Il ministro-downloader sconfessa la commissione anti-pirateria

19 Ottobre 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web Roberto Maroni di professione fa il Ministro dell’Interno del governo italiano, ma nel tempo libero si diverte ad ascoltare musica e, soprattutto, a scaricarla dal P2P. Non ne ha mai fatto mistero, e lo ha confermato ancora nei giorni scorsi durante un incontro con la stampa a Varese, incontro che ha preceduto la sua partecipazione a Il Festival del Racconto. Incidentalmente ma non troppo, le dichiarazioni del Ministro arrivano dopo l’istituzione dell’oramai ben noto comitato contro la pirateria digitale presso la Presidenza del Consiglio, che vorrebbe combattere proprio quel file sharing di cui Maroni prende periodicamente le difese.

Lo scaricamento gratuito è realtà dei fatti. Bisogna passare per la pubblicità, bisogna trovare qualcuno che paghi perchè si possa scaricare gratis da parte degli utenti e al tempo stesso sia garantita la giusta remunerazione agli artisti“, ha dichiarato il ministro ai giornalisti, evidenziando uno stato di cose che la Electronic Frontier Foundation ripete da anni come plateale conferma dell’insuccesso della crociata legale delle major statunitensi contro il file sharing.

In maniera piuttosto atipica per un comune politico italiano, Maroni non ha cambiato le proprie opinioni sull’argomento dal 2006, quando ebbe a dire che lui scarica “musica da Internet perché la musica deve essere libera e accessibile a tutti. Occorre da una parte salvaguardare il diritto dell’autore e dall’altra cancellare le barriere che impediscono di diffonderla“. Ora come allora, la priorità per il “ministro-downloader” è “trovare un modo per togliere dall’illegalità questo sistema. Non è un problema legislativo ma una questione sociale. È uno scambio da privato a privato, non c’è sfruttamento commerciale, io sento l’iPod…“.

Steal & ShareSe il file sharing è un’attività in cui sono coinvolti mensilmente miliardi di persone, evidentemente definirla illegale non è solo sbagliato ma anche stupido, suggerisce Maroni: troppi i downloader perché l’industria possa sperare di bloccarli con l’inasprimento delle leggi sul copyright o con l’adozione di filtri come nel caso The Pirate Bay, l’unica soluzione percorribile è la legalizzazione del file sharing cosi com’è.

I dischi sono un supporto in crisi, non è la musica che è in crisi“, ha continuato il ministro parlando a Varese, evocando, tra le possibili soluzioni alle perdite di ricavi da parte dell’industria musicale, la riduzione dell’IVA sui supporti originali, anche se in questo caso dovrà convincere il suo “amico” Giulio Tremonti, attuale Ministro dell’Economia e delle Finanze del quarto governo Berlusconi.

Maroni non ha paura di autodenunciarsi come downloader e condivisore di contenuti sul P2P, ma a meno che abbia cambiato idea solo in seguito le sue convinzioni non gli impedirono di votare, nel 2004, la legge sul peer-to-peer che porta il nome dell’allora Ministro dei Beni e Attività Culturali Giuliano Urbani, legge tutt’ora in vigore e che prevede un reato di tipo penale per chi condivide on-line materiale protetto da copyright.

Sta di fatto che le nuove dichiarazioni del ministro non saranno certo apprezzate da SIAE, la lobby dell’industria che si è fatta promotrice del comitato per la lotta alla pirateria digitale istituito nei giorni scorsi, e che Maroni taccia sostanzialmente di pressappochismo perché gli unici invitati al banchetto sono i detentori del diritto d’autore, chiara evidenza del fatto che le intenzioni sono tutto fuorché la legalizzazione del file sharing.

Quel comitato a Maroni proprio non piace, e in questo il ministro non è certo solo: a segutio del comunicato SIAE Punto Informatico ha pubblicato una lettera firmata da associazioni di consumatori, provider e dell’industria indirizzata al Ministro per i beni e le attività culturali e alla Presidenza del Consiglio, contenente la voce di chi si sente ingiustamente escluso da una questione che invece lo riguarda molto da vicino.

