Vint Cerf lavora alla Internet interplanetaria

31 Luglio 2008 · Archiviato in Networking, Notizie 

Notizie - Una carrellata di notizie fresche e di qualità, dentro e fuori dal Web Il co-inventore del protocollo TCP/IP, l’alfabeto digitale impiegato nelle comunicazioni tra i dispositivi connessi in Rete, è convinto di poter far funzionare una versione riveduta e corretta dello stesso standard nello spazio tra i pianeti del Sistema Solare, e magari anche oltre. Vinton “Vint” Cerf, che attualmente di mestiere fa il vicepresidente e Chief Internet Evangelist per Google, lavora da tempo all’estensione delle comunicazioni telematiche oltre l’atmosfera terrestre.

Il Jet Propulsion Laboratory di NASA impiega, già da decenni, le gigantesche antenne del Deep Space Network per la gestione delle comunicazioni bidirezionali con i vascelli spaziali spediti a esplorare lo spazio e i pianeti, ma quello a cui sta pensando Cerf con i collegi della suddetta NASA e di altri centri di ricerca statunitensi va ben oltre il DSN, avendo come obiettivo l’implementazione di canali di comunicazione tra avamposti umani avanzati nel cosmo e il pianeta madre.

Una sfida che può essere facilmente considerata come la più complessa da affrontare nel campo del networking moderno, apparentemente così dipendente dallo scambio di grandi quantità di informazioni con velocità poco meno che istantanee. Prestazioni che, nello spazio, perdono di ogni significato: la velocità della luce - e quindi delle comunicazione elettromagnetiche - non può andare oltre i 300.000 km al secondo, e anche solo per trasmettere un “ciao, come state?” dalla Terra a Marte e ricevere risposta ci vorrebbero almeno 20 minuti.

Gli altri problemi da affrontare in una ipotetica comunicazione telematica interplanetaria includono la possibile presenza di ostacoli sul cammino dei bit dalla fonte al client (vedi asteroidi di passaggio), la necessità di far oltrepassare l’atmosfera terrestre ai pesi enormi delle complesse antenne da installare per la ricezione dei segnali e naturalmente la disponibilità obbligatoria di dispositivi in grado di “auto-ripararsi” in caso di guasti: difficile pensare a un tecnico libero la domenica mattina, da spedire su un pianeta lontano milioni di chilometri a fare la reinizializzazione dalla console di comando…

NASA Deep Space Network - Listening to the Heavens

Alle sfide poste dalla comunicazione interplanetaria, Cerf e compagni provano a rispondere con i primi abbozzi di soluzioni pratiche. Un approccio prevede ad esempio l’adattamento del design dei satelliti che oggi lavorano su banda Ka (corrispondente alle microonde nello spettro elettromagnetico tra i 18 e i 40 GHz) e vengono impiegati nei network governativi e commerciali.

Un altro ancora tende a fornire una soluzione all’enorme delay della trasmissione dei bit tra client - che nell’esempio già indicato si trova su Marte - e server qui sulla Terra. In questo caso la risposta si chiama Delay Tolerant Networking (DTN), e prevede la possibilità di immagazzinare le informazioni in viaggio verso il nostro pianeta su nodi interplanetari intermedi, in grado di ritrasmettere i dati autonomamente senza dover attendere la rispedizione di un pacchetto dalla fonte come accade normalmente con il protocollo TCP/IP su Internet.

Secondo i piani NASA le prime sperimentazioni pratiche di DTN dovrebbero cominciare entro il 2010, con voli dimostrativi, satelliti e l’impiego delle installazioni della International Space Station (ISS) per testare l’affidabilità della nuova tecnologia. L’obiettivo, sul medio termine, è quello di far maturare e standardizzare DTN in tempo per il ritorno dell’uomo sulla Luna, fissato entro il 2020 dall’agenzia spaziale statunitense.

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