Stardock pubblica la “Carta dei Diritti” dei videogiocatori

5 Settembre 2008 · Archiviato in Notizie, Videogaming 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebPer quanto sia tecnologicamente molto avanti rispetto a qualsiasi console di ultima generazione, il videogaming su PC viene spesso considerato come un’industria in crisi di identità, sull’orlo del fallimento e piagata da mali atavici e purulenti come la pirateria e la vendita di supporti contraffatti. In risposta a questa visione negativa - tra l’altro contraddetta dai fatti - la software house Stardock ha messo insieme una “Carta dei Diritti” fondamentali di chi gioca con il PC, augurabile decalogo comportamentale per chi produce videogame.

“Come industria, abbiamo la necessità di fissare alcune regole basilari, standard di senso comune che premino i videogamer su PC per aver acquistato i nostri giochi” dichiara il presidente e CEO di Stardock Brad Wardell nella press release distribuita dalla società. La vera differenza tra il business videoludico su PC e quello su console, continua Wardell, è che “Il mercato delle console ha già praticamente qualcosa del genere perché i giochi devono passare attraverso chi ha creato la piattaforma e quindi Nintendo, Microsoft e Sony. Ma su PC, i publisher possono permettersi di distribuire giochi solo parzialmente completi, con scarso supporto e pieni di intrusive protezioni alla copia“.

Non di rado il mercato dei titoli PC è contraddistinto di prodotti pieni di difetti, venduti come completi ma incapaci di offrire quell’esperienza di gioco appagante propagandata dall’advertising. Una politica che alla lunga sta danneggiando tutte le software house, sostiene Wardell, e generando appunto quella considerazione negativa di mercato morente quando in realtà si tratta di un settore in pieno boom che ha espresso solo parte del suo potenziale commerciale.

Un potenziale commerciale, dice il CEO di Stardock, frenato anche dalla pervasività della spazzatura delle tecnologie DRM, protezioni come StarForce e SecuROM che installano driver nascosti il cui unico effetto pratico è quello di complicare inutilmente la vita a chi acquista software originale senza impedirne, d’altro canto, la pirateria e la circolazione non autorizzata.

DRM

Wardell non è nuovo alle critiche contro le protezioni alla copia nei giochi, e già nel marzo scorso ebbe modo di dire che le software house dovrebbero pensare a sviluppare software solo per i propri acquirenti, senza tenere in conto la base complessiva di utenti comprendente anche chi preferisce la pirateria al rispetto del copyright. “I pirati non contano“, sostenne allora Wardell, forte dei risultati raggiunti da Sins of a Solar Empire (lo strategico più venduto del 2008) senza l’impiego di alcun meccanismo di protezione.

Oltre alle DRM e ai giochi tecnicamente insufficienti o incompleti, dice il CEO, l’altra piaga del videogaming su PC è la mancanza di certezze riguardo la funzionalità del software sul parco macchine in circolazione, spesso sin troppo distante dai “requisiti consigliati” per poter godere al meglio del prodotto acquistato. Per questo, sostiene Wardell, “senza la possibilità di restituire i giochi al publisher per un rimborso, molti potenziali acquirenti semplicemente evitano quei giochi che avrebbero altrimenti comprato per il rischio di non essere certi che essi girino sui loro PC“.

Nel tentativo di dare il proprio contributo alla diffusione dell’immagine del PC come macchina ideale anche per giocare, Stardock - con il supporto di Gas Powered Games - ha dunque stilato le seguenti dieci regole componenti la Carta dei Diritti dei Videogiocatori:

  • I giocatori hanno il diritto di restituire i giochi che non funzionano sui loro computer per un rimborso completo.
  • I giocatori hanno il diritto di esigere che i giochi vengano distribuiti solo una volta completati.
  • I giocatori hanno il diritto di aspettarsi aggiornamenti utili dopo il rilascio di un gioco.
  • I giocatori hanno il diritto di esigere che i download manager e i tool di aggiornamento non siano obbligatori per giocare.
  • I giocatori hanno il diritto di aspettarsi che i requisiti minimi per un gioco implichino che quel gioco girerà in maniera adeguata su quel tipo computer.
  • I giocatori hanno il diritto di aspettarsi che i giochi non installino driver nascosti o altro software potenzialmente pericoloso senza il loro consenso.
  • I giocatori hanno il diritto di ri-scaricare le ultime versioni dei giochi che posseggono in ogni istante.
  • I giocatori hanno il diritto di non essere trattati come potenziali criminali dagli sviluppatori e dai publisher.
  • I giocatori hanno il diritto di esigere che un gioco in single-player non li forzi a essere connessi a Internet ogni volta che essi vogliano giocare.
  • I giocatori hanno il diritto di aspettarsi che i giochi installati sull’hard disk non richiedano che un CD/DVD rimanga nel drive per giocare.

Si tratta, in sostanza, di parole di puro e semplice buon senso, ma nonostante questo appare quantomeno improbabile che multinazionali gigantesche come Electronic Arts o Activision-Blizzard decidano di adottare una simile policy. Più che al denaro, le major pensano soprattutto al controllo della distribuzione e la circolazione dei loro prodotti quando parlano di pirateria e P2P non autorizzato, e l’unico diritto “basilare” che sono generalmente disposte a garantire al consumatore è quello di essere spennato con prezzi esorbitanti pagati per prodotti insufficienti.

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