Sharing is Caring

La cultura nella Società dell’Informazione costituisce un bene comune e la circolazione del patrimonio culturale rappresenta pertanto un tema in relazione al quale si confrontano ed intersecano inevitabilmente interessi e diritti di soggetti diversi“, si legge nella lettera, e in tale contesto “desta preoccupazione la circostanza che nell’istituire il citato Comitato tecnico si sia ritenuto di non coinvolgere sin dall’inizio ed in modo strutturato e permanente i rappresentanti delle numerose categorie interessate e si sia scelto di affrontare il delicato tema della cultura nella società dell’informazione nella limitata e limitante prospettiva della lotta alla pirateria che costituisce, evidentemente, solo un fenomeno derivato rispetto alla più complessa problematica della regolamentazione del mercato culturale digitale e multimediale“.

PiracyLe associazioni firmatarie denunciano il tentativo di introdurre in Italia la dottrina Sarkozy, l’obbligo per gli ISP di spiare i propri utenti e di disconnetterli da Internet in caso di download reiterato dal file sharing. Tale pratica, sostiene la missiva, è già stata bloccata dalla Commissione Europea perché “non appare fondata su un adeguato bilanciamento dei contrapposti interessi e sembra porre la tutela dei diritti d’autore su di un piano sovra-ordinato rispetto ad altri diritti e libertà fondamentali del cittadino quali quello alla privacy ed all’accesso all’informazione“.

A rafforzare l’esigenza di un coinvolgimento più ampio degli attori in gioco sono poi venute le reazioni di Google, del senatore Fiorello Cortiana (membro del Comitato Consultivo sulla Governance di Internet presso l’ONU e da sempre attento alle tematiche della cultura digitale e della libera condivisione delle idee) e di Enzo Mazza, presidente di FIMI.

Tutti sono concordi sul fatto che i lavori del comitato non dovrebbero limitarsi a “mantenere lo status quo degli attori in campo“, dice Cortiana, mentre Mazza da’ persino ragione a Maroni, lui che guida un’associazione che assieme a SIAE rappresenta la stragrande maggioranza dei produttori di contenuti multimediali in Italia, sul fatto che “la repressione penale non è l’unica strada“, occorre “sensibilizzare” e non trascinare in tribunale gli utenti sull’esistenza di alternative legali alla “pirateria” on-line e sulla necessità di prendere di mira i grossi distributori, “coloro che immettono in rete milioni di brani o film illegalmente, nei confronti di questi vanno assunte misure incisive” come ad esempio l’allontanamento, ma solo temporaneo, dalla connessione a Internet.

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Commenti

7 Risposte a “Il ministro-downloader sconfessa la commissione anti-pirateria”

  1. Daniele il 19 Ottobre 2008 10:42

    A volte dice delle cose intelligenti, Roberto.
    A volte no.
    Mi sembra che sia uno dei pochi che abbia capito come funzionano le cose, e come dovrebbero funzionare in futuro.
    Attendiamo i soliti aggiornamenti! Ciao e grazie!


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  2. smaramba il 19 Ottobre 2008 12:58

    @Daniele: Roberto dice cose intelligenti perché fa la stessa cosa che fai tu? Cioè scaricare a sbafo? Troppo comodo, mi dispiace.

    L’unica alternativa per rompere i Maroni, secondo me, è smettere completamente sia di scaricare a sbafo, sia di comprare prodotti dell’industria dell’intrattenimento. Io è già un po’ di tempo che seguo questa linea e non ne soffro affatto.


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    Mozilla/5.0 (X11; U; Linux x86_64; it; rv:1.9.0.3) Gecko/2008092510 Ubuntu/8.04 (hardy) Firefox/3.0.3
  3. Daniele il 19 Ottobre 2008 13:52

