Gli ex-nazisti condonano il P2P. I fascisti italiani preferiscono le lobby

17 Agosto 2008 · Archiviato in Approfondimenti, Diritti Civili & Digitali 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Condito dai commenti al solito sopra le righe di Brokep, il blocco di The Pirate Bay che attualmente interessa mezza Italia ha scatenato una discussione parzialmente off-topic sullo stato della libertà di espressione nel paese, la perdurante presenza di un regime dittatoriale strisciante e gli oscuri intrecci tra la magistratura e le lobby dell’industria multimediale. Credo che qualche chiarimento in merito, per gli italiani così come per il pubblico internazionale, sia forse d’uopo.

Che l’Italia non goda di un momento particolarmente felice per le libertà civili e la dignità umana non è mistero: i blogger vengono costretti al silenzio da una pratica legale inadeguata alle nuove tecnologie e alla società dell’informazione, mentre il tycoon dei media Silvio Berlusconi corona i suoi 15 anni di regno su una nazione pesantemente influenzata dalle televisioni e dai giornali a lui riconducibili promulgando, per se stesso e i suoi sodali, un salvacondotto che li rende praticamente immuni dal giudizio della legge.

Sotto parecchi punti di vista, il ventennio fascista non è mai arrivato al livello di perversione civile che ha raggiunto l’Italia del 2008: Mussolini aveva le squadracce nere in giro per il paese e il Min.Cul.Pop. per il controllo dell’informazione, mentre Berlusconi ha sapientemente costruito il consenso delle masse attraverso la riproposizione ossessivo-compulsiva di un modello culturale basato sulla ricchezza e l’apparenza, un modello che risulta ora vincente e che lo ha premiato con risultati oltremodo positivi alle ultime elezioni politiche.

Benito & Adolf

L’admin svedese di The Pirate Bay ha dunque ecceduto nella semplificazione, dimostrando come all’estero l’Italia continui a essere un paese incomprensibile o quantomeno di difficile definizione. Certo è che, come ha detto lui stesso, Peter Sunde non aveva intenzione di definire “fascista” un popolo intero, quanto le strutture di potere che ancora si comportano come quelle del regime fascista.

Purtroppo per le public relations di Sunde con gli italiani, anche qui la mira si rivela sbagliata: l’admin definisce “lacché di Silvio Berlusconi” il pubblico ministero di Bergamo da cui è partita l’iniziativa del blocco a The Pirate Bay, quando in realtà il potere giudiziario italiano è la prima vittima del regime berlusconiano e di questi 15 anni di leggi ad-personam, spettacoli politico-televisivi e ministri che dicono “vaffanculo” alla bandiera e all’inno nazionale.

Brokep continua a usare la metafora “fascista” anche quando annuncia, evidentemente soddisfatto, di aver visto un incremento nel traffico italiano verso la Baia grazie alla pubblicità mediatica scatenata dal mezzo flop del tentativo di blocco. In realtà l’estro dialettico di Sunde si riferisce più al passato che al presente, ed è probabilmente per questo che molti dei netizen e P2Ppari del Belpaese hanno reagito malamente a una tale definizione. Secondo quanto documentato da TorrentFreak la nascita di IFPI, l’organizzazione internazionale delle major del disco che ha denunciato TPB ai magistrati di Bergamo, è stata ampiamente favorita dal regime di Benito Mussolini nel 1933.

IFPI è nata nel paese che ha generato il fascismo nel ventre d’Europa, lo stesso paese dove ora l’organizzazione tenta di difendere i propri interessi monopolistici contro l’azione scardinatrice della Baia, dunque l’iniziativa del blocco della suddetta può essere definita come opera di “fascisti”. Il sillogismo di brokep è sin troppo semplice per essere corretto o condivisibile, ed è a conti fatti ingeneroso con un paese che almeno ci ha provato, in oltre 50 di costituzione repubblicana, a scrollarsi di dosso quel passato schifoso che è tornato invece prepotentemente alla ribalta sotto nuove e più melliflue forme grazie al pensiero unico del berlusconismo vincente.

