I videogame di Electronic Arts? Incompleti e ripieni di DRM draconiane

12 Settembre 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebElectronic Arts, la multinazionale dei videogame specializzata nella produzione di sequel infiniti e nella distruzione delle energie creative delle piccole e talentuose software house, è riuscita ancora una volta nell’intento di fare a pezzi (letteralmente) un potenziale capolavoro e a trasformarlo in un’occasione di scontro, critica e polemica furente sulle solite protezioni alla copia che non servono a nulla se non a perdere clienti.

Spore, l’ultimo titolo sviluppato da Will Wright (SimCity, The Sims) e dalla sua etichetta Maxis Software (che è appunto una di quelle case portate al macero da EA dopo l’acquisizione), doveva essere un capolavoro da osannare e invece fa notizia soprattutto per il fatto di dover passare attraverso l’attivazione obbligatoria su Internet (nonostante il gioco stesso sia un’esperienza eminentemente single player), limitare il numero di attivazioni massime a 3 pena l’obbligo di chiedere il diritto a nuove autorizzazioni a EA e più in generale perché tratta gli acquirenti alla stessa stregua di pericolosi “pirati” telematici.

La notizia è dappertutto, la reazione dei consumatori si è scatenata soprattutto su Amazon.com dove il titolo ha collezionato migliaia di recensioni a 1 stella, in virtù della protezione SecuROM e delle sue invalidanti misure anti-pirateria. La recensione valutata come “più utile” dagli utenti di Amazon (al momento 4.466 giudizi su 4.832) descrive Spore come “un’esperienza semplificata e con DRM draconiane“, un gioco che non solo costringe in sostanza l’acquirente ad affittare il prodotto piuttosto che a possederlo e per giunta pagando 50 dollari sonanti, ma che offre molto meno di quanto promesso da Wright durante gli anni di sviluppo e dall’hype che inevitabilmente è circolato intorno al titolo.

Spore - creature Nelle intenzioni Spore dovrebbe rappresentare l’apice dei cosiddetti “god game”, mettendo davanti al giocatore la prospettiva di dover gestire la vita stessa attraverso la sua evoluzione da organismi unicellulari a flotte per l’espansione interstellare. Un obiettivo ambizioso, forse troppo, e forse inadatto a un gigante come EA così abituato a fare affidamento sui soldi facili dei titoli creati con lo stampino.

Chi lo ha provato parla di Spore come di un titolo adatto più ai casual gamer che ai giocatori veri e propri, un prodotto che val la pena prendere in affitto pagando poco piuttosto che investendoci il prezzo di costo. Nella sua recensione Ars Technica sospetta che Spore sia stato volutamente lanciato come un prodotto incompleto, spoglio, così da poterlo riempire di contenuti aggiuntivi in un momento successivo.

L’ultimo titolo di Will “Sim” Wright sarebbe insomma costoso, blindato e anche incapace di offrire un’esperienza videoludica pienamente appagante. Le DRM draconiane non sono poi servite naturalmente a nulla, visto che il gioco era in circolazione su rete BitTorrent già alcuni giorni prima del debutto ufficiale. EA, dal canto suo, dimostra di avere la testa particolarmente dura e si limita a fornire un contentino agli imbufaliti consumatori: il prossimo Red Alert 3 continuerà a implementare la vituperata protezione SecuROM già usata in Spore, ma il numero massimo di installazioni sale da 3 a 5 e scompare l’obbligo di riautenticare il gioco dopo la prima esecuzione.

Stardock vorrebbe che la sua Carta dei Diritti dei Videogiocatori venisse adottata dall’intera industria videoludica, ma come già ampiamente previsto l’industria è sostanzialmente in mano a vere e proprie teste di *censored* che dimostrano, giorno dopo giorno, di non avere la benché minima consapevolezza delle reali esigenze dei consumatori e soprattutto di mancare di qualsivoglia parvenza di rispetto e considerazione nei loro confronti.

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