    Non ho nessun problema a dichiarare che ogni tanto scarico qualche canzone con eMule. Questo non è scaricare a sbafo. Chi si fa il computer nuovo (sistemi operativi, programmi vari, musica e film…) grazie al file sharing scarica a sbafo. Queste sono le persone da punire, insieme a quelle che del file sharing fanno un mezzo di sostentamento (intendo quelli che i programmi e i cd “scaricati” li vendono). Io ho comprato SO e programmi originali, sborsando i miei risparmi di un anno! I miei cd musicali sono in massima parte originali!
    Credo che condividere un numero modesto di canzoni non danneggi proprio nessuno. Purtroppo, come ho scritto in un commento ad un post recente qui su Sir Arthur’s Den, con questo vuoto legislativo gli amiconi della SIAE ci sguazzano. Ergo, ben venga se fosse possibile a tutti condividere qualche canzone in maniera perfettamente legale lasciando che un’agenzia di pubblicità paghi i diritti d’autore. Non credo che demolire l’indistria dell’intrattenimento sia la soluzione: bisogna cercare di farle cambiare posizione.


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  4. smaramba il 19 Ottobre 2008 15:24

    @Daniele: cercare di ridimensionarla col boicottaggio potrebbe essere appunto un modo per farle cambiare idea, forse.
    In ogni caso, per quanto mi riguarda, sono a posto colla coscienza. Le loro regole non prevedono che io acquisisca il loro materiale protetto da copyright se non attraverso i loro canali. Sta bene.
    Io ho fatto una scelta, sia dal punto di vista dei contenuti che del software (come puoi vedere anche dalle indicazioni in calce al mio messaggio). E cerco di essere il più coerente possibile.
    Ovviamente non mi va che questi soggetti privati possano avere la libertà di filtrare Internet e tagliarmi fuori a loro discrezione. Però non si può nemmeno pretendere che le loro politiche di licenza vengano cambiate a furor di popolo o solo perché “tutti” scarichiamo. Altrimenti qualcuno potrebbe anche pensare che il copyright sul codice GPL sia aggirabile, finto, ignorabile: prendo il codice e ci faccio più o meno quello che voglio. Invece è una licenza con dei limiti precisi, imposti anche a colpi di denunce da parte di FSF. Non ti sta bene? Cerca qualcos’altro. Ed è giusto che sia così. I produttori di software commerciale hanno il sacrosanto diritto di distribuire il prodotto con la licenza che ritengono più giusta.
    Anche in ambito di contenuti multimediali esistono licenze diverse, vedi Trent Reznor che ti permette di scaricare liberamente alcune delle sue opere. Non tutti la pensano come lui ed è giusto rispettarli. Ribadisco: senza che il governo italiano conceda loro trattamenti di favore, è questo il punto.


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  5. Daniele il 19 Ottobre 2008 15:52

    …infatti “questi soggetti privati” non possono filtrare internet e tagliarti fuori dalla Rete :-) Se siamo arrivati a gridare a furor di popolo di cambiare le licenze sarà stata anche un po’ colpa loro, con la loro politica aggressiva e repressiva, no?
    Torno a ribadire che questa volta Maroni mi trova in sintonia con lui: bisogna creare una nuova soluzione (questa volta legale) per la condivisione dei contenuti. Il file-sharing è diventato un fenomeno endemico, bisogna prenderne atto, che ne siamo coinvolti o meno.
    Il tuo esempio circa la licenza GPL mi sembra un po’ fuori luogo: quel tipo di licenza è stata scritta da persone che volevano una soluzione del genere, quindi chi la adotta condivide pienamente i suoi principi, i suoi scopi e i suoi contenuti, e non si sognerebbe di “tradirla”, appunto perchè crede ai suoi capisaldi. Personalmente non credo più tanto alla vecchia soluzione del copyright (che in Italia risale al ‘41, salvo l’articolo 70 aggiunto postumo), e questo sta spingendo milioni di persone a chiedere una nuova politica.

    Ps: è da un po’ che non torno su Ubuntu… mi stai facendo venire voglia di andare a ripescarlo!


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  6. smaramba il 19 Ottobre 2008 16:56

    Certo che la colpa è prima di tutto loro (da qui il boicottaggio) ma non sono convinto che il legislatore ci debba per forza mettere becco, creando leggi “speciali” che consentano la libera condivisione di materiale protetto. Quello che dovrebbe fare semmai è rivedere la c.d. legge Urbani e togliere il penale e la galera per chi non ha scopo di lucro: è una mannaia che pende sulla testa della gente comune, che magari è pure in buona fede. Il penale resti per chi vende.

