I download di In Rainbows confermano: il P2P tira di più, molto di più

10 Agosto 2008 · Archiviato in Diritti Civili & Digitali, Notizie 
Questo articolo è parte della serie L'industria contro il P2P

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal WebEnnesimo caso di scoperta dell’acqua calda da parte delle major: le analisi statistiche sui download di In Rainbows, l’ultimo album della band inglese dei Radiohead che tanto ha fatto e continua a far parlare di se dimostrano la fortissima tendenza degli utenti a scaricare i contenuti dal file sharing, indipendentemente dalla disponibilità di alternative legali anche a costo zero.

In Rainbows è stato distribuito il 10 ottobre 2007 come download digitale dal sito gestito dalla band, che ha proposto al pubblico un inedito modello di “prezzo-fai-da-te” mai sperimentato sino ad allora da musicisti del calibro dei Radiohead. Sebbene i numeri dei download ufficiali - quelli cioè riconducibili ai server di In Rainbows - non siano mai stati resi pubblici, la società di “Online Media Measurement” BigChampagne e l’organizzazione di rappresentanza di major e artisti MCPS-PRS Alliance hanno ricavato le proprie statistiche comparandole poi con l’attività contemporanea sui server “ufficiosi”, vale a dire la sterminata galassia di siti web per il download su rete BitTorrent.

Il risultato dello studio congiunto è di quelli lapalissiani: i .torrent non autorizzati di In Rainbows scaricati sono stati 400.000 in un solo giorno e 2,3 milioni nei primi 25 giorni di disponibilità dell’album on-line. Al confronto, il disco più scaricato in maniera legittima nello stesso periodo ha totalizzato appena 158.000 download. A questo punto qualsiasi fosse l’entità dei numeri ufficiali in possesso dei Radiohead, conclude lo studio, appare chiara la schiacciante predominanza dell’utilizzo dei canali di condivisione che le major inebetite ancora si ostinano a definire “illegali”.

Radiohead - In Rainbows

I proprietari dei diritti d’autore dovrebbero rendersi conto del fatto che questi canali non-tradizionali sono ostinatamente consolidati, incredibilmente popolari e non se ne andranno mai viaha sostenuto il chief executive di BigChampagne e co-autore dello studio Eric Garland, sfatando il mito tanto caro all’industria multimediale secondo il quale meno pirateria equivale a maggiori guadagni e popolarità. “Non è così“, taglia corto Garland.

Le major non possono in alcun modo contrastare la forza che muove la condivisione dei contenuti digitali su Internet, suggerisce l’analista, e questo vale sia per il network iper-veloce di BitTorrent che per tutte le altre maggiori reti di file sharing attive. L’unica alternativa che rimane loro è quella di abbandonare una volta e per tutte la volontà di controllo sulla circolazione e la libera fruizione dei contenuti, che è in definitiva l’unico vero interesse delle etichette nella distribuzione blindata dalle tecnologie DRM e nella lotta senza quartiere - ancorché sterile nei risultati pratici - al P2P.

Come dimostra chiaramente il successo dell’iniziativa dei Radiohead - un successo che si misura nella popolarità di In Rainbows e nella vendita dei biglietti ai loro ultimi concerti - la perdita di controllo nella società dell’informazione viene compensata con un aumento esponenziale delle possibilità di guadagno. In tal senso il problema appare di tipo culturale, visto che le major non sembrano essere disposte ad ammettere di aver sbagliato tutto con Internet, da Napster in poi, al costo di rischiare la definitiva estinzione delle Quattro Grandi Sorelle del disco.

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