Laddove invece le considerazioni e le congetture di brokep sono assolutamente condivisibili è quando porta alla luce la connivenza, o quanto meno un collaborazionismo che non dovrebbe esistere entro i poteri di uno stato democratico, tra la magistratura e le major. Come evidenziato dal pirata svedese, operando un reverse look-up sull’indirizzo IP della pagina (attenzione al click qui…) su cui si viene rediretti dagli ISP che ancora resistono alle contromisure di TPB si viene a sapere che l’IP appartiene a Pro-Music, il mega-cartello delle etichette discografiche di cui fa parte la stessa IFPI.

Blocco di The Pirate Bay

L’hijacking del traffico di rete verso un sistema gestito dalle major, avvisa brokep, può permettere a queste ultime di ficcare il naso nei cookie dei navigatori che, se incidentalmente fossero anche utenti di The Pirate Bay, potrebbero rivelare i torrent ricercati, la password del sito, le informazioni di sessione e via di questo passo. Quando in questo caso l’admin svedese parla di “IFPI che va a letto con la polizia” ha ragione da vendere, evidenziando come il collaborazionismo di cui sopra sia diventato una pratica “disturbantesempre più diffusa in paesi che si vorrebbero democratici, con costituzioni ripiene di tante belle parole sul sacrosanto principio di separazione dei poteri e sulla salvaguardia dell’equidistanza della legge dalle parti in causa, sia che si tratti di “pirati” del file sharing che di lobby industriali smaniose di riaffermare sempre e comunque i propri interessi a discapito del bene pubblico.

E i nazisti che c’entrano? Tutto e niente: poco prima di ferragosto i pubblici ministeri del land tedesco del Nord Reno-Westfalia hanno annunciato una sorta di moratoria nei confronti di chi fa P2P a uso personale, fissando a 3000 euro/brani condivisi e 200 film (un danno stimato di 15 euro ciascuno) il limite minimo richiesto per attivare la macchina giudiziaria. Volendo applicare la metafora “fascista” di brokep al caso tedesco si potrebbe appunto dire che, mentre in Italia lo strisciante intreccio tra i poteri e le corporazioni non solo non si scioglie ma peggiora con le nuove tecnologie, il paese che voleva sterminare gli ebrei fa mostra di voler rispondere alle sfide della modernità con misure che prendano in considerazione gli interessi di tutti e non solo quelli delle potenti lobby delle major. “Loro” sono ex-nazisti, “noi” continuiamo a essere fascisti (e corporativistici) a tutti gli effetti.

Sfoglia la serie«La magistratura italiana vuole cancellare The Pirate Bay dalla ReteThe Pirate Bay, on-line il decreto del GIP di Bergamo»
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Commenti

2 Risposte a “Gli ex-nazisti condonano il P2P. I fascisti italiani preferiscono le lobby”

  1. Skoovitz il 18 Agosto 2008 21:19

    Senti… perchè non abbandoni il decadente pessimismo di chi osserva il mondo galleggiandoci sopra, e non vieni un po’ allo scoperto? Ok abbiamo capito che la destra politicamente ti disgusta, che i giudici sono vittime del Berlusca e non viceversa, che non è vero che l’Italia oggi è fascista solo perchè… è molto peggio!!
    Adesso fammi ‘o piacere, tira fuori la falcetta e il martellino e parliamo amichevolmente. Qui da noi fasci nessuno ha ancora sborsato un centesimo per apologia di P2P, a differenza dei renani che fanno 3.000 euro a forfait e ce lo fai passare come fosse chissà che progresso. Wow!


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 19 Agosto 2008 12:02

    tira fuori la falcetta e il martellino e parliamo amichevolmente

    Mi dispiace ma non posso: non ho niente del genere, in armadio :-P

    Il “progresso”, nel merito, è prendere consapevolezza del fatto che il P2P non lo puoi fermare, ci devi adattare il business dell’industria multimediale (magari con il pagamento a forfait per legalizzare i download) e non puoi perseguire il mondo intero.

    E’ semplicemente buonsenso, altro che “apologia” di P2P….


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