La Biblioteca del Congresso squalifica le DRM e il DMCA

NotizieIl più importante istituto culturale americano torna ad affrontare due degli argomenti caldi dell’archiviazione e la preservazione di contenuti in formato digitale, vale a dire le tecnologie anti-copia e anti-utente meglio note come misure di Digital Rights Management (DRM) e il Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge statunitense sul copyright che criminalizza le tecnologie di circonvenzione delle suddette DRM.

La Library of Congress è uno dei principali centri di conservazione del sapere esistenti al mondo con i suoi 30 milioni di libri in 470 lingue, i 58 milioni di manoscritti, una Bibbia di Gutenberg originale, microfilm, fumetti, registrazioni audio, pellicole e supporti digitali. E proprio nel tentativo di preservare a futura memoria i suddetti supporti e contenuti digitali, la Biblioteca è costretta negli ultimi anni a fare i conti con una doppia limitazione di natura tecnologica e legale, imposta dalle norme che il Congresso ha adottato in difesa dei potentati economici e delle lobby dell’industria dell’intrattenimento a svantaggio del bene comune.

La preservazione del patrimonio digitale dell’umanità è resa estremamente difficile dalle vituperate protezioni DRM, che i produttori implementano nel software e negli audiovisivi nel tentativo di prevenirne la proliferazione incontrollata sul file sharing e altrove. Tentativo che chi frequenta un qualsiasi network di condivisione dei contenuti sa essere vano, e cio’ nonostante i publisher non demordono iniettando purulente protezioni nei videogame, nei brani venduti negli store on-line come iTunes di Apple e sostanzialmente dovunque riescono a infilarle.

Library of Congress

Il problema pratico delle DRM viene poi amplificato dai dettami del DMCA, che da 10 anni a questa parte mette fuori legge negli States qualsiasi tecnologia atta a eliminare o raggirare le protezioni sul software e i contenuti. E se anche in questo caso a chi è abituato a “crack”, patch “no-cd” e quant’altro la cosa può far sorridere, la Library non può non sottostare alla legge e, nonostante l’istituto governativo sia autorizzato ad agire in spregio del DMCA a fini di archiviazione, le sue imposizioni draconiane fanno si che un mercato legittimo di soluzioni anti-DRM non esista.

Il cane si morde la coda, e chi ci va di mezzo è la posterità a tutto vantaggio delle artificiose necessità contingenti dell’industria di mantenere il controllo sui contenuti quanto più le è possibile. In un rapporto dettagliato di 200 pagine la Biblioteca affronta, assieme al Joint Information Systems Committee inglese, all’Open Access to Knowledge australiano e alla SURFfoundation olandese la spinosa questione delle conseguenze del DMCA e di leggi similari approvate a livello internazionale, unite all’uso indiscriminato delle DRM, sulla preziosa attività di archiviazione dei prodotti culturali negli Stati Uniti come negli altri paesi.

Un problema che, già oggi di scottante attualità, è destinato a far sentire maggiormente i suoi nefasti effetti in un futuro che appare sempre più digitale. Il nuovo rapporto anti-DRM e anti-DMCA della Library segue tra l’altro il recente incremento di attività dell’istituto nello studio di adeguate forme di preservazione per i videogame, adottati ufficialmente come prodotti culturali di pari dignità rispetto a cinema, letteratura e musica il 23 ottobre del 2007.

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