    Ovviamente non deve essere concesso a nessun privato di violare la privacy del cittadino con filtraggio e sniffing. La Costituzione ha un articolo in proposito: art.15 “La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.”
    Non vorrei che avessero in mente proprio una delega in bianco per fare una cosa del genere.

    L’esempio GPL (ma vale anche per CC) era per ribadire che ognuno rilascia con una licenza a propria scelta ed ha il diritto di essere rispettato e tutelato dalla legge. Ovvio che chi la sceglie la rispetta, ma capita spesso che non sia rispettata da chi non la sceglie, che non ha scrupoli a rubare il lavoro altrui e si sente libero di usare il codice nel proprio prodotto chiuso. Magari anche gratuito, ma di certo non libero.

    PS: se è da un po’ di tempo che non usi Ubuntu, ti posso dire che funziona, migliora costantemente e che tra 10 giorni esce la 8.10. Ha ancora qualche spigolo (come la condivisione di file via LAN che funziona così così, i messaggi d’errore criptici che ti lasciano in balia degli eventi o la mancanza cronica di giochi) ma tutto sommato è carino e si lascia usare. Io mi sento libero. Inoltre, completezza ed usabilità ben oltre WinXP.


    Browser Firefox 3.0.3 Firefox 3.0.3 sull'O.S. Ubuntu Ubuntu
    Mozilla/5.0 (X11; U; Linux x86_64; it; rv:1.9.0.3) Gecko/2008092510 Ubuntu/8.04 (hardy) Firefox/3.0.3
  7. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 19 Ottobre 2008 19:37

    Well, in teoria sarei d’accordo con voi sulla mancanza di necessità di interventi pesanti da parte del legislatore in materia.

    Il problema è che in Italia la legge è diventata una macchietta. Voglio dire, fare le leggi è un compito delicato, che richiede competenza e anche un minimo di dignità umana e personale. E invece che abbiamo in parlamento? Corrotti, avvocati di corrotti e più in generale chi le leggi se le fa a proprio esclusivo vantaggio. Ed è soggetto, visto chi guida il governo, ad essere non solo permeabile ma sicuramente complice delle azioni lobbistiche dei partiti di affari di cui le major sono parte integrante.

    Quindi, visto che già la costituzione è diventata carta igienica (l’articolo 3 è stato cancellato a colpi di porcate ad personam, questo però non si deve dire sennò sei un comunista uno che pensa negativo bu bu bu….), preferisco un bello scontro all’ultimo sangue piuttosto (legalmente e legislativamente parlando) che le acque si chetino. Perché se si chetano io la prendo nel culo, e alla grande, come al solito e molto, molto più del solito. E non amo la pratica :-D
    Detto questo, inoltre, non è una semplice questione di licenza: la “pirateria” digitale è la più grossa mistificazione mai inventata dai gruppi di potere e da chi ha denaro da spendere per condizionare la politica, la fusione tra mondo informatico e contenuti digitali è una rivoluzione che il copyright l’ha stracciato già da anni, credo dalla messa a punto dello standard MP3 in poi. La questione ora è: prenderne atto e offrire ai produttori (obbligandoli con le leggi, se proprio non vogliono guardare la realtà in faccia) nuove possibilità di business o continuare con questa patetica manfrina di casi peppermint, reati penali per qualche cacchio di MP3 o un DivX e robe simili?

    Io voglio lo scontro, devono pestarsi a sangue perché solo così magari qualcuno riesce a cambiare la sua testaccia dura. Poi, ovvio, che continuino a farsi le pippe mentali sulla pirateria, che io so benissimo cosa fare se voglio “assaggiare” contenuti prima di acquistarli o se non ho soldi per comprarli adesso…..


    Browser Firefox 2.0.0.16 Firefox 2.0.0.16 sull'O.S. Windows XP Windows XP
    Mozilla/5.0 (Windows; U; Windows NT 5.1; it; rv:1.8.1.16) Gecko/20080702 Firefox/2.0.0.16

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