IBM produrrà chip a 22 nanometri

21 Settembre 2008 · Archiviato in Hardware & Periferiche, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebNella corsa senza freni all’infinitamente piccolo, caratteristica tipica del mondo dei circuiti integrati, il gigante statunitense IBM sostiene di essere il primo chipmaker ad aver sviluppato un metodo sufficientemente affidabile per la produzione industriale di microchip a 22 nanometri. Un traguardo tecnologico che, se non è esattamente dietro l’angolo, di certo spinge di qualche anno nel futuro il raggiungimento dei limiti definitivi per lo sfruttamento del silicio come elemento basilare dei transistor.

Il nuovo metodo messo a punto da IBM prevede l’impiego di una tecnica definita “scaling computazionale”, il cui obiettivo finale è la produzione di dispositivi più potenti ed efficienti dal punto di vista energetico. Utilizzando tecniche matematiche per modificare la forma delle maschere e le caratteristiche della fonte di illuminazione laser usata per stampare ogni singolo strato dei circuiti integrati, si legge su vnunet.com, il colosso del computing sostiene di essere riuscito a superare le difficoltà di fabbricazione fin qui incontrate dai concorrenti, prima fra tutte quella Intel che al momento detiene la maggioranza del mercato dei processori.

L’attuale processo produttivo di Intel fa affidamento su una distanza tra i transistor di 45 nanometri, lo stesso standard della microarchitettura Nehalem al debutto entro la fine di quest’anno con il nome commerciale di Core i7 e della nuova architettura GPGPU (General-purpose computing on graphics processing units) nota come Larrabee prevista per il prossimo anno.

Microchip a 45 nm

I metodi di stampa litografica adottati da Intel dovrebbero permettere l’implementazione (entro il 2009) di un processo produttivo a 32 nm, ma limiti fisici insormontabili impedirebbero al chipmaker di scendere ulteriormente di livello.

Stando a quanto sostiene IBM, dunque, lo scaling computazionale e le nuove ottimizzazioni al processo di produzione basato sulla cara, vecchia tecnologia CMOS permetterebbero alla corporation di superare tali limiti e conquistare la leadership tecnologica nel settore.

Dal punto di vista pratico, i 22 nm di IBM dovrebbero rappresentare la base di una strategia incentrata sul cloud computing e la necessità, in futuro predominante, di servizi e appliace web altamente scalabili. Parlando di tempi di realizzazione, gli anni 2011-2012 sono l’intervallo temporale nel quale il nuovo processo produttivo dovrebbe essere adottato dalle società di settore. IBM dice di esserci già arrivata, ma di certo Intel non starà a guardare alla finestra.

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Commenti

Una Risposta a “IBM produrrà chip a 22 nanometri”

  1. Mandrake il 25 Settembre 2008 17:55

    °O°….
    ho una certa simpatia per IBM, spero tanto che si dimostri una strategia vincente, sicuramente molto interessante…

    ps. ma che era successo al sito qualche giorno fa? ah ecco… leggo ora la news.. : )


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