AN Hosting - un mese dopo

4 Agosto 2008 · Archiviato in Approfondimenti, Networking 

Approfondimenti - Una lente impietosa puntata sui temi caldi, retrospettive appassionate e dettagliate, riflessioni oltre le apparenze Lungi dal volermi autocelebrare per la presenza on-line del primo mese, appunto qui alcune considerazioni inerenti la scelta del piano di hosting che permette a Sir Arthur’s Den di imbrattare il Web dai capaci server americani di AN Hosting, nella speranza che esse risultino utili per quanti sono alla ricerca della propria casa in rete o semplicemente di informazioni sulla qualità dei servizi offerti dalle società di web hosting.

La ricerca di un host di qualità, mi sono presto accorto durante le peregrinazioni on-line di maggio e giugno scorsi, può essere tutto tranne che facile. L’advertising dice tutto e il suo contrario, i cosiddetti portali di recensioni offrono davvero ben pochi elementi concreti per valutare se una società ti lascerà off-line quando meno te lo aspetti e c’è in circolazione una gran messe di blog e siti web che sembrano fatti apposta per portare acqua al mulino di questo o quell’host.

Personalmente, quando si tratta di mettermi a fare ricerche su qualcosa di cui conosco ben poco, ho la tendenza a individuare un punto fermo, un inizio sufficientemente solido da cui partire per ulteriori ricerche. E considerando che sin da subito avevo deciso di adottare la piattaforma di publishing di WordPress, è stato naturale cominciare dalla lista di hosting consigliati sul sito del CMS creato dal californiano Matt Mullenweg.

Una lista che rappresenta - o dovrebbe rappresentare - una buona scrematura di hosting al di sopra della media, che mi è stata utilissima per evitare di dover andare alla rinfusa su Google tra una sequela infinita di pubblicità e domini-pacco. Si parla ovviamente di web hosting condiviso, che è l’unico modo per essere on-line senza dover spendere, ogni mese, cifre sostenute impossibili da pagare per un progetto prosumer, quale vuole essere Sir Arthur’s Den, che rifiuta la pubblicità come mezzo di supporto.

Dover condividere con gli altri domini processore, disco fisso e memoria, si dirà, può portare facilmente a problemi e periodi di downtime imprevedibili. Molto vero, ma è altrettanto vero che non tutti gli hosting sono uguali, c’è chi è in grado di gestire meglio le difficoltà di un server diviso tra centinaia o anche migliaia di siti web e chi al contrario, nonostante abbia una fama non indifferente, mostra di essere inaffidabile e incapace di offrire un buon servizio al cliente.

DreamHost, ad esempio, è un pò sulla bocca di tutti come la migliore scelta possibile per essere on-line con un proprio spazio web. WordPress lo mette addirittura in cima alla sua lista di host consigliati, in virtù di una grande quantità - assolutamente teorica - di spazio su disco fisso, banda mensile, database e quant’altro. Tutto vero per carità, ma qualsiasi pubblicità deve alla fine fare i conti con la dura realtà, e la realtà che ho scoperto su DreamHost parla di inaffidabilità, disonestà, problemi continui ai server di notevole gravità.

AN Hosting - cPanel X

DreamHost è una società disonesta, e davvero non è possibile trovare altre parole per descrivere qualcuno che non solo spedisce ai suoi clienti un conto da pagare superiore di 2 milioni di dollari rispetto a quanto dovuto sbagliando a inserire una cifra sulla tastiera, ma poi li prende anche per il culo e non gli restituisce il denaro sottratto illegalmente (fonte: Wikipedia).

Non bastasse questo, il servizio DreamHost Status, grazie al quale l’host è in grado di fornire informazioni aggiornate sullo stato dei server, è impietoso nel restituire un’immagine di utenti insoddisfatti, clienti imbufaliti e macchine traballanti. Durante le mie giornate di ricerca di un buon servizio di hosting ne ho lette e viste abbastanza su quel sito da farmi venire la pelle d’oca al solo pensiero di gestire un dominio sui cluster di DreamHost.

