sui propri passi, ammettendo di aver fatto un errore di valutazione e concedendo a Thomas la celebrazione di un nuovo processo.

L’istruzione n. 15 data alla giuria era erronea, e quell’errore ha pregiudicato in maniera sostanziale i diritti della signora Thomas. In relazione all’errore della corte nell’istruire la giuria, è concesso alla signora Thomas un nuovo processo“, ha deciso il giudice Davis. RIAA però non può in alcun modo accettare una simile decisione, non solo in virtù del fatto che il caso Capitol v. Thomas ha visto per la prima volta trionfare le motivazioni delle major davanti a una giuria, ma soprattutto perchè la teoria del “making available” messa in discussione è l’asse portante della campagna di cause contro gli utenti statunitensi del P2P condotta da 5 anni a questa parte, una campagna che si è sempre conclusa senza che gli avvocati di RIAA avessero l’obbligo di portare prove concrete dell’avvenuta distribuzione dei contenuti incriminati mostrandole in dibattimento.

Jammie Thomas con il suo legale

Come ha già evidenziato Electronic Frontier Foundation nel rapporto RIAA v. The People: Five Years Later, quell’asse portante ha subito diversi blocchi da parte dei giudici, e una eventuale decisione contraria alle argomentazioni dell’industria potrebbe in questo caso avere un effetto a catena dalle conseguenze imprevedibili su tutta la campagna anti-P2P. RIAA non può permettersi di affrontare un nuovo processo tanto più che, come hanno già sostenuto i suoi avvocati, la messa in condivisione implica l’infrazione del copyright e provare un effettivo download da parte di terzi è impossibile (sic!).

I discografici sostengono che “tenere un secondo processo completo prima che la Corte di Appello si pronunci sprecherebbe una quantità notevole di risorse se l’Ottavo Circuito fosse infine d’accordo con l’accusa sulla questione“. Gli avvocati delle major hanno fretta di mettere la parola fine al caso, e sanno benissimo che il tempo non gioca a favore loro nè dei loro facoltosi clienti.

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