Rapporto EFF: la crociata legale di RIAA perde credibilità

2 Ottobre 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebDopo cinque anni di minacce legali contro decine di migliaia di consumatori di musica americani, tutto quello che rimane nelle mani di RIAA, l’organizzazione delle etichette discografiche USA, è un pugno di mosche o poco più: da qualsiasi punto di vista si guardi la questione, sostiene la Electronic Frontier Foundation, le major hanno perso la scommessa di ristabilire il controllo sulla distribuzione dei contenuti digitali riuscendo nel mentre a inimicarsi un gran numero di potenziali consumatori, ben felici di non dare un solo centesimo a chi li tratta come “pirati” pericolosi per il business, gli artisti, la musica e il mondo intero.

E’ una constatazione dei fatti spietata, quella contenuta nel rapporto RIAA v. The People: Five Years Later appena rilasciato dalla celebre organizzazione pro-diritti digitali, che dalla citazione in giudizio di 261 utenti di P2P del settembre 2003 sino agli ultimi sviluppi del caso Capitol v. Thomas analizza la campagna legale di RIAA nel suo complesso e i suoi risultati pratici, traendone poi le dovute conclusioni.

RIAA ha fallito nell’intento di riaffermare che le esclusive proprietarie della musica sono le etichette discografiche, evidenzia il rapporto, la campagna non ha fatto altro che danneggiare gli artisti, i fan e le etichette stesse e il file sharing gode, come e più di cinque anni fa, di ottima salute e del favore incondizionato di una schiera di utenti senza fine. In tutto questo tempo, contrastare così duramente il P2P non autorizzato non ha portato un singolo centesimo di guadagno all’industria e agli artisti.

La documentazione presentata nel rapporto di EFF mostra come l’uso del file sharing non abbia fatto che crescere, continuare a rappresentare una delle fonti principali di approvvigionamento di file e contenuti per i netizen e in taluni casi si è assistito alla diffusione di modalità di scambio più difficili da monitorare, i protocolli cifrati o offuscati, le darknet o persino lo scambio fisico di CD masterizzati tra gli utenti.

RIAA vs. the People - 5 years later

Quel che è peggio per RIAA le corti statunitensi, gli organi di controllo e gli ambienti accademici sono sempre più scettici sulla validità delle teorie alla base della crociata legale contro il P2P. La cosiddetta teoria del “making available” (traducibile in italiano con “messa in condivisione”), secondo cui basterebbe la presenza delle tracce sonore nella cartella di un client di file sharing perché sussista un reato di infrazione del copyright ha ricevuto diversi stop negli ultimi tempi. Il caso Jammie Thomas è in tal senso significativo, perché il giudice ha ammesso di aver sbagliato nel consigliare alla giuria popolare di trattare la teoria della “messa in condivisione” come legalmente valida, ordinando un nuovo processo per la donna sulla cui testa pendeva una multa di 220.000 dollari per qualche decina di brani presenti nella cartella condivisa del client Kazaa.

Se RIAA vuol continuare a denunciare migliaia di persone ogni mese e collezionare questi grossi accomodamenti, non può permettersi le scorciatoieha dichiarato l’avvocato di EFF Corynne McSherry, ribadendo il principio secondo cui “non è abbastanza dire che la legge ‘potrebbe essere stata’ infranta e richiedere migliaia di dollari perché l’imputazione avanzi. L’industria discografica deve provare le sue accuse e mostrare che un’infrazione ci sia effettivamente stata“.

Più di 30.000 Americani sono stati presi di mira dall’azione legale dell’industria discografica senza portare un sono penny nelle tasche di nessun artista” ha dichiarato il Senior Staff Attorney di EFF Fred von Lohmann. “Allo stesso tempo - continua von Lohmann - tutti sono d’accordo sul fatto che il file-sharing sia più popolare che mai. La campagna processuale di RIAA punisce arbitrariamente decine di migliaia di persone per quello che stanno facendo decine di milioni di utenti. Ciò è futile e ingiusto“.

Von Lohmann dice ancora che “E’ arrivata l’ora in cui l’industria discografica permetta ai fan di pagare una quota ragionevole per il P2P che noi tutti sappiano è diventato un fatto naturale della vita di Internet“. L’esperto legale si riferisce a quella Licenza Volontaria Collettiva per il file sharing musicale che da tempo EFF propaganda come una possibile alternativa al P2P non autorizzato, in grado in un sol colpo di legalizzare la condivisione ora definita “illegale” e “pirata” e garantire alle major, e quindi augurabilmente agli artisti che ancora se ne servono, una fonte di ricavi suppletiva al costante e inesorabile calo di vendite dei CD-Audio.

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