Abbandonata dunque al suo destino la società di Los Angeles, e scremati ulteriormente i servizi inaffidabili o di piccole dimensioni (sarebbe un guaio, dopo l’acquisto di un piano di hosting dalle caratteristiche insufficienti, dover correre ai ripari perché la banda mensile non basta a gestire il traffico in entrata) sono rimasto con tre candidati papabili, vale a dire AN Hosting, Bluehost e HostICan.

A questo punto, e tenendo bene a mente il fatto che promettere centinaia di Gigabyte di spazio e svariati Terabyte di banda non costa niente ma mantenerli davvero sarebbe un problema per qualunque servizio di web hosting condiviso, sono passato a leggere quello che dei tre host citati si raccontava sui blog. Anche qui mi sono dovuto districare tra coupon di sconto dati via come il pane, recensioni che non dicono niente e considerazioni senza alcun valore pratico. Un buon criterio discriminante è stato ad ogni modo quello di cercare il nome dell’host accanto a parole come “problems”, “downtime” e termini simili.

Quello che ho potuto leggere su un periodo di tempo di più giorni - su fonti che purtroppo non ho appuntato da nessuna parte e ora non riesco più a ricostruire in maniera coerente - mi ha infine convinto del fatto che, se il web hosting condiviso basato su PHP/MySQL non è una passeggiata qualunque sia l’host, AN Hosting produceva un numero di lamentele nella norma e poteva fare al caso mio.

Il piano di hosting su cui vive attualmente Sir Arthur’s Den prevede dunque le seguenti caratteristiche:

  • 500 Gigabyte di spazio sul server;
  • 5 Terabyte di banda disponibile al mese;
  • La registrazione gratuita di un nome di dominio;
  • Account e-mail, FTP e database SQL illimitati;
  • Backup periodici del server (mi dicono quotidiani);
  • Accesso protetto SSH/SSL;
  • Gestione completa di account, database, chiavi di sicurezza, domini e sottodomini;
  • Una buona quantità di servizi di statistica;
  • Script PERL, CGI e PHP;
  • La possibilità di automatizzare l’installazione di CMS come WordPress attraverso l’appliance Fantastico.

La configurazione del server viene gestita con cPanel X (visibile nell’immagine allegata), un pannello di controllo a icone che, secondo la mia breve esperienza, si è sempre dimostrato all’altezza delle aspettative e delle necessità. Un altro punto a favore di AN Hosting è quello del supporto al cliente, che almeno sino ad ora ha risposto in maniera soddisfacente a tutte le mie richieste. Ad account appena aperto mi sono ad esempio ritrovato con la metà dello spazio disco disponibile rispetto a quanto descritto nel piano di hosting, per non parlare della banda mensile enormemente ridotta. La risposta alla mia richiesta di spiegazioni è arrivata in meno di mezz’ora sotto forma di un upgrade delle specifiche dell’account.

Caratterizzati da periodi di downtime inesistenti o minimi - la società di Chicago sostiene di poter garantire il 99,9% di uptime del server, basandosi sulle proprie prestazioni storiche - i miei primi 30 giorni sul web con AN Hosting si possono considerare del tutto positivi. Certo fino ad ora il sito non ha dovuto sostenere grandi picchi di traffico e la banda consumata a luglio è stata di soli 2,39 Gigabyte, una cifra ben lontana da una possibile soglia di guardia in grado di mettere sotto stress il mio account. Mi accingo quindi a cominciare il secondo mese con la speranza che la mia opinione positiva su AN Hosting venga riconfermata e il server di Sir Arthur’s Den continui a “servirmi” bene come ha fatto sino ad ora.

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Commenti

4 Risposte a “AN Hosting - un mese dopo”

  1. Rob il 5 Agosto 2008 11:54

    vabè però qualche numero ce lo potevi dire… su su che siam curiosi; dai sfogo alla tua vanità! XD


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  2. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 5 Agosto 2008 12:18

    Uhm, no XD

    Più che altro perché l’approfondimento parla specificatamente di AN Hosting, descrivere nel dettaglio i numeri del sito mi sembrava grasso in eccesso e quindi ho soprasseduto…


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  3. eDog il 8 Agosto 2008 16:42

    Interessante articolo! :D

    Ora, col senno di poi, ti chiedo: mai preso in considerazione Servage? :P


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  4. Sir Arthur, King of Ghouls'n Ghosts il 8 Agosto 2008 16:50

    Servage

    Non conosco